I Fantastici 5Festival di Venezia: 5 capolavori che non vinsero il Leone d'Oro

Festival di Venezia: 5 capolavori che non vinsero il Leone d’Oro

Il Festival di Venezia si è concluso. Il Leone d’Oro è stato assegnato a Woman Unknown di Mayy al-Tukhi (qui tutti i vincitori). Unica regista donna in concorso, concorreva comunque con pellicole che erano anche più favorite. La storia del festival è piena di film che non sono riusciti ad ottenere il premio più ambito nonostante fossero capolavori. Forse all’epoca non si capì subito o forse, semplicemente, i capolavori perdenti sono stati riscoperti dopo, col tempo. Scopriamo allora cinque capolavori assoluti della storia del cinema che, pur partecipando al Festival di Venezia, non hanno vinto il Leone d’Oro.

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Festival di Venezia

Quei Bravi Ragazzi (1990) – Martin Scorsese

Quei Bravi Ragazzi (qui la recensione) di Martin Scorsese è universalmente considerato come uno dei migliori film della storia del cinema. Parte della quadrilogia gangster del regista (dopo Mean Streets e prima di Casinò e The Departed) Quei Bravi Ragazzi non ottenne il Leone d’Oro, che andò a Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard. A Scorsese però venne consegnato il Leone d’Argento per la regia. A questo proposito, l’edizione del ’90 fu uno spartiacque per la storia del festival. Per la prima volta il Leone d’Argento fu assegnato alla regia, quando prima veniva assegnato ai film. Fu però solo nel ’98 che il Leone d’Argento divenne de facto il premio che conosciamo oggi.

The Master (2012) – Paul Thomas Anderson

The Master (qui la recensione) di Paul Thomas Anderson non vinse il Leone d’Oro (dato a Pietà di Kim Ki-duk), ma si portò a casa ben due premi: il Leone d’Argento per la regia dato a PTA e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile ai due protagonisti, Joaquin Phoenix e Philipp Seymour Hoffman. Il film è il racconto di un’America priva di certezze, che nella figura del personaggio di Phoenix vede il suo lato martoriato – fisicamente e mentalmente – da una guerra ormai finita. In balia delle onde del nulla, una figura come quella di Lancaster Dodd (Hoffman) può essere un attracco, un appiglio; sia ideologico che tangibile. Non solo il racconto della nascita di Scientology, ma molto di più.

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Blade Runner (1982) – Ridley Scott

Blade Runner (qui la recensione) di Ridley Scott (uno dei suoi film recuperabili in streaming) è uno di quei classici film rivalutati col tempo. Snobbato da pubblico e critica al momento della sua uscita, è diventato un cult solo col passare degli anni. La versione originale, va detto – quella cinematografica – ha la voce fuori campo e un finale molto diverso da quello pensato dal regista, proposto poi nelle versioni successive. Il Leone d’Oro fu dato a Lo Stato delle Cose di Wim Wenders in un decennio – gli anni ’80 – che non vide mai trionfare gli Stati Uniti se non nell’80; con un esponente, però, del suo cinema indipendente (John Cassavetes).

A Qualcuno Piace Cado (1959) – Billy Wilder

A Qualcuno Piace Caldo (qui la recensione) di Billy Wilder è, forse, la più grande commedia del cinema americano. Un trionfo di ritmo e di interpretazioni. Una Marilyn divina in una delle sue performance più memorabili, accompagnata da un duo irresistibile: Tony Curtis e Jack Lemmon. C’è poco da dire per uno dei capolavori del cinema americano e una delle vette della filmografia di Wilder, che bisserà la sconfitta l’anno dopo con un altro dei suoi capolavori, L’Appartamento; che però fece faville agli Oscar con dieci candidature e cinque statuette, tra cui miglior film e miglior regista. L’edizione del ’59 vide un ex aequo: trionfarono Monicelli e Rossellini, rispettivamente con La Grande Guerra e Il Generale Della Rovere.

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La Finestra sul Cortile (1954) – Alfred Hitchcock

La Finestra sul Cortile è una delle innumerevoli vertigini del cinema di Hitchcock e della settima arte tutta. Una riflessione metacinematografica così sfacciata che Truffaut – così come scrive nel suo meraviglioso libro intervista “Il Cinema secondo Hitchcock” – rimase esterrefatto da quanto la critica americana non lo avesse capito. Quell’anno il Leone d’Oro lo vinse Giulietta e Romeo di Castellani, molto contestato. Oltre al capolavoro di Hitchcock quell’anno furono presentati La strada di Fellini, I Sette Samurai di Kurosawa, Fronte del Porto di Kazan e Senso di Visconti. I primi tre, tra questi quattro, vinsero il Leone d’Argento.

Alessandro Bombace
Alessandro Bombace
Appassionato di cinema e filosofia da sempre, quando scrivo guardo ad entrambi per portare analisi il più profonde e originali possibili. Il giochino dei 4 film preferiti? 2001, Persona, Wall-E e Lilo & Stitch

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