America Latina: il nuovo film dei fratelli D’Innocenzo

America Latina è il nuovo film scritto e diretto da Damiano e Fabio D’Innocenzo. Si tratta del terzo lungometraggio dei due registi, dopo La terra dell’abbastanza e Favolacce (quest’ultimo è il film con cui i D’Innocenzo hanno vinto l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino nel 2020).

America Latina: trama

Il protagonista del film è Massimo (Elio Germano), titolare di uno studio dentistico, sposato e con due figlie. La sua vita appare perfetta. Finché un giorno, mentre scende in cantina, accade qualcosa che lo cambia per sempre e lo costringe a interrogarsi su chi è realmente.

America Latina: recensione

Quando fu presentato alla Mostra di Venezia, America Latina dei fratelli D’Innocenzo divise in due la critica. E anche adesso, in occasione della sua uscita cinematografica, il terzo lungometraggio dei fratelli romani continua a far discutere e a polarizzare il dibattito cinematografico.

America Latina è il terzo capitolo di un’ideale trilogia, iniziata nel 2018 con La terra dell’abbastanza e proseguita nel 2020 con Favolacce, tre film che fotografano la società italiana contemporanea, indagando quella che è la dimensione della famiglia e come essa si rapporta con la mascolinità. I fratelli D’Innocenzo portano avanti una discussione iniziata tre anni fa e dimostrano di essere due autori diversi da chiunque altro nel cinema italiano.

America Latina

America Latina: chi sono i D’Innocenzo?

Damiano e Fabio D’Innocenzo fanno parte di quella new wave di autori italiani che negli ultimi anni sta contribuendo a rinnovare l’estetica e i contenuti del cinema italiano. Il cinema dei D’Innocenzo racconta la realtà filtrandola attraverso la lente della fiaba oscura, allo stesso modo di Matteo Garrone, che infatti ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della loro carriera. Ricordiamo che i fratelli hanno collaborato alla scrittura di Dogman e inoltre è impossibile non cogliere i parallelismi tra La terra dell’abbastanza e l’episodio di Marco e Ciro in Gomorra.

Sorprende la velocità con cui i D’Innocenzo hanno costruito una propria poetica autoriale, in appena tre film. Tre lungometraggi realizzati nell’arco di tre anni, laddove un altro autore rappresentativo di questo nuovo cinema, come Gabriele Mainetti, ha firmato appena due film in sei anni. Se da un lato questa differenza testimonia la varietà di approccio di questa generazione di autori, dall’altra dimostra che i D’Innocenzo sono due registi che hanno molto da dire. Al momento i fratelli stanno lavorando alla preproduzione di una serie televisiva, mentre è stato annunciato che il loro prossimo lungometraggio sarà girato negli Stati Uniti.

America Latina

America Latina: interpretazioni e regia

Ma quindi cos’è America Latina? È un film dalla trama molto semplice, forse troppo semplice, che però ha due caratteristiche che lo rendono un piccolo gioiello. La prima è Elio Germano, che con questo film conferma ancora una volta di essere uno degli attori migliori del cinema italiano di oggi. Il film è interamente sulle sue spalle e così come lui cambia sullo schermo, allo stesso modo cambia il tono del film.

Germano ha dimostrato di essere un trasformista, capace di interpretare personaggi molto diversi tra loro senza risultare mai fuori posto. Ed è incredibile se pensiamo alla varietà di personaggi di cui ha vestito i panni negli ultimi sette anni, da Suburra a L’incredibile storia dell’Isola delle Rose.

La seconda grande qualità di America Latina è la regia dei fratelli D’Innocenzo, in particolare il modo in cui i due registi lavorano sulle immagini. Dal loro primo film, le storie dei D’Innocenzo si sono fatte via via sempre meno parlate, sempre più raccontate per immagini. Rispetto all’abbondanza verbale e narrativa di Favolacce, America Latina è un film molto più sintetico, asciutto, dove tutto quello che viene detto ha un senso irrinunciabile.

Le immagini raccontano molto più delle parole e i D’Innocenzo dimostrano di conoscere i codici imprescindibili della narrazione filmica. Da M di Fritz Lang fino ad oggi, lo specchio ha sempre rappresentato il doppio, la metà oscura: lo stesso avviene in America Latina, dove molti momenti appaiono filtrati da un vetro, da un riflesso; le figure non sempre sono illuminate, a volta si intravedono appena, così come per tutto il film intravediamo la vera natura del protagonista.

Tutto il film è giocato su questa dualità, tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, ciò che siamo e ciò che vorremmo essere e questo duopolio è riassunto dalla relazione che si instaura tra la lussuosa villa dove abita il protagonista e la sua tenebrosa cantina.

Negli ultimi anni, grazie al fenomeno di Parasite, il cinema ha cominciato a raccontarci che ciò che sta sopra è solo un’illusione, che la verità è nascosta sotto la superficie, sotto i nostri piedi. Nel corso del film Massimo dovrà indagare sotto la superficie, dovrà ricostruire il suo passato e il suo presente e lasciare che la verità gli tolga di dosso la menzogna, come una doccia purificatrice (l’acqua in questo film è una presenza centrale).

America Latina è l’apice e la conclusione della prima parte della carriera dei D’Innocenzo. Con questo film i due registi hanno concluso un discorso e hanno contribuito ad aprire nuove e insospettabili prospettive nel cinema italiano.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

America Latina è un thriller che parla della contemporaneità e lo fa attraverso il dialogo tra sogno e realtà, luce e oscurità. L'interpretazione di Elio Germano accompagna lo spettatore nella mente di un uomo che deve scoprire chi è realmente affrontando i propri demoni.
Lorenzo Sascor
Lorenzo Sascor
Laureato in DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. In particolare, amo studiare i rapporti tra il cinema e i cambiamenti sociali e tra il cinema e i nuovi media.

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