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Breaking the ice – il debutto sul ghiaccio di Clara Stern

Presentato in anteprima allo scorso Festival di Tribeca, Breaking the ice è una creatura cinematografica dell’austriaca Clara Stern, già autrice e direttrice di cortometraggi di successo, che, forte degli insegnamenti di Haneke, suo maestro, affronta qui un coming of age tempestoso ed immaginifico tra le lame del ghiaccio di una squadra di hockey femminile.

Storia di identità sessuali da mettere a fuoco, di rapporti sfiorati, desiderati e mancanti, di responsabilità verso i familiari e verso i propri sogni futuri, tutto negli occhi e sulle spalle di una giovane ragazza, che deve imparare a decifrare se stessa e i motori del proprio agire.

Breaking the ice

Breaking the ice – Trama

Mira (Alina Shaller) è il capitano delle Dragons: disciplinata, rigorosa, chiusa in se stessa, come il ghiaccio su cui sfreccia con i pattini. E’ attratta dalle donne senza averlo mai detto e il suo destino sembra inchiodato da e ad una famiglia complessa.

Suo fratello maggiore è scappato di casa dopo aver causato un incidente in cui la nonna di Mira è morta; la madre, dolorosamente orfana per mano di suo figlio, è isolata in un sentimento di inquietudine, memoria ed attesa; il nonno perde man mano cognizione delle piccole e delle grandi cose.

Sullo sfondo la tenuta di famiglia che imbottiglia vini con fatica crescente e successi altalenanti; e poi c’è lo sport, l’hockey, ossia lo sfogo, il riscatto, l’adrenalina di tutta la vita. Vita che Mira implode dentro sé invece di lasciar fluire come dovrebbe.

Fortuna vuole che una nuova allieva sia introdotta in squadra: Theresa (Judith Altenberger), giocatrice molto dotata, che ambisce ad un pubblico più vasto e cerca una chance per essere reclutata negli Stati Uniti. La ragazza si rapporta a Mira sin da subito in modo diretto, spontaneo, cercando un contatto autentico ed alla pari.

Nasce tra le due un rapporto conflittuale di attenzione, attrazione e rifiuto, sul quale plana dal nulla a chiarificare e insieme complicare le acque il fratello scomparso di Mira, Paul (Thobias Resch). Questo inedito trio vivrà avventure notturne rivelatrici, oniriche, inquietanti, riuscendo a far attraversare ai suoi componenti una nuova alba della vita.

Breaking the ice

Breaking the ice – Recensione

Breaking the ice, ovvero rompere il ghiaccio, è il riferimento fraseologico alle barriere che porta con sé la protagonista, mura ghiacciate da cui non deve trapelare la minima fragilità o indecisione, perché così si comporta una vera capitana. Mura ghiacciate che devono sgretolarsi per far passare la vera identità di chi prova sentimenti diversi da quelli comuni ed ha un carico di dolore da non poter spiegare né condividere con nessuno.

Il capitano di una squadra è il giocatore migliore del gruppo, sotto tutti i punti di vista, come tuona la sanguigna coach delle Dragons, e Mira questo fa, porta a casa il risultato. Ma è sola, intimamente silenziosa, non conosce davvero l’altro perché mette sempre una distanza, per paura, diffidenza, mancanza di speranza, è una giovane donna sola, e sembra non accorgersene.

Paul mentore, demiurgo di fantasie, pioniere di rivelazioni

Così appare Paul, mentore e furfante, demiurgo della fantasia, che beve la notte e se la vive, autore ed attore dei suoi mille racconti sempre diversi, di identità e vite che racconta, una in contraddizione con l’altra, come un cantastorie fasullo la cui missione è togliere al mondo ghiacciato di Mira il freddo che lo blocca, farle conoscere la verità delle relazioni, la possibilità di esporsi, senza farsi, per questo, male.

In questo modo le carte in tavola si scombinano e si ricompongono in un ordine nuovo ed inedito che chiede solo una cosa: essere accettato. Le partite non vanno come dovrebbero, si fatica a star dietro agli allenamenti, ma Mira e Theresa si piacciono, si capiscono, si scoprono: hanno qualcosa in comune e non hanno paura di dimostrarselo.

Coming of age semplice ed allegorico sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale

La stessa famiglia di Mira, torna man mano a respirare, perché il fantasma che aleggiava su di loro, si palesa, anche se per poco, a chiedere scusa, a dire ci sono, a dimostrare che oltre la ferita, non c’è rancore, né perdono, c’è profonda comprensione ed affetto.

Breaking the ice è un racconto semplice e al tempo stesso allegorico, ben legato al tema dell’identità di genere/sessuale, attraverso una dicotomia evidente tra l’eccitazione da campo di ghiaccio infuocato durante una partita e la variopinta, folle vita notturna del disordinato trio.

Breaking the ice

Dimensione diurna dell’agonismo e dimensione notturna dei rapporti autentici

Da una parte le telecamere volano attorno alle corse e agli scontri testa a testa tra le giocatrici, accanite e determinatissime a non essere superate da nessuno, restituendo la vitalità personale ed universale delle vere partite di hockey.

Dall’altra la dimensione notturna, che lascia il bianco stolido del giorno alle spalle e si cala nei chiaroscuri ambrati di pub e discoteche, tra costumi improbabili, trucchi improvvisati, scambi di ruolo e mille giocolerie da volpi del palcoscenico, che scaldano l’ossigeno glaciale viennese e fanno sognare caldi paradisi oltreoceano.

Breaking the ice

La sceneggiatura classica, ma efficace, segue da vicino Mira, i suoi diversi punti di vista, gli errori di valutazione, le esitazioni, gli slanci vittoriosi fasulli ed autentici, con piglio e brillantezza, senza sorprese evidenti, ma con un meritorio gusto personale.

Il ritmo non cala mai, restando all’altezza dell’interesse di giovani spettatori che possono naturalmente ritrovare nel film qualcosa delle dinamiche e dei tormenti affini alla loro età. In questo senso molta parte fa la musica, assai presente in tutta la storia, accompagna i pensieri e cambiamenti d’animo, repentini e non delle giovani protagoniste, una cavalcata pop che parla di voglia di vincere e di affermazione di sé.

Breaking the ice – Cast

Cast interessante: la Shaller e la Altenberger non potrebbero essere più diverse, ma è palpabile la curiosità che le muove e le attira, specie per la seconda, a conoscere e riconoscere un pezzo di sé, che mai si sarebbero aspettate di poter condividere.

Parte da leone per Reisch, assoluto protagonista del suo, bello e fintamente maledetto, guascone farabutto ed adorabile canaglia, che rende le scene notturne pezzi di teatro a se stanti, performance isolabili e tematiche, in cui si esprime meglio, con più originalità e competenza, lo stesso spirito della Stern.

Breaking the ice

Breaking the ice è un film di corpi che si incontrano tra le strade fredde della Vienna mattutina, si scrutano nudi allo specchio o sotto la doccia nel tentativo di coprirsi o scoprirsi nelle proprie vulnerabilità, si scontrano sul ghiaccio per darsi la scossa risolutiva, si accettano liberi di essere se stessi.

Altro film, di spettacolare riuscita, ambientato in parte sui pattini da hockey, con oggetto identità di genere e pulsione sessuale è stato Close di Lukas Dohnt, uno dei migliori film della stagione, che aveva dalla sua una magistrale direzione dei giovanissimi attori ed una tensione drammatica ipodermica altissima e straziante.

Breaking the ice, anche se non arriva ai medesimi livelli, ritrova nel ghiaccio dell’hockey quello stesso terreno in cui succedono cose, ma manca la parola, la consapevolezza, il coraggio di dirle. Eppure riesce a confermare una volta di più che sapere di aver partecipato ad essere se stessi è il passo più importante di quella grande manovra che chiamano -male- “adultità”.

Breaking the ice – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Mira è scissa tra l'amore per l'hockey, la tenuta vinicola di famiglia, una nuova giocatrice in squadra dalla quale è attratta e il ritorno del goliardico fratello scomparso. Un coming of age sull'identità di genere e sull'orientamento sessuale tra i ghiacci della competizione agonistica e la vita notturna libera ed immaginifica. Montaggio sincopato, colonna sonora che si fa notare, prove di maturità registica e cast ben assestato.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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