Recensioni FilmLa Maschera di Ferro: l'epica trasposizione di Dumas

La Maschera di Ferro: l’epica trasposizione di Dumas

La Maschera di Ferro (1998) è un film scritto e diretto da Randall Wallace. Il soggetto è liberamente ispirato al romanzo Il visconte di Bragelonne di Alexandre Dumas.

- Pubblicità -

Il film, di matrice storico letteraria, mescola azione, avventura, drammaticità e romanticismo. Non è un caso se Wallace fu candidato agli Oscar per la migliore sceneggiatura originale di Braveheart – Cuore impavido.

A dispetto dell’ingiusto Razzie Award vinto da DiCaprio, lo straordinario cast non ha fatto altro che sublimare le interpretazioni di personaggi già noti nel panorama letterario e comune, siglando il film come uno dei più completi sotto ogni aspetto a cavallo tra due millenni (la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000).

La Maschera di Ferro – Trama

Francia, 1664. Sotto il regno del giovane Luigi XIV (Leonardo DiCaprioThe Wolf of Wall Street; Killers of the Flower Moon; Don’t look up; C’era una volta a… Hollywood), in una remota prigione del paese, vive rinchiuso da diciassette anni un misterioso uomo, con il volto nascosto da una maschera di ferro.

D’Artagnan (Gabriel ByrneI soliti sospetti) serve il Re ed è a capo dei Moschettieri della Corona, mentre Athos (John MalkovichEssere John Malkovich; Opus), Porthos (Gérard DepardieuUna pura formalità; L’ultimo metrò) e Aramis (Jeremy IronsL’uomo che vide l’infinito, La corrispondenza) si sono ritirati a vita privata e conducono le loro esistenze in tranquillità.

Le inutili guerre, il popolo affamato e la morte volutamente provocata da parte del Re a Raoul (Peter Sarsgaard), figlio di Athos, porterà i tre Moschettieri ad imbracciare nuovamente le armi per una giusta causa: sostituire Luigi XIV con l’uomo con La Maschera di Ferro (Filippo, il fratello gemello del Re).

La Maschera di Ferro

La Maschera di Ferro – Recensione

La Maschera di Ferro rappresenta quel caso su mille di remake riuscito. Il primo fra tutti fu Piero Fosco (alias Giovanni Pastrone, regista di Cabiria, il primo vero colossal del cinema muto) nel 1909. Der Mann mit der eisernen Maske di Max Glass del 1923 precede la versione del 1929 di Allan Dwan.

- Pubblicità -

Quella del 1939 di James Whale è disponibile su Youtube ed è seguita dall’adattamento del 1977 di Mike Newell. La puntata del 1985 della raccolta edita da Fabbri Editori Avventure senza tempo, composta da ventisette mediometraggi animati, in videocassetta con annesso libro illustrato, è la penultima trasposizione prima di quella di Wallace.

Le scene del film di Wallace ripropongono minuziosamente, anche grazie alla cura dei costumi (e non solo) il contesto storico, l’autorità del Re Sole e le sue strategie per ammansire le pretese della nobiltà, divertirla e dunque distrarla dal suo assolutismo, “rinchiudendola” a corte (lo sfarzo dei balli in maschera e l’inseguimento al porcellino d’India).

Viene mostrata con dovizia nei particolari anche il ruolo cruciale della chiesa e in particolare dell’ordine dei Gesuiti (da sempre portatori di conoscenza, guide e consiglieri di sovrani e tramite tra esigenze morali/spirituali e governi possibilmente illuminati (basti pensare ad Aramis). Anche la fame e la rabbia di un popolo dimenticato, indebolito ed emaciato si vede una sola volta e con estrema potenza quando dalla plebe inferocita parte una mela marcia trafitta dalla lama di D’Artagnan.

La colonna sonora di Nick Glennie-Smith e l’ottima sceneggiatura donano quel pizzico di meraviglia, frenesia, entusiasmo e commozione. La figura eroica, mitica e romantica dei Moschettieri si nutre della superlativa interpretazione di DiCaprio (all’apice del suo dualismo), Byrne (l’eroe romantico), Irons (il gesuita geniale), Malkovich (il Padre) e Depardieu (l’amico burlone e impavido che tutti vorrebbero).

La Maschera di Ferro

Una storia vera

Moltissime leggende ruotano intorno alla misteriosa figura dell’uomo con La Maschera di Ferro. Alcune più verosimili di altre, ma nessuna ha mai svelato del tutto i segreti di una storia così avvincente e affascinante.

- Pubblicità -

Durante il 1600 iniziò a circolare la voce, in Francia, di un uomo che viveva rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, per ordine del sovrano Luigi XIV, e che indossava sempre una maschera di ferro, che gli copriva interamente il volto.

I pettegolezzi non erano affatto innocenti. Si pensava fosse un parente del Re, un figlio illegittimo; un’amante della Regina Madre, il vero padre del monarca; un cugino del Re colpevole di congiura; o un figlio bastardo della regina Anna, madre di Luigi XIV. Erano tutte teorie che rivoluzionari e illuministi usavano per minare la credibilità del Sovrano e volte a criticare oppressione e tirannia generate dall’assolutismo del Re Sole.

Probabilmente era una spia italiana a servizio della Chiesa, dei Savoia o della Spagna, oppure, come sostengono alcuni storici, un potente sovraintendente alle finanze, caduto in disgrazia e condannato per tradimento e corruzione. Altri parlano di un servo più umile, che aveva avuto accesso a documenti segreti di certi negoziati tra Francia e Inghilterra. La maschera, in questo caso, di velluto e non di ferro, era necessaria solo nei trasferimenti da una prigione all’altra.

Tutto merito di Voltaire

L’iconografia romantica del mito, giunto fino a noi, e che ha ispirato il capitolo conclusivo della trilogia su D’Artagnan e i Moschettieri di Alexandre Dumas (padre) nasce da una descrizione di Voltaire. A dover essere nascosta era la somiglianza nobile e innegabile del viso di un gemello, che poteva compromettere l’autorevolezza e la legittimità divina di un Sovrano assoluto.

Il celebre filosofo francese era stato rinchiuso per un breve periodo presso la Bastiglia, dove aveva avuto modo di scoprire la famosa storia sul gemello del Re. Esattamente più di un secolo dopo, Voltaire tramandava la versione più nota e poetica di questa storia.

La Maschera di Ferro

Uno per tutti, tutti per Uno: Gli Ideali

“Noi combattevamo per qualcosa di più grande di un Re”. La frase, detta da uno dei Tre Moschettieri, introduce l’orgogliosa dignità, il valore e l’importanza di ideali imprescindibili per dei soldati così autentici e valorosi. Si parla di ideali, infatti, e del sopravvento della loro umanità.

La lealtà si intreccia con l’amore, ma anche con l’amicizia, la stima e il rispetto. È amore quello che lega Christine e Raoul, nonostante il mancato lieto fine, così come quello tra D’Artagnan e la Regina Anna (“Lo so che amarvi significa tradire la Francia, ma non amarvi significherebbe tradire il mio cuore” – “Allora moriremo entrambi da traditori”, risponde lei).

È leale anche l’amore che lega un padre al figlio, come quello tra Athos e Raoul, ma anche quello tra D’Artagnan (che si trascina un fardello immenso) e i suoi figli e quel rapporto ritrovato e gradualmente costruito tra Athos e il principe Filippo.

È leale la stima dei Moschettieri che rifiutano di sparare al proprio capitano all’interno della Bastiglia e leali sono le parole piene di orgoglio e ammirazione del Tenente André rivolte a D’Artagnan, mentre punta la spada contro Luigi (“per tutta la vita non ho sognato altro che essere lui”).

Infine, leale è la straordinaria amicizia che unisce i quattro Moschettieri. Nonostante i caratteri divergenti, il loro legame procede ininterrottamente fino alla morte (e anche oltre).
“Uno per tutti, Tutti per uno!” racchiude il vero senso di una delle creazioni più belle e preziose dell’umana esistenza, l’Amicizia.

La Maschera di Ferro

Un nuovo inizio, un nuovo Re

Filippo guarda la luna con il volto finalmente libero dalla maschera che l’aveva imprigionato per anni. La luna, l’unica compagna di vita che mai l’aveva lasciato solo anche in cella. L’ammira e l’annusa. Dalla finestra del casolare respira l’aria della libertà. Piange felice e pieno di paure. La costruzione del piano è curata nei minimi dettagli e sembra di assistere ad un thriller fatto di lustrini e merletti. Anche la musica crea una suspense perfetta. Tutto è al momento giusto.

“Una volta io, tutti noi, credevamo di dover porre le nostre vite al servizio di qualcosa di ben più grande di noi stessi. Aramis aveva la sua fede, Porthos il suo amore per la vita, D’Artagnan la sua devozione… io avevo Raoul. Ma avevamo tutti un sogno comune: che un giorno noi avremo potuto finalmente servire un Re degno del trono. È questo che sognavamo, per cui ci battevamo e che abbiamo aspettato di vedere per una vita intera. Io ho insegnato a Raoul a credere in quel sogno e ora mio figlio è morto. Quindi sono qui per scoprire se ha vissuto invano e l’unico che può rispondere a questa domanda siete voi”.

“E loro?”, chiede un soldato entrato nella Bastiglia. “Sono i miei consiglieri, i miei amici più veri”. Risponde Filippo. I tre Moschettieri si inchinano al nuovo Re.

La Maschera di Ferro

Conclusioni

Il tonfo dell’ariete che sbatte sulle porte della Bastiglia accompagna le parole di Aramis e D’Artagnan. “Ho addestrato io questi uomini. Si batteranno fino alla morte. Ma se dobbiamo morire… se noi dobbiamo morire… allora meglio morire così”.

Le spade si intrecciano e suonano all’unisono. “Non uccideteli, se potete!”, tuona con audacia D’Artagnan. Armi da fuoco. Spari e scintille. Dopo aver gridato con coraggio contro una morte quasi certa, il fumo generato dalla polvere da sparo avvolge gli eroi, che escono incolumi.

Una delle scene più epiche di tutto il film si conclude con la morte del vero portatore della maschera, D’Artagnan. Sulla sua tomba sono tutti riuniti, tutti quelli che l’hanno amato. Filippo raggiunge Athos (“Concedetemi di amarvi come un padre e prego che viviate per questo, per amarmi come un figlio”).

I Moschettieri a cavallo salutano i loro maestri e urlano: “Uno per tutti. Tutti per uno!”. Athos, Porthos e Aramis indossano il cappello e procedono fieri verso un nuovo inizio.

La voce narrante di Aramis conclude così: “Il prigioniero con La Maschera di Ferro non fu mai trovato, tra i suoi carcerieri si vociferava che avesse ricevuto il perdono reale e fosse stato portato in campagna dove avrebbe vissuto tranquillo visitato spesso dalla regina. Il re noto come Luigi XIV portò al suo popolo cibo, prosperità e pace e viene ricordato come il più grande sovrano nella storia di questa Nazione”.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La Maschera di Ferro è senza dubbio la migliore trasposizione dei Moschettieri nati dalla penna di Dumas e mescola gloriosamente eventi storici, leggende e letteratura.
Carlotta Casale
Carlotta Casale
Viaggiatrice da zaino in spalla e macchinetta fotografica al collo, divoratrice di libri, appassionata di teatro e musica, disegnatrice improvvisata e soprattutto amante di cinema, dove ogni passione converge in armonia. Rotocalchi, Documentari, Animazioni e molto altro sono un nutrimento quotidiano. Vivo la Settima Arte come Necessità, una scelta di vita che va oltre il semplice interesse!

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

La Maschera di Ferro è senza dubbio la migliore trasposizione dei Moschettieri nati dalla penna di Dumas e mescola gloriosamente eventi storici, leggende e letteratura. La Maschera di Ferro: l'epica trasposizione di Dumas