Ennio, un racconto che solo Peppuccio poteva regalarci
Chi meglio di Giuseppe Tornatore avrebbe potuto raccontare il Maestro Ennio Morricone? Il loro era un rapporto di stima professionale e fiducia oltre che di amicizia e rispetto. In Ennio traspare questo e molto altro di più e solo Peppuccio (come Morricone chiamata affettuosamente Tornatore) era in grado di raccontare una vita come la sua. Uscito il 17 febbraio nelle sale italiane, non è certo un film che definiremmo “acchiappa premi” anche se già insignito del Nastro d’Argento come Miglior Documentario. L’obiettivo era quello di rendere omaggio ad uno dei compositori più grandi del secolo scorso nonché vanto italiano nel mondo nella maniera più sincera ed emozionante possibile. La durata è importante, 150 minuti, eppure abbiamo la sensazione che potrebbe durare il doppio senza stancarci. L’emozione e il trasporto emotivo sono impareggiabili.
Ennio: la trama
Non è un documentario come gli altri o almeno non nel senso canonico del termine. E’ già insolito l’incipit che ritrae il Maestro fare esercizi ginnici in casa sua, movimenti solenni come se stesse dirigendo la sua orchestra. Subito dopo è pronto a raccontarsi sedendosi sulla poltrona. Ripercorrere una vita come quella di Ennio Morricone non è facile, ma le sue parole ci sono di grande aiuto. Dall’infanzia alla vita accademica, i primi successi come arrangiatore per i più famosi cantanti italiani dell’epoca e poi il cinema, l’arte che l’ha consacrato. Il film alterna video e foto di repertorio e interviste a Morricone. Fondamentali si rivelano le testimonianze di amici, colleghi di lavoro e artisti ispirati dalla sua figura.

Ritratto di una figura inedita
Ennio conta la partecipazione di grandi artisti che hanno conosciuto e lavorato con il Maestro o semplicemente hanno guardato a lui come fonte d’ispirazione. Molti vale la pena citarli perché di grande importanza nella sua carriera: Clint Eastwood, Terrence Malick, Hans Zimmer, Dario Argento, Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, i fratelli Taviani, Gianni Morandi e tantissimi altri. Ognuno di loro offre un ricordo sentito e partecipe dell’esperienza lavorativa col Maestro, ma non solo. Attraverso aneddoti e curiosità inedite, Ennio mostra i lati più nascosti e intimi di questo grande uomo la cui musica è stata una fidata compagna per tutti noi. Conoscerne la grandezza significa apprezzarlo come eccellente compositore, ma anche come uomo e testimoniare alle generazioni future il suo passaggio in questo mondo.

Una rivoluzione di nome Ennio
Nessuno, probabilmente, pensa ad Ennio Morricone come un uomo rivoluzionario e fuori dagli schermi, eppure musicalmente parlando lo è stato. Una frase come “colorava le canzoni” di Morandi o “era un uomo particolare, era matto” pronunciata da Lina Wertmuller danno l’idea di un processo irreversibile di cui non sapeva di essere l’iniziatore. Inoltre, è incredibile sapere quanto egli si considerasse inferiore e quanto il mondo accademico inizialmente lo snobbasse. La sua scelta di entrare nel mondo della musica come arrangiatore e nel cinema come compositore di colonne sonore non era ben vista. Ennio mostra con chiarezza quanta voglia egli ebbe per tutta la sua vita di riscattare questa colpevolezza cadutagli addosso e portata come un macigno. Tante le nomination disattese e poi due Oscar, uno alla Carriera quasi Hollywood stesse chiedendo scusa e uno per la musica di The Hateful Eight di Tarantino. Una consacrazione forse tardiva, quella ufficiale ed eterna l’ha regalata proprio Tornatore con questo documentario monumentale. Ennio diverrà imprescindibile per il cinema italiano, potete starne certi.
