Qualche giorno fa sono state annunciate le nomination dei prossimi David di Donatello, la cui cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 3 maggio. Essendo i David di Donatello il riconoscimento più importante dell’industria cinematografica italiana, la selezione dei film nominati ci permette di farci un’idea sullo stato di salute del nostro cinema.
Un primo dato assolutamente indicativo è che a pari merito al primo posto per numero di nomination, con ben sedici candidature, abbiamo È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino e Freaks Out di Gabriele Mainetti, entrambi candidati anche come Miglior film. Da un lato l’autore italiano più forte del momento sulla scena internazionale, rappresentante di un cinema fedele alla tradizione e all’eredità di Fellini: il film di Sorrentino dipinge un’Italia vintage e verace, un’immagine del nostro paese molto amata dal pubblico internazionale.

Dall’altra parte, invece, abbiamo uno dei nuovi autori più promettenti, simbolo della rinascita del cinema di genere italiano, con un film che sulla carta sembrava impossibile: un kolossal ambientato negli anni Quaranta, ricco di suggestioni al cinema internazionale. Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile leggere i nomi di Sorrentino e Mainetti a pari merito sul podio delle nomination: oggi questa situazione è lo specchio di un cinema in cui hanno iniziato a convivere film d’autore e cinema di genere, rimandi alla tradizione e sperimentazioni che guardano all’estero, stimoli diversi che spesso arrivano a fondersi insieme.
In tal senso anche le nomination alla Miglior sceneggiatura non originale sono una prova di questa convivenza: tra i nominati, accanto a Tre piani di Nanni Moretti o a La scuola cattolica di Stefano Mordini, spiccano due film tratti dalla letteratura a fumetti, La terra dei figli di Claudio Cupellini e Diabolik dei Manetti Bros.

Questa nuova corrente che attraversa il cinema italiano di oggi è riflessa anche nella categoria dedicata all’esordio, quella per il Miglior regista esordiente. Se da un lato troviamo Gianluca Jodice con Il cattivo poeta, film sugli ultimi anni di Gabriele D’Annunzio, dall’altra emerge Laura Samani con Piccolo corpo e Alessandro De Righi e Matteo Zoppis con Re Granchio, due film in cui si mescola realtà e fiaba, cinema fantastico e racconto localista. Sono inoltre due film presentati in anteprima al Festival di Cannes nel 2021, dettaglio che, considerando anche la selezione italiana presente a Venezia 78, ci mostra un cinema italiano che anche sulla scena internazionale cerca sempre di più di rinnovarsi.
Da questo punto di vista è interessante notare come Venezia 78 si sia rivelata un trampolino di lancio per molti dei film nominati ai David di Donatello (così come è stato anche per molti film presenti agli Oscar): non solo È stata la mano di Dio e Freaks Out, ma anche Ariaferma, Qui rido io, America Latina, Ennio e La scuola cattolica.
A proposito di rinnovamento, è interessante la presenza tra i nominati di autori più giovani che in questi anni stanno costruendo un proprio percorso personale e autoriale molto valido. Sorprende piacevolmente in tal senso la candidatura della diciottenne Swami Rotolo come Migliore attrice protagonista per A Chiara, terzo film di Jonas Carpignano, anch’esso presentato a Cannes 2021, che conclude la trilogia calabrese di Carpignano iniziata nel 2015 con Mediterranea. A Chiara, sorprendente affresco sulla criminalità organizzata nella provincia calabrese, è presente in altre cinque categorie, tra cui Miglior produttore e Miglior sceneggiatura originale.

Stupisce e delude la quasi totale assenza di America Latina, film dei fratelli D’Innocenzo, che si ritrova con solo tre nomination, tra cui quella meritatissima a Elio Germano come Miglior attore protagonista. La terza enigmatica opera dei due registi, il cui esordio risale al 2018, avrebbe forse meritato più considerazione.
La situazione che queste nomination fanno emergere è quindi quella di un cinema ricco di stimoli diversi, in cui estetiche molto diverse tra loro convivono e rappresentano il volto del cinema italiano sia in casa che all’estero. Quest’anno in particolare, molto più rispetto agli ultimi anni, i David di Donatello sembrano rappresentare un cinema che cerca di rinnovarsi.
Nella speranza che non si riveli un’occasione mancata, non ci resta che aspettare il 3 maggio.
