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Da Grandi, la recensione del film che fa tornare bambini

Chi lo ha chiamato remake, chi ha parlato di reboot. La storia dell'incantesimo che esprime il desiderio che ogni bambino ha fatto almeno una volta nella vita è ora disponibile su Prime. Scopriamo insieme perché vederlo

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Da Grandi, dopo il breve passaggio nelle sale da fine Aprile, è arrivato su piattaforma. E su Prime è riuscito ad entrare nella top ten dei 10 titoli più apprezzati. Scopriamo insieme i punti di forza e le curiosità di questa commedia leggera e godibilissima. Se vi sembra ricordare qualcosa, non preoccupatevi: avete fatto centro.

Il film è infatti la nuova versione, aggiornata ai tempi nostri, di Da grande, pellicola del 1987. Con un Renato Pozzetto in gran forma, più surreale ma anche più tenero che mai. Una Giulia Boschi credibile e intensa nei panni della maestra di scuola di cui il protagonista si innamora. E con Alessandro Haber e Ottavia Piccolo perfetti nella parte di un padre e una madre di quei tempi. Un po’ distratti e un po’ affannati.

Marco, triste e sconsolato, spegnendo le candeline esprime un desiderio… Un’incantesimo lo catapulta nel mondo degli adulti

Da Grande cresce e diventa Da Grandi

Che cosa è rimasto del clima di quegli anni? Difficilissimo dirlo. Una cosa però si può ammettere, senza tema di smentita. Praticamente ogni bambino del mondo ha desiderato, almeno una volta, di ritrovarsi all’istante già grande. Quindi il tema centrale della storia mantiene tutta la sua attualità.

È così che Franco Amurri, regista e sceneggiatore del film originale, ha coinvolto in questa nuova avventura Fausto Brizzi alla regia. Firmando insieme a lui una sceneggiatura che riprende in più parti il soggetto originario. Ma che si trasforma in una avventura corale: visti da grandi saranno in quattro, Marco, Tato, Leo e Serena.

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Da Grandi, il cast “tradizionale”…

Da annoverare tra i punti di forza del film. Marco il protagonista ha il volto di Enrico Brignano. Romano, classe 1966, il cabarettista ed attore comico, allievo del Laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti, si trova pienamente a suo agio nella parte.

La vicenda narrata dal suo personaggio non si discosta da quella di partenza: un fratello maggiore che si sente trascurato e che è neanche tanto segretamente innamorato della sua maestra, interpretata da Valeria Bilello. La novità è che è la sua potenziale futura matrigna: ha infatti, da tempo, una specie di storia con suo padre che lo spiazzerà.

Veste i panni di Luca Bizzarri il compagno di scuola Leo, orfano a sua insaputa, che vive in casa con i nonni, interpretati da Valeria Fabrizi e Marco Messeri. Scoprirà che i suoi genitori non sono partiti per l’India, portandoci a riflettere sulla scelta se essere sempre chiari e sinceri con i bambini, e se su certi argomenti sia da preferire una dolce bugia che alimenta il desiderio di fuggire dalla realtà ed essere altrove. Il suo personaggio è quello che affronta la situazione più difficile.

…e i personaggi che più fanno i conti con il presente

Tato giovane youtuber con il talento per il pianoforte che vive con una mamma single e facendo un po’ lo slalom tra gli incontri con i suoi nuovi (e a volte occasionali) compagni di letto. È il personaggio più complesso e moderno. Interpretato da Paolo Kessisoglu durante l’incantesimo scoprirà di essere omosessuale con la semplicità e la leggerezza di un bambino di 9 anni.

Completa il quartetto Serena, l’unica femminuccia, che è interpretata da Ilenia Pastorelli. Anche per lei, che riesce a spaziare tra ruoli comici e drammatici, anche se sempre molto caratterizzati dal punto di vista geografico (della serie la coatta romana più che un cliché una uniforme di ordinanza) un personaggio al passo con i tempi. In particolare quelli per i quali i figli devono realizzarsi più e prima dei genitori. Nella scuola, nello sport e forse anche in una vita alla quale non sanno però prepararli.

Una trama in cui c’è poco da scoprire…oppure no?

C’è veramente poco da fare attenzione a non spoilerare con Da Grandi… Sia per il successo che ha avuto all’epoca il film originale, sia perché un altro precedente storico e famoso rimane il piccolo capolavoro diretto da Penny Marshall con Tom Hanks ed Elizabeth Perkins. Quindi lo snodo di partenza della storia resta il compleanno del piccolo Marco che per l’occasione si ritrova in una sorta di pigiama party con i suoi inseparabili compagni di scuola.

Al loro risveglio, si ritroveranno tutti e quattro grandi e dovranno scappare e nascondersi. Così che tutti, genitori e polizia compresi, sono convinti siano stati rapiti. Mentre le indagini per ritrovarli prendono corpo, ognuno di loro entrerà in rotta di collisione con i propri familiari, potendo guardarli da una nuova prospettiva. E arrivando a fare riflessioni non solo su di loro ma anche sulla loro vita.

Ritorno alla regia per Brizzi in una commedia molto familiare

È lo stesso regista ad aver intravisto il potenziale su piattaforma del film con il quale è tornato dietro alla macchina da presa. Con le ultime sue opere era stata abbastanza chiara la sua scelta di campo per commedie leggere ed emozionanti il giusto da lasciar spazio allo spettatore per riflessioni e prese di coscienza sui piccoli e grandi temi della vita.

Su Da Grandi Brizzi ha ammesso quella che è stata la sua nuova visione. Un prodotto molto pensato per la famiglia intera, da immaginare proiettato prima sul grande schermo e successivamente fruito e recuperato su piattaforma, dal divano di casa. Familiare in tal senso quindi. Con un linguaggio e situazioni che possano intrattenere e coinvolgere sia l’adulto in affanno e super impegnato sia il piccolo di casa ai suoi primi passi con la settima arte.

Obiettivo centrato? Decisamente sì. Non sarà il film dell’anno o della vita, ma la formula resiste al tempo passato e funziona. Regalando sorrisi e riflessioni per i quali si fa apprezzare.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Citazioni del passato e nuove prospettive per una storia che si fa guardare con piacere. Nessuna presunzione di innovare o sconvolgere. Apprezzabili le interpretazioni degli attori, e il non aver calcato troppo la mano sul gioco dei facili equivoci. In una commedia che regala il giusto numero di risate, lasciando spazio anche a riflessioni leggere quanto basta, ma non banali

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