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Non dirmi che hai paura – Samia, la ragazza più veloce della Somalia, che ora giace nel Mediterraneo

Non dirmi che hai paura – La storia vera

Ci sono delle storie che più di altre colpiscono non per come sono raccontate, né per il loro contenuto puro e semplice, ma per la capacità di squarciare nettamente la scala di priorità personali obbligando ad una riflessione giocoforza definitiva. Non dirmi che hai paura è una di queste storie.

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Il suo merito risiede nella vitalità tragica della sua eroina, nella qualità beffarda e crudele della vita a certe latitudini, nella messa a fuoco di un’espressione generica, ma mai come in questo caso pertinente, ovverosia il non sapere di essere fortunati finché non tocchi in qualche concreto modo l’assenza di quella fortuna che si dava per scontata.

Dal Tribeca Film Festival, dove ha ottenuto la Menzione Speciale della Giuria per il Miglior Film Internazionale, passando per la scorsa Festa del Cinema di Roma, sezione Alice nella città, Non dirmi che hai paura – titolo internazionale Samia – ha viaggiato attraverso parecchio mondo come la sua protagonista per raccontare in modo diretto e genuino la gloriosa e sfortunata vicenda veramente accaduta della ragazzina somala più veloce del mondo.

Tratto dalla vita reale della giovane corridrice nativa della Somalia Samia Yusuf Omar, raccontata nel romanzo omonimo del film scritto da Giuseppe Catozzella, vincitore del Premio strega giovanile 2014, Non dirmi che hai paura narra di aspirazioni e resistenza, di tenacia e barbarie, di mondi piccoli che schiacciano mondi grandi, ed indirettamente della formidabile opportunità che possiede chi ha la sola fatica di dover raggiungere il proprio sogno e non, al contempo, la difficoltà di sopravvivere mentre si lotta per conseguirlo.

Non dirmi che hai paura – Trama

In proposito Samia (Ilham Mohamed Osman) ne possiede uno grande di sogno, diventare la donna più veloce del mondo nella corsa. La più veloce di Mogadiscio, la più veloce di tutta la Somalia, la più veloce dell’Africa, la prima donna somala a vincere un’olimpiade in una gara di corsa. La aiuta nell’allenamento il cugino coetaneo, Alì (Elmi Rashid Elmi), con cui si sfida ogni mattina in una corsa a perdifiato tra i loro quartieri malconci; dalla sua parte anche il padre, sostenitore della prima ora delle aspirazioni della figlia, uomo coraggioso, disponibile e di buoni sentimenti.

Nel frattempo la Somalia negli anni ’90 si capovolge, si parcellizza, autosabotandosi ferocemente con una serie di azioni terroristiche guidate dalle numerose bande di opposte fazioni più o meno fanatiche che si contendono la supremazia sul territorio a suon di intimidazioni, violenze e corruzioni. La famiglia allargata di Samia perde il fratello del padre che fugge in cerca di fortuna assieme ai figli, il padre stesso, ucciso da un attentato tra bande rivali, la sorella che parte col marito alla ricerca di un futuro migliore. 

La guerra civile somala, il fanatismo religioso, l’immigrazione ed il sogno di una bambina

Samia resiste, continuando ad allenarsi di nascosto perché ad una donna non è consentito neanche camminare per strada liberamente, figuriamoci fare sport: partecipa e vince a delle corse di rilevanza regionale, viene notata dal comitato olimpionico della Somalia che scommette su di lei e la porta a Pechino, nel 2009. Qui Samia corre rappresentando il proprio paese a diciassette anni, senza aver mai posseduto un paio di scarpe da ginnastica proprie, accanto ad atlete preparatissime con ben altra muscolatura.

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Arriva ultima e fa la storia, torna nel suo paese, che la perseguita perché si è mostrata senza velo in una gigantesca arena sportiva, ed è costretta a partire definitivamente alla volta dell’Europa. Il suo viaggio della speranza, dopo deserti, prigioni libiche, barche disastrate, sete, fame e sfinimento, termina in mare, nel tentativo di raggiungere uno dei pochi salvagenti gettati in acqua dall’impietosa guardia costiera italiana che stava respingendo la sua imbarcazione.

Non dirmi che hai paura – Recensione

Annega Samia, e con lei diciassette anni di tenacia e soprusi, raccontati però con vivace solarità e dramma contenuto dalla regia di Yasemin Samdereli, in collaborazione con Deka Mohamed Osman, in cui si alternano il presente del viaggio a lunghi flashback con Samia bambina. Più si va indietro nel tempo più si percepisce la nascita del suo sogno e della sua personalità, un’armonia spezzata dalla politica balorda, dall’integralismo religioso, da adulti che giocano alla guerra e manipolano altri uomini.

Così cambia il cugino bambino, da miglior amico a nemico, per necessità di trovare un posto, un disperato lavoro, e che ora la obbliga a partire, andando incontro alla morte. Trafficanti di esseri umani, odiosa burocrazia, accoglienze negate, un copione frequentissimo, di cui non percepiamo la profonda crudeltà, fino a che non è troppo tardi e si piangono cadaveri marini, o arrivano storie toccanti racchiuse in libri o film schietti, come questo, a ricordarcelo.

Un sequel di Io capitano che non vorremmo conoscere

Già Garrone con Io capitano aveva fatto il suo, attraverso i crismi di un racconto di formazione alterato, a tratti onirico, specie nei momenti più duri. Non dirmi che hai paura sembra continuare quel film, rivelandoci come le cose non finiscono bene, anche quando, paradossalmente, esistono presupposti oggettivi per risolvere la crisi, in questo caso una guardia costiera di fronte.

Samia rappresenta la non paura, la perseveranza nella difficoltà, una scelta libera che sacrifica se stessa pur di rimanere fedele al proprio ideale. Avrebbe avuto altra strada se il mondo si fosse comportato diversamente, ma anche se fosse semplicemente nata dalla parte opposta del globo, dove una donna può diventare atleta, dove non si è costretti a scappare dalla propria casa, dove non bisogna scegliere se morire di sete o morire annegati.

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Non dirmi che hai paura – Cast

Non dirmi che hai paura gioca sulla naturalezza e la sorprendente espressività di un cast ottimamente studiato, dalla bambina all’adolescente, ad ogni membro della famiglia, occhi, arti, pelli, da ogni cosa traspare amore per questa storia, ma anche orgoglio e bisogno di normalità, quella stessa normalità che fa assomigliare la vita di Samia a quella di chiunque altra ragazza con il medesimo sogno. Se non fosse per un finale insopportabilmente ingiusto.

La Somalia descritta è quella di Ilaria Alpi e del suo omicidio, quella in balia del buio di se stessa, sporca e cattiva, dei traffici illeciti e dei contingenti internazionali, qui ascoltata di straforo, senza sangue né melodramma, in una dignità incredibilmente sostenuta.

Un popolo che conosce la vita, sé stesso e il proprio valore e vuole solo vivere. Samia lo rappresenta con la sua forza indomita, perché di correre, comunque, lei non smette mai. Anche adesso, ovunque si trovi. Ogni sogno implica una lotta, Samia ha pagato caro, ed ha fermato la storia. 

Non dirmi che hai paura – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La storia della diciassettenne somala Samia Yusuf Omar che arrivò alle Olimpiadi di Pechino come velocista, ma che annegò a largo delle coste italiane poco pochi anni dopo, nel tentativo di raggiungere l'Europa e un nuovo futuro. Dall'omonimo romanzo Premio Strega giovanile, la storia vera di un sogno, di una bambina che non aveva paura di rincorrerlo, di un paese martoriato, di un viaggio della speranza, di una storia cambiata solo a metà che ci obbliga a riflettere sulle nostre fortune.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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