Gli amati racconti delle principesse Disney non sono estranei alla mitologia classica e, tutti, da “Biancaneve e i setti nani” a “La principessa e il ranocchio”, hanno tratto ispirazione da materiale esistente per creare uscite animate per famiglie. Questo è anche il caso di “Mulan” del 1998, che ha utilizzato un pezzo secolare di folklore cinese per creare la storia della prima principessa Disney asiatica. “La ballata di Mulan” ha ispirato innumerevoli adattamenti nel corso degli anni. Dopo 22 anni dall’uscita del film d’animazione, Mulan approda direttamente sulla piattaforma Disney+ e fa il suo ritorno in un remake live-action, diretto da Niki Caro.

Mulan

Sebbene non sia prettamente un classico, Mulan ha lasciato lasciato un’impressione duratura su una generazione di ragazze che si sono ispirate alla figlia rispettosa che supera le sue paure per diventare una formidabile guerriera. Come nell’originale, Mulan prende il posto del padre malato (Tzi Ma) quando l’Imperatore della Cina (Jet Li) emette un decreto secondo cui un uomo per famiglia deve servire nell’esercito imperiale. Mulan, che si sente soffocata dal fatto che le persone vogliano solo che lei prenda marito, prova un senso di libertà quando si traveste da uomo, lascia la sua casa e si arruola nell’esercito per combattere. Il film inizia lentamente, soffermandosi su ogni dettaglio squisitamente realizzato, eppure a volte vacilla leggermente a livello di storia, sentendosi allo stesso tempo affrettato, troppo lungo e stranamente leggero nello sviluppo del personaggio. In effetti, conosciamo a malapena Mulan. Viene presentata da bambina, selvaggia e spensierata che corre per il suo villaggio. Ma non è solo uno spirito libero in questa versione: in realtà ha poteri magici che la rendono un’acrobata naturale e, in seguito, una guerriera. La ragazza scopre così la sua forza non sfruttata attraverso il suo allenamento. La determinazione a rendere onore alla sua famiglia è evidente in tutto ciò che fa. Yifei Liu assume il ruolo iconico delle protagonista con facilità, irradia sicurezza mentre si allena e combatte nelle scene di battaglia più epiche. La forza della protagonista si manifesta proprio in quello che fa, e non in quello che dice.

Mulan

La nuova versione, dunque, conserva la struttura essenziale, ma non è un pigro copione fotogramma per fotogramma dell’originale. Mulan ha acquisito una sorella minore, senza in realtà alcuno scopo particolare, e anche un avversario soprannaturale nella persona mutaforma di una strega interpretata ostinatamente ma coraggiosamente, dalla leggendaria Gong Li, che rappresenta la versione femminile di ciò che Mulan avrebbe potuto diventare: fuori luogo, mai accettata nel mondo degli uomini e indurita dal rifiuto. Nel film, scompare invece Mushu, lo spiritello degli avi della famiglia con le sembianze di un piccolo drago rosso, ma non si soffre molto per la sua perdita. Mushu era già un elemento controverso in Cina quando l’originale fu rilasciato, quindi il film ha scelto una manifestazione più tradizionale degli antenati di Mulan sotto forma di una graziosa fenice che appare durante i momenti cruciali. È certamente meno loquace, ma fondamentalmente serve allo stesso scopo, offrire la motivazione a Mulan nei momenti di avversità, anche se il concetto non è mai completamente esplorato, quindi la sua presenza non aggiunge davvero il peso emotivo previsto a quelle scene.

Mulan

Nessuno nel live-action scoppia a cantare, ma non è certo una sorpresa, dato il realismo e il tono più cupo del film che comunque non perde gli elementi comici del film animato. C’è molto umorismo nei tentativi di Mulan di nascondere la sua identità ai suoi commilitoni e, il cameratismo tra la nostra eroina e le altre reclute, è altrettanto affascinante e credibile quanto lo era in forma animata, specialmente quando si tratta della sua chimica con l’inconsapevole Honghui (Yoson An). Mettere Mulan sullo stesso piano del suo potenziale interesse amoroso è una scelta narrativa molto più intelligente rispetto al flirt con il suo ufficiale di comando Li Shang presente nella versione animata, consentendo una rivalità competitiva che mantiene credibilmente i due nell’orbita dell’altro. In ogni modo, il film non dimentica assolutamente il suo precedessore, ma questa versione del 2020 sembra essere più tempestiva. Tematicamente il film non vuole sfidare gli ingiusti stereotipi di genere o rovesciare il patriarcato, ma spinge ad avere la libertà di essere fedeli a se stessi e di coltivare i propri doni unici.

Mulan

La spinta della Disney verso i remake live-action sta diventando sempre più frequente, da “Il libro della giungla” a “La bella e la bestia”, fino ad arrivare all’accoglienza inaspettatamente divisiva de “Il Re Leone”. Mulan forse è il miglior esempio di come sposare l’originale con qualcosa di nuovo. “La ballata di Mulan” è sempre stata una storia epica sul potere di essere se stessi in un mondo non pronto ad accettarlo, una storia che probabilmente avrà sempre una risonanza. Nel film di Niki Caro, questa storia viene portata avanti con eleganza ed energia. Le immagini del film sono assolutamente ammirevoli. Ogni singolo scatto è mozzafiato. La regista ha messo tempo e cura in ogni colpo ampio e ravvicinato. Mulan è sostenuto da una serie di sequenze di combattimento sbalorditive con influssi wuxia che sono davvero elettrizzanti. Dall’urgenza e dal terrore di una battaglia sulla montagna al combattimento corpo a corpo che prende piede nell’atto finale. Mulan è una vera epopea d’azione. Ed è un vero peccato non godersi l’epico spettacolo sul grande schermo. Ma oltre alla visione emozionante, si rivela anche un racconto stimolante in un modo nuovo e sorprendente, una rivisitazione inventiva che deve tanto sia al materiale d’origine cinese che al suo predecessore animato, trasformando il personaggio da un’esuberante principessa Disney maschiaccio in una vera guerriera.

Voto Autore: 3.5 out of 5 stars