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Non ci resta che il crimine, la recensione

Il capitolo introduttivo di una trilogia italiana tutta da seguire per il suo ritmo e la sua dissacrante ironia

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Non ci resta che il crimine, leggi il titolo e ti viene in mente qualcosa. Nessun problema: tutto normale, tutto voluto. Un omaggio a Non ci resta che piangere con Benigni e Troisi. E soprattutto a quel vecchio adagio “le cose buone come una volta non le fanno più…”. Che introduce al tema che fa da sottofondo alla storia: la nostalgia.

Ma questa non è che la prima di una serie lunghissima di citazioni, che si ritrovano qua e là fin dall’inizio. A cominciare dai titoli di testa (anzi dalla musica di apertura) che coinvolgono lo spettatore in questo sofisticato viaggio nei generi, e nel tempo, firmato Massimiliano Bruno. Un mix tra commedia, poliziottesco, fantasy e action movie, che l’ironia di fondo, sempre chiara e presente, condisce con sentori di paradosso e parodia. Scopriamo perché recuperarlo su Sky.

Non ci resta che il crimine, il cast

Un trio di amici di infanzia che ancora si frequenta da adulti. E che, come da bambini, sta per trovarsi in una nuova, e molto rocambolesca, avventura insieme. Li vediamo nelle prime scene, vestiti come negli anni ’80, in una piazza al centro di Roma.

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Gianmarco Tognazzi, Marco Giallini e Alessandro Gassmann

Sono GiuseppeGianmarco Tognazzi, che lavora come tributarista nello studio del suocero, ha perso tutti i capelli e conosce a memoria formazioni e risultati delle partite di calcio. SebastianoAlessandro Gassmann, un marito poco sveglio e un po’ “sottone”, che sembra intrappolato in un matrimonio senza più amore.
E Moreno FilipponeMarco Giallini, ex-marito con carico di alimenti che non è in grado di pagare, perché è sostanzialmente un perditempo sempre alla ricerca di occasioni ed espedienti per “fare i soldi con la pala“.

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Massimiliano Bruno

L’ultima trovata? Il “Tur nei luoghi della banda della Magliana” (senza “o” perché lo studio non è mai stato il suo forte). Con tanto di accendini-gadget da vendere con scritta l’iconica frase “Pijamose Roma“, resa celebre, dal film prima e la serie poi, Romanzo Criminale. Non hanno ancora iniziato la nuova attività che arriva una multa. E l’altro amico di infanzia Gianfranco “Il Ventosa”Massimiliano Bruno.

Sarà per sfuggire a lui, in un bar, gestito da cinesi, in cui si sono fermati a prendere un caffè, che scapperanno da una finestra sul retro e saranno catapultati indietro nel tempo. Dove incontreranno Renatino De PedisEdoardo Leo e la sua amante SabrinaIlenia Pastorelli.

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Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli

Completano il cast Emanuel Bevilacqua, che da il volto a “Il Bove”, Fabio Ferri che interpreta il ballerino di night Nespola, il cantante romano Marco Conidi, “Il Fariseo”, già visto nella veste di attore, ad es., in Smetto quando voglio e Cetto c’è senzadubbiamente e Antonello Fassari, suocero di Giuseppe.

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Non ci resta che il crimine, la trama

Gianfranco, diventato ricco per aver venduto la sua start-up alla Apple per 35Mln di dollari, spiega ai tre ex-compagni di scuola, chiamati a turno “poracci” o “cialtroni”, che si sono imbattuti in un ponte di Einstein-Rosen. O meglio in un c.d. wormhole, letteralmente “buco di verme”, ossia un tunnel spaziotemporale che nella teoria potrebbe collegare due buchi neri. Costituendo una sorta di macchina del tempo cosmica che consente di spostarsi nello spazio, e nel tempo, alla velocità della luce.

Anno di arrivo? Uno di quelli che, unanimemente, ha lasciato più il segno nel nostro immaginario: il 1982. Con l’Italia che vince i Mondiali di Spagna, l’11 Luglio. E la Banda della Magliana che viene sgominata, il giorno dopo. I nostri protagonisti sono stati catapultati dopo la vittoria con l’Argentina di Maradona di Martedì 29 Giugno.

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Nuova citazione e nuovo parallelismo. Sottolineato da Gianfranco che saluta il trio dicendo “Ritorno al futuro“. E li lascia, come Michael J. Fox nel film di Robert Zemeckis, a ragionare sull’opportunità che gli offre quel salto nel tempo. Poter fare, finalmente e per davvero, i soldi con la pala, tramite scommesse su eventi che accadranno di lì a poco. O tramite invenzioni, come il tablet, Facebook… o il “Pulcino Pio”, la canzone tormentone dell’Estate 2012. Quello che hanno appena scoperto però è che sono capitati nel bar-covo del gruppo criminale tristemente più famoso di Roma.

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Un paradosso temporale per spiegare i tempi andati…

Il film, scritto da Bruno con Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e il fumettista Roberto Marchionni detto Menotti, è una pregevole rivisitazione dei famosi anni ’80. E non solo per i costumi e le vicende trattate. Ma anche per il ricorso, in fase di montaggio, alle tendine e agli spit screen. Con il risultato di creare un accostamento immediato sia ai fumetti sia ai film di genere poliziottesco, quelli “veri” e quelli da ridere, alla Thomas Milian, che hanno caratterizzato quel periodo cinematografico.

E si è preso la briga di affrontare o evocare una serie di argomenti crudi o comunque “caldi” di quegli anni. Un paese spaesato e fuori rotta che si ferma e si riunisce per una coppa del mondo. Lo scandalo del calcio scommesse del 1980 che punì Avellino, Bologna e Lazio e spedì il Milan in Serie B.
Le rapine sanguinarie nelle banche, che rappresentarono l’attività iniziale delle “batterie” prima che quelli della Magliana si concentrassero su spaccio, prostituzione e i rapporti con l’eversione e la politica. Non passa inosservata ad esempio la scena in cui un funzionario di polizia dice loro: “Complimenti. E saluti dal Ministro“.

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La rapina in una banca travestiti da Kiss e Rockets raccontata nel film

…e i tempi moderni

Non ci resta che il crimine si caratterizza, quindi, per il suo ritmo sempre ben cadenzato, che alterna commedia, citazioni e battute, che fanno sorridere, a scene crude o spietate, che restituiscono anche il realismo e la cupezza di quegli anni, sostenute dal “Renatino” di Edoardo Leo. Che, come lo stesso attore ha avuto modo di dire, è davvero cattivo. Talmente cattivo “da far ridere”.

I personaggi non sono stereotipati con la moda a volte classica di raccontarli come santi ed eroi, ma sono a modo loro persone comuni. Nelle quali poter riconoscere vicende e percorsi di vita e con le quali potersi confrontare.
E la stessa Banda della Magliana viene rappresentata più dal punto di vista del romano dell’epoca che nella visione romanzata e drammaturgica vista fino ad ora in film, documentari e serie TV.

Il tutto sostenuto dall’interpretazione degli attori principali, che riescono a darsi il giusto spazio senza oscurarsi l’un l’altro.

Non ci resta che il crimine, perché vederlo

Il rapporto di amicizia di tre cinquantenni che si conoscono da una vita rimane sempre al centro della storia, che scorre veloce e piacevole senza impacci e con il giusto spazio a sentimenti autentici e non solo esteriori. Anche il solito meccanismo dei bei tempi andati, che si rischia sempre di beatificare e mistificare nella sua rievocazione, viene sapientemente canzonato.

Riuscendo a restituire allo spettatore un angolo visuale al tempo stesso carico di affettuosa nostalgia e di realistica presa di coscienza di quello che è stato. Lasciando infine emergere quel senso di speranza o forse solo di ingenuità e maggiore spensieratezza che sembra potersi, nonostante tutto, ricollegare a quegli anni… Soprattutto se messi a confronto con i quattro ultimi passati dall’uscita del film nelle sale.

Conclusioni

Originale commistione di generi affidata ad una sceneggiatura calibrata e che funziona. Convincente l’ambientazione, bravi gli attori, spazio per il sorriso e per la riflessione. Davvero interessante anche la colonna sonora. Per una storia corale, com’è nello stile di Massimiliano Bruno, che non lascia indietro nessuno e che si conclude in un crescendo on the road.

Al grido di “Pijamose Monte Carlo“… che non è altro che l’appuntamento preso per il capitolo successivo.

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Il primo film di una trilogia inaspettata ed originale che non lascia l'amaro in bocca e che riesce nell'intento. Di portarci indietro nel tempo, e ricordare come eravamo. E riportarci di nuovo al presente. Un po' più leggeri. E anche più consapevoli.
Silvia Morghen
Silvia Morghen
Nata a Roma, con una Laurea in Economia alle spalle, una passione per cinema e serie TV, un amore viscerale e mai tradito per la Musica e per le Parole, pensate scritte e parlate, mi porta a cercare un punto di vista, un angolo di visuale, con i quali raccontare le cose da insider. O meglio, da infiltrata doc.

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