martedì, 26 Ottobre, 2021

Qui rido io, un tributo a Eduardo Scarpetta

Qui rido io è un film diretto da Mario Martone con protagonista Toni Servillo. Nelle sale la pellicola è uscita il 9 Settembre 2021, ha riscosso un enorme successo alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Candidato al Leon d’oro come miglior film, alla fine è stato proprio il protagonista, Toni Servillo ad aggiudicarsi il Premio Pasinetti al miglior attore.

Il genere è inevitabilmente biografico, ma anche drammatico e a tratti comico. Il film unisce cinema e teatro in quanto focalizzato su una fase molto complicata della vita di Eduardo Scarpetta, quella della causa per plagio che gli intentò Gabriele D’Annunzio. Martone ha realizzato un tributo appassionato ma anche fedele al teatro italiano e a un commediografo che ha segnato per sempre la sua storia.

Eduardo Scarpetta viene rappresentato da un mirabile Toni Servillo in una dichiarazione d’amore all’Italia, al suo teatro e alla potenza dell’arte. Nella conclusione si definisce una vera e propria fenomenologia della satira, con un monologo finale che di fatto critica il potere e innalza la bellezza dell’arte.

Qui rido io

Qui rido io, la figura di Eduardo Scarpetta

Non si può prescindere per parlare del film dal conoscere Eduardo Scarpetta. Lo stesso film naturalmente porta lo spettatore a scoprire diverse sfaccettature del commediografo, la cui vita già si prestava bene a simili indagini. Infatti, Eduardo Scarpetta ebbe una vita assai turbolenta. Numerosi figli, non tutti riconosciuti, tra i quali Eduardo De Filippo, che infatti porta questo cognome in quanto riconosciuto dalla madre.

La sua fama cominciò nel 1870 con il personaggio di Felice Sciosciammocca, che arriva a raggiungere l’importanza di Pulcinella nel teatro napoletano. Molti cinefili lo ricorderanno interpretato da Totò in Miseria e nobiltà nel 1954, un cult tratto dall’omonima commedia teatrale, che nessuno dimenticherà mai. Tornando però alla Napoli della Belle Époque – dove è ambientato il film -, proprio da questo personaggio che fa evolvere l’archetipo di Pulcinella, partono presupposti così buoni per il commediografo. E da qui ha inizio la vicenda raccontata in Qui rido io. Nel film si mettono in evidenza anche le molteplici problematiche della sua famiglia. La vita sul palco ha già le sue complicazioni, ma deve anche gestire anche ben nove figli.

L’enorme successo lo ripaga delle sue fatiche, ma proprio come si addice a un artista fare decide di spingersi oltre il limite. Vuole fare una parodia del dramma La figlia di Iorio, tragedia in tre atti di Gabriele D’Annunzio. Questa decisione darà vita a un vero e proprio dramma, non teatrale ma tristemente reale.

Qui rido io

L’eredità di Eduardo Scarpetta

Già durante la prima rappresentazione i complici e sostenitori di D’Annunzio metteranno in difficoltà Eduardo Scarpetta, costretto a interromperla. Nel frattempo si andranno ad acuire anche problemi familiari. La regia e la sceneggiatura aiutano lo spettatore a provare una forte empatia nei confronti dell’artista, in un contesto in cui presente e passato si fondono.

Perché Scarpetta non è solamente un commediografo, ma un pezzo di storia che rimane enormemente vicino al presente. Ciò anche con scelte di casting del tutto particolari: troviamo, oltre a Toni Servillo, lo stesso Eduardo Scarpetta – discendente del commediografo – a interpretare Vincenzo Scarpetta, colui che dirigerà la compagnia del padre, a cui prenderanno parte anche gli altri fratelli. Un legame tra passato e presente che caratterizza tutto il film. Un altro elemento interessante, che fa sorridere tutti noi con il senno di poi, è notare come il “preferito” di Scarpetta fosse proprio Vincenzo, quel Vincenzo della compagnia Scarpetta.

Al contrario, Eduardo De Filippo – interpretato da Alessandro Manna – soffre poiché si sente poco considerato dal padre. Il rapporto con i figli trova grande spazio in un contesto in cui, specie nel finale, sembra che l’eredità di Eduardo Scarpetta sia qualcosa di immortale. Tuttavia, per arrivare a questo punto tanti sono stati gli ostacoli. Non si può non provare quasi odio per un D’Annunzio mirabilmente reso da Paolo Pierobon, con i suoi sostenitori a ostacolare la libertà dell’artista. Né si può non rimanere affascinati dal dietro le quinte che il film offre.

Volutamente c’è uno stile di cinema teatrale, esagerato, mascherato, quasi caricaturale. Eppure funzionale per rappresentare bene la figura di Scarpetta e anche di D’Annunzio, il Vate, il potente, appoggiato dai potenti. Ma l’artista non si arrende ed è appoggiato addirittura da Benedetto Croce, interpretato da Lino Musella. Ritrovare simili personaggi nel film è un momento di grande emozione per lo spettatore.

Qui rido io

Il rapporto della satira con i potenti

Per questo, Qui rido io si configura come una vicenda dall’attualità spaventosa. La vicenda personale del commediografo diventa emblema del ruolo dell’artista e della satira. Essa è assolutamente libera, come mostra la grande esibizione comica costituita dalla deposizione che Eduardo Scarpetta fa in tribunale. Un diritto alla satira radicalmente rivendicato. Fin dalla sua nascita come genere letterario, inventato da romani, essa ha sbeffeggiato il potere fino ad assumere i connotati che noi adesso conosciamo. Scarpetta è stato autore di una rivoluzione che il film non nega e neppure palesa con eccessiva adulazione, ma fa intuire allo spettatore.

Mettere in scena la prima causa sul diritto d’autore in Italia non ha solamente, quindi, valore storico, in questo caso. Si realizza infatti innanzitutto un omaggio anche al cinema stesso. Oltre al già citato legame con il presente, dato dalla presenza di un discendente diretto di Scarpetta, il legame profondo è tra tutti gli attori, il regista, chiunque abbia preso parte al progetto, e la storia del teatro e del cinema. Una collaborazione tra gli attori, grandi debitori verso i personaggi che interpretano, e queste stesse figure.

Eduardo De Filippo dirà che in teatro si recita bene ciò che si recita male nella vita. Qui rido io rappresenta la risata del teatro a dispetto del potere, la totale affermazione di verità dell’arte, tanto decantata da Oscar Wilde. Un omaggio, quindi, alla nascita di un tipo di teatro creato da Scarpetta e al ruolo stesso dell’artista. Con il suo innegabile talento, Scarpetta riuscirà a trionfare lasciando al futuro la sentenza. Una sentenza che talenti come il figlio Eduardo hanno inevitabilmente riaffermato: Eduardo Scarpetta è assolto e assoluto artista.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e copywriter, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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