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Il principe d’Egitto ha compiuto 25 anni

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Il secondo film d’animazione della casa di produzione DreamWorks, Il principe d’Egitto, è a venticinque anni dall’uscita, un’opera importante e indimenticabile.

Uscito il 18 dicembre del 1998 per la regia di Brenda ChapmanSimon Wells Steve Hickner, e primo film DreamWorks realizzato con un’animazione tradizionale, Il principe d’Egitto è un remake de I dieci comandamenti del 1956.

Il film è un adattamento della storia di Mosè raccontata nel libro biblico dell’Esodo: il libro narra del profeta incaricato da Dio di guidare il popolo ebraico verso la terra promessa.

L’opera è doppiata in lingua originale da attori come Val KilmerRalph FiennesMichelle PfeifferSandra Bullock.

Con un ottimo incasso al botteghino, Il principe d’Egitto si guadagna un Oscar alla migliore canzone (When You Believe); il successo del film porterà la DreamWorks a realizzare anche un prequel nel 2000, Giuseppe – Il re dei sogni.

Il principe d'Egitto

Il principe d’Egitto: la trama

Mosé è un bambino di origini ebree ritrovato dalla famiglia reale d’Egitto sulle rive del Nilo. Viene portato subito dal Faraone che lo adotta e lo cresce come fosse suo figlio.

Quando Mosé scopre la verità sulle sue origini dovrà scontrarsi con la famiglia che lo ha cresciuto. Al centro della storia c’è infatti il rapporto tra due uomini ignari di avere sulle loro spalle un destino prescritto fin dalla nascita: Ramses, l’erede al trono d’Egitto, è pronto ad assumersi l’eredità di un potere sia civile che divino, Mosè invece è colui che libererà il popolo ebraico dal giogo della schiavitù.

Durante il film Mosè pronuncia spesso parole d’affetto dedicate proprio al fratellastro Ramses, mostrando come la sua anima rimarrà per sempre legata alla terra d’Egitto che lo ha cresciuto.

Il principe d'Egitto

Il principe d’Egitto: la recensione

Il principe d’Egitto è un film d’animazione che ci mostra con sincerità e realismo la situazione sociale e politica dell’Egitto dell’epoca: le persone ebree vivevano quotidianamente sui loro corpi la violenza e lo sfruttamento del governo egiziano.

Entrambi i protagonisti del film si assumeranno le dolorose conseguenze di uno scontro che stravolgerà i loro diversi destini. I registi realizzano il film tenendo fede allo spirito del testo biblico concedendosi solo alcune licenze poetiche: vogliono infatti che l’opera arrivi a un pubblico ampio andando anche oltre i canoni di un’epica animata adatta ad ogni età.

È importante ricordare che il lungometraggio mette in scena il famoso episodio biblico delle dieci piaghe d’Egitto (acqua mutata in sangue, rane, zanzare, mosche velenose, mortalità del bestiame, ulcerazioni, grandine, locuste, tenebre, morte dei primogeniti) di cui l’ultima sconfiggerà il potere egizio concedendo agli Ebrei di partire per la Palestina sotto la guida di Mosè.

La scena dell’ultima piaga è la più emozionante di tutte: la luce bianca che entra nelle case togliendo la vita ai figli primogeniti non è simbolo di speranza ma al contrario rappresenta morte e lutto.

Così il Faraone Ramses e Mosè risultano due facce della stessa medaglia poichè entrambi lottano per il “bene” del proprio popolo con la stessa violenza, quella del genocidio.

Al termine del film, quando agli ebrei è concessa la libertà di partire non c’è spazio per esultare, infatti Mosè si lascia andare ad un pianto di sconforto, perché conscio che il suo popolo ha conquistato la libertà ad un prezzo troppo alto.

Il buon lavoro della DreamWorks

Il principe d’Egitto fa sorgere inevitabilmente il paragone tra la DreamWorks e la Disney, attaccata all’epoca per i toni dark de Il gobbo di Notre Dame e passata ad atmosfere più tenui con Hercules e Mulan.

La DreamWorks invece punta su un prodotto più adulto, pensato come un film per un largo pubblico con una narrazione che prevede più passaggi tragici e drammatici.

In ogni caso, dall’uso delle canzoni, al doppiaggio di voci famose, passando per la costruzione di antagonisti volutamente pensati in chiave comica, si percepisce chiaramente l’influenza della casa Disney.

Ma il film si regge da solo, soprattutto nei passaggi più drammatici, grazie alla tecnica d’animazione che va dal gioco di luci nella scena animata dei disegni murali (durante la quale Mosè scopre il suo passato), alla rappresentazione delle piaghe d’Egitto, alla resa molto realistica della divisione delle acque Mar Rosso.

Insomma Il principe d’Egitto è assolutamente un film da prendere come modello non solo in chiave narrativa, ma anche nell’auspicio di un ritorno all’animazione tradizionale, ormai non più una regola nell’industria americana.

Le conclusioni

Il principe d’Egitto dunque, anche a distanza di 25 anni, rimane un’opera emozionante sia per chi è credente sia per chi non lo è, dato che mantiene un tono epico smorzato talvolta da qualche canzone più scanzonata.

Lo stile classico con cui sono disegnati i luoghi dell’Egitto, gli stessi personaggi e la colonna sonora di Hans Zimmer e Stephen Schwartz hanno reso la pellicola un capolavoro degli anni novanta.

Il principe d’Egitto è un inno di gloria al percorso di un “salvatore”, Mosè, un uomo destinato a compiere una grande impresa attraverso un cammino difficile fatto di dolore e sacrificio, ma anche di fede e speranza.

PANORAMICA

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Il principe d'Egitto, lungometraggio del 1998 prodotto dalla DreamWorks, è un film d'animazione amato sia dagli adulti che dai bambini. Esso mette in scena la dolorosa storia del popolo ebraico, al di là di ogni retorica.
Silvia Lopes
Silvia Lopes
La mia più grande passione è il cinema, fonte di vita e di crescita continua. Mi piace il cinema d’autore e quello di genere, amo i thriller ma non mi dispiacciono i film storici o drammatici. I miei grandi nomi sono Tarantino, Scorsese, Allen, Spielberg.

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