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L’estate più calda, la recensione

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L’estate più calda è arrivata e ci ha preso alla sprovvista. No, non parliamo delle temperature che ci hanno trasformato in nostalgici del piumino invernale e in consumatori seriali di aria condizionata, ghiaccioli e cibi freschi e leggeri per resistere alla calura. E nemmeno dello sciopero congiunto di attori e sceneggiatori che sta infiammando i rapporti tra maestranze e studios oltre oceano.

È il titolo della seconda fatica del regista e sceneggiatore Matteo Pilati che, dopo l’esordio con Maschile Singolare del 2021, torna su Prime Video. Con quello che è stato da più parti ribattezzato il classico film estivo in formato piattaforma. Ma sarà davvero così?

L’estate più calda, un film che strizza l’occhio

Riprende il titolo dell’aspirante tormentone dell’Estate 2021, con spruzzi di parole e ritmi latini, lanciato da Pierpaolo Pretelli featuring Giorgina, cantante siciliana di madrelingua spagnola. Testo fresco che parla d’amore e rime baciate al punto giusto da sfiorare la leggerezza che fa tanto vacanza e voglia di sognare.

Strizza anche l’occhio ad un pubblico decisamente più adulto, citando e rievocando Uccelli di rovo, la serie del 1983 con Richard Chamberlain e Rachel Ward, con guest star come Barbara Stanwyck e Christopher Plummer. Prodotta da Warner Bros e trasmessa ormai 40 anni fa in Italia da Canale 5 in prima serata, avviluppò il pubblico italiano, con numeri che superarono i 10 milioni di spettatori, all’amore rovente e proibito tra un prete e una donna sposata.

L’estate più calda, la trama

Un paesino nel ragusano, assolato e affacciato sul mare. Una parrocchia di paese ancora scena centrale della vita quotidiana di adulti e ragazzi, guidata da un parrino che sa farsi amare e che accoglie giovani diaconi ancora ai primi passi nel servizio a Dio. Una villa d’epoca abitata da un gregge di alpaca sudamericani donata alla chiesa da una eccentrica nobildonna decaduta, che lì ci aveva vissuto con la sua compagna peruviana fino alla morte.

E un gruppo di ragazzi che in quell’antica e un po’ trascurata dimora animano un quasi modernissimo campo estivo per bambini. Con tanto di magliette colorate con la scritta “Estate in villa” e tante attività offerte, dall’aiuto nei compiti per le vacanze all’assistenza nella vicina spiaggia.

Una storia sospesa (o forse confusa?) nel tempo: non siamo ai giorni nostri, e questo si capirà per bene solo alla fine, ma non siamo neanche negli anni ’80 o ’90 che ultimamente vengono rievocati un po’ dappertutto.

E questo è il primo punto debole della trama. Che vorrebbe parlare dell’ultima estate delle prime volte e del grande salto nella vita vera, con elementi della tradizione e aspetti di un po’ forzata modernità. La mamma che entra in camera e trova la figlia a letto con il fidanzatino egiziano Omar e le ricorda che è tardi e che sta andando in chiesa.

L’estate più calda, il cast principale

Punto di forza del film una squadra giovane e convincente, impreziosita da due ospiti d’eccezione. Nino Frassica è Don Carlo, parroco simpatico il giusto, tanto bonaccione quanto ironico, che porta avanti la sua battaglia personale con pillole e medicine e un’età che avanza. Stefania Sandrelli è Carmen, una originale perpetua, più dedita alle sigarette e a impicciarsi dei fatti degli altri che a frequentare la casa del prete. Il suo è un cameo davvero gradevole per un’attrice di esperienza e che non ha bisogno di presentazioni. Il suo personaggio più che ben scritto sembra infatti molto ben caratterizzato ed interpretato, e funziona dall’inizio alla fine.

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E ora veniamo alla quota millennials. Il film vede l’esordio da protagonista di Nicole Damiani, attrice napoletana strappata ad un futuro come medico. Anni 22, scartata da Mare Fuori, una partecipazione ad una serie TV di casa Rai, Resta con me, un’esperienza di doppiaggio per il cartoon Red di Disney: tutto nel 2022.
La sua Lucia è una ragazza moderna e determinata, ma legata alle tradizioni e soprattutto alla sua terra e al suo paesino. Che sta per lasciare per trasferirsi a Roma a studiare Economia insieme al suo ragazzo. Interpretazione fresca e al tempo stesso accurata, il suo personaggio parla un piacevole siciliano e non dice mai cose banali. Decisamente convincente: è una ventata di novità che mancava nel panorama delle giovani attrici italiane.

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Valentina, come lei stessa si definisce “la vergine più vecchia del paese”, ha il volto di Alice Angelica, classe 1993. Palermitana di nascita, trasferita a Bologna per il DAMS, ha alle spalle un’esperienza maturata tra teatro, cortometraggi e spot pubblicitari.
Anche lei all’esordio sul grande schermo formato piattaforma, regala al suo personaggio, migliore amica un po’ impacciata e che non sa ancora che cosa fare della sua vita, una leggerezza ed una veridicità davvero interessanti. Non sembra mai stia recitando, ma non per questo non se ne avverte il talento. Riuscendo a riempire un carattere che avrebbe potuto scivolare velocemente nella caricatura.

L’estate più calda e i suoi moderni caratteristi

Completano il cast due personaggi dislocati nella trama in una assolata ma meno romantica Roma. Si tratta di Damiana, interpretata da Michela Giraud, attrice e conduttrice televisiva, già scelta da Matteo Pilati per la parte di Cristina nella sua opera prima. Ormai di casa su Prime, dove è presente anche nella serie Sono Lillo, la sua sorella agli arresti domiciliari, con cavigliera elettronica e ragazzo palestrato di contorno, si fa carico della quota comica della storia riuscendo nell’obiettivo.

Accanto a lei, un Giuseppe Giofré, ballerino e coreografo riconosciuto a livello internazionale, giudice ad Amici di Maria De Filippi 2023. Al suo Michele sembra destinata la quota muscoli in mostra e poco cervello. Ma per sua, e nostra fortuna, la camera lo ama, e le sue battute sono a tono e con i tempi giusti. Promosso… purché non ci prenda proprio il vizio.

Un prete impigliato nel rovo

No, tranquilli, non abbiamo di certo dimenticato il protagonista maschile de L’estate più calda. Don Nicola, giovane diacono di origini pugliesi, con un dolore nel cuore per la perdita della madre. Giunge in paese e porta scompiglio, soprattutto fra le due amiche inseparabili Lucia e Valentina. Ha il volto e il fisico scultoreo e mediterraneo di Gianmarco Saurino.

Pugliese di nascita, romano di adozione, almeno in campo artistico, come allievo diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, con un maestro come Giancarlo Giannini. Bello, bravo e con un curriculum di tutto rispetto, che lo ha visto in fiction televisive come Che Dio ci aiuti e Doc – Nelle tue mani, lasciate per quello che vuole essere il suo nuovo percorso. Dopo il fornaio omosessuale di Maschile Singolare e la partecipazione alla serie Netflix La legge di Lidia Poët, ha lui stesso dichiarato che non avrebbe mai immaginato in passato di essere adatto ad una rom-com, commedia romantica oltretutto in chiave estiva.

Ed ecco qui i nodi al pettine di questa Italia sotto il sole in chiave Amazon Prime. La sua recitazione a tratti se non stona, stride un po’ rispetto agli altri attori, risultando quasi fuori contesto. E non riuscendo soprattutto a restituire un’anima completa e credibile ad un personaggio tratteggiato a volto troppo ma in maniera non armonica con gli altri personaggi. A volte davvero poco, soprattutto nell’epilogo finale… Che vi lasciamo scoprire senza spoilerare.

Le conclusioni di un’estate più calda

Molte idee, ma confuse per un vorrei ma non posso che però siamo certi avrà comunque un certo successo di pubblico. Complici i volti scelti, soprattutto quello del protagonista, e lo stesso battage promozionale che lo vuole, proprio a tutti i costi tipici della “piattaforma della scatola”, il film estivo dell’anno. Si cavalcano un po’ troppo citazioni antiche e moderne, come quella della serie britannica Fleabag. In questo caso più per le scene intime e di sesso (sì, spoiler: ci sono).

E il punto è proprio questo: più che un espediente narrativo o un passaggio obbligato per raccontare i dubbi e le perplessità di un moderno prete con l’amante, sembrano piazzate apposta per infuocare una trama che, di rovo in rovo non dipanato, finisce per avvolgersi su sé stessa. Perdendo, strada facendo, la credibilità del racconto di uno spaccato di una generazione che si apre al mondo, lasciandosi alle spalle sogni, paure, esitazioni ed entusiasmi dell’ultima estate calda prima della nuova vita.

Dimenticavamo… Chicca finale del film, la canzone Fulmini di Francesca Michielin

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Una storia tutta italiana sotto il caldo cielo siciliano che coinvolge e convince, ma non troppo. Il motivo di fondo è chiaro e centrato, l'esperienza delle prime e delle ultime volte, dei nuovi incontri e degli ultimi addii. Alcuni personaggi sono molto credibili e centrati. Ma la trama, proprio sul più bello, si incaglia quasi e si perde per strada. Lasciando un po' di amaro in bocca proprio nel finale.

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