La corrispondenza di Giuseppe Tornatore

La corrispondenza è un film di Giuseppe Tornatore, non fra le sue pellicole più famose, ma comunque un lavoro interessante e originale. È uscito nel 2016 e da esso il regista ha tratto anche un libro omonimo.

Le riprese sono state complesse anche per la varietà di luoghi in cui sono avvenute. Vediamo l’isola di San Giulio, nel lago d’Orta, rinominata nel film Borgo Ventoso. Ci sono anche riprese all’estero, come in Scozia, a Edimburgo.

Rispetto ad altri grandiosi prodotti del regista, che stupiscono per una mastodontica regia e complessità di rese e fotografie, La corrispondenza si rivela un film assolutamente e volutamente semplice, malgrado i luoghi interessanti che mostra.

La corrispondenza

“La corrispondenza”, un film volutamente minimalista

Con questo film Tornatore ha sicuramente fatto qualcosa di diverso dal solito, in quanto presenta come valore assoluto un forte minimalismo. Il film è minimale nella fotografia, assolutamente “normale” e non complessa, come detto, come spesso avviene nei suoi film. Minimale nella musica, che pur avendo lo stile del compositore, Ennio Morricone, sicuramente visibile, non presenta notevoli caratteristiche eppure proprio per questo funziona. Minimale nella narrazione: due personaggi, una storia d’amore, tutto ruota attorno a questo.

Se ci sono persone che già si lamentano dell’eccessiva attenzione verso la storia d’amore in film come “Titanic” (dove è presente addirittura una nave che affonda), non è possibile immaginare cosa avranno pensato alcuni di questo film dove effettivamente una trama è praticamente assente. Tutto ruota attorno a questi due personaggi, anzi, per forza di cose, solamente attorno alla giovane donna protagonista. Minimale anche quindi nei dialoghi, nelle situazioni, negli intrecci praticamente inesistenti.

Ciò in un contorno piuttosto banale per certi versi. È banale il senso di colpa della protagonista per un motivo che non svegliamo ma che è davvero un cliché, ma soprattutto è banale il dialogo iniziale, molto stucchevole.

La corrispondenza

Fra simbologia e dialoghi

Tornatore e i dialoghi inverosimili non vanno a braccetto, anzi. Il lungo monologo simbolico del pianista ne “La leggenda del pianista sull’oceano”, per quanto adatto sicuramente alla pagina scritta più che alla lettura ad alta voce, risulta così profondamente vero e chiaro. Non solo grazie al talento del protagonista, ma soprattutto grazie a come il tutto è gestito. E fortunatamente anche La corrispondenza presenta dialoghi che valgono la pena.

Ma in quello iniziale, nonostante i due attori siano veramente eccezionali, non regge il confronto con il regista. Tutto questo preambolo fa pensare ad una recensione negativa, eppure, La corrispondenza ha molto di più al suo interno e malgrado queste caratteristiche assolutamente veritiere, il film può stupire.

Innanzitutto tiene per tutto il tempo lo spettatore al centro di interrogatori e domande. Ci si chiede se si tratterà davvero solo di una storia d’amore, oppure se diverrà un bel thriller inquieto, simile a La miglior offerta. Ci si sente delusi nel notare come tutto procedesse in maniera lenta, monotona, ripetitiva. Non solo come narrazione, ma anche come immagini. Cani che si fermano, foglie che tremano, paesaggi, tutto questo sembra collegato se uno prova a dare un senso alla cosa, ma in realtà nel complesso appare come simbologia forzata.

La corrispondenza

Un climax particolare e semplice

Solamente durante il secondo tempo, in particolar modo verso la fine, quando si paragona la vicenda alla situazione delle stelle nel cielo. Oppure quando si inizia a parlare di vera astrofisica che il film diventa interessante. Fondamentalmente si tratta di una pellicola estremamente significativa, le cui tematiche sono considerabili anche probabilmente pretenziose. Trattare di astrofisica in un film, che naturalmente non è un’idea nuova in quanto sono tantissimi i prodotti che lo fanno, può avere risvolti anche negativi. Può fare apparire il prodotto una sorta di documentario, per non dire che non a tutti piace questa simbologia.

Solo che l’astrofisica in La corrispondenza non ha funzione di ostentazione di cultura e neppure di istruzione. Queste tematiche infatti vengono trattate non in maniera egregia come intrattenimento, ma forte come emozione e riflessione: l’amore, la morte, l’infinito. Invita sicuramente a pensare, commuove molto, ma come narrazione non serve a creare movimento. Il movimento è dato, paradossalmente, dalla lentezza. Come quando il protagonista Jeremy Irons di spalle esprime ciò che pensa sull’infinito, sull’immortalità, sull’amore, allora l’incomunicabilità della verità e della vita e dell’esistenza si annullano.

Menzione doverosa per la protagonista femminile Olga Kurylenko che oltre ad avere una grande bellezza presenta raro talento. Questo film ha emozionato molti, ha fatto commuovere, ma non è rimasto nel cuore di molti, alcuni lo hanno dimenticato, perché non regge il confronto con altri capolavori di Tornatore.

Probabilmente, un’idea ottima e una forte ambizione: il desiderio, cioè, di voler raccontare una vicenda in modo minimale in un momento in cui nel cinema si è già fatto e detto di tutto. Pertanto, il lavoro ha coinvolto tanto solamente nella seconda parte, ha colpito, ha fatto sognare fra le stelle, fra le galassie, ha fatto riflettere su cosa sia l’amore, una profonda sintonia che a volte appare quasi inverosimile. Ha fatto riflettere sull’infinito.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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