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Odio il Natale – Recensione della serie con Pilar Fogliati

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Odio il Natale è tante cose messe assieme. Si tratta di una serie che può essere descritta utilizzando svariate parole chiave.

More of the Same è la prima tagline a venire in mente. Odio il Natale infatti presenta una trama vista e rivista, un qualcosa che non colpisce per originalità. La serie si presenta di fatto come un remake di un altro prodotto già esistente.

Eppure, nonostante tutto questo, i contenuti sono scelti ad hoc perché obiettivamente rientrano in un novero narrativo molto ricercato dal pubblico. Finalmente Netflix ha cominciato a parlare dei trenta come età fondamentale della vita. Un segmento anagrafico che gli adolescenti hanno sempre soppiantato (almeno al cinema).

D’altronde, non ci sarebbe stata una seconda stagione se qualcosa di buono non fosse venuto fuori dal primo appuntamento.

Alla pari della serie spagnola Valeria, Odio il Natale si concentra sulle ansie dei trentenni, scandagliando le linee comuni di un’età francamente maledetta (almeno per le generazioni che la vivono a cavallo della pandemia).

Freschezza. Questa è un’altra parola da utilizzare per analizzare il computo di questa serie. Il merito va a Pilar Fogliati, mattatrice indomita dello show. Se si cancellasse tutto il resto e restasse lei da sola a parlare verso la telecamera, Odio il Natale sarebbe comunque una serie godibile.

Oltretutto, pur dovendo ammettere la leggerezza dei contenuti, il risultato finale è un prodotto che riesce a interessare senza però appesantire. Viene trattato un tema tutto sommato stringente, con audace delicatezza.

Non ci si annoia mai ma non si perde nemmeno il filo del discorso.

Ansia. Forse questa è la parola che meglio cinge lo scorrere degli eventi di Odio il Natale.

odio il natale

Odio il Natale – Tradizione vs futurismo

Il Natale è solo il contesto che viene scelto per foderare gli eventi di un qualcosa di comune, adatto a tutti. Il Natale significa speranza ma è anche una festività in cui si tenta di tirare un po’ le somme. Spinti da desideri di autorealizzazione, si arriva a valutare il bilancio delle attività annuali.

Chi più di un trentenne sente questo spirito di confronto? Imbevuti di un misto tra tradizione e futurismo, i millennials sono una delle generazioni più emotivamente travagliate. Lo è anche Gianna, protagonista di Odio il Natale.

La ragazza vive in un costante stato d’ansia e insoddisfazione. Di cosa? Del futuro, delle relazioni (amicali e familiari) ma soprattutto non vive con agio il rapporto con l’amore.

Come ogni trentenne che si rispetti sente da un lato la pressione della famiglia, ma dall’altro anche una fervente attrazione per il superamento di paradigmi sociali e stereotipi (ciò che realmente la fa sentire mal conciliata con il mondo che la circonda).

Per introdurre questo sentimento, Odio il Natale mostra come Gianna sia da un lato costretta dall’altro determinata nel cercare un fidanzato prima della vigilia. Molto apprezzato il riferimento a Love Actually, preso come spunto per far capire quanto la ricerca di una relazione investa la vita di ognuno di noi.

Gianna, proprio come i protagonisti del film cult inglese, ha bisogno di dare forma al suo io, di proiettarlo all’esterno verso qualcuno che possa ricambiare il suo modo d’essere come una sorta di specchio. La riflessione finale è confortante, perché Odio il Natale pone un’unica e grande domanda: stare da soli è così tedioso?

Una ragazza di trent’anni è a metà tra razionalità e istinto. Tra consapevolezza e incoscienza. Insomma, una generazione di mezzo che poco sa quel che vuole.

Quanti motivi per vederla

Sì, Odio il Natale è una comfort series, un qualcosa che si avvicina molto a un prodotto mordi e fuggi. Non si può negare tuttavia che chiunque sia nato tra il 1982 e il 1999, venga comunque attratto da un contesto scenico avvolgente e che di fatto riesce a cogliere le sensazioni di tanti millennials. Forse di tutti?

Ridondanza. Ecco una parola che poco si sposa con la serie. Una parola chiave all’opposto da non considerare, dato che la tematica trattata (molto diffusa ma commercialmente nuova) coglie il segno di una generazione intera.

Pilar Fogliati ha il merito di tenere insieme il tutto. Un’attrice migliore per questo tipo di ruolo non poteva essere trovata. Sembrano passati anni luce dall’uscita del video in cui imitava i diversi dialetti che costellavano la città di Roma. Eppure con Odio il Natale è uscita fuori tutta la sua bravura, tutto il suo estro.

A tratti comica, a tratti drammatica e certe volte (spesso) buffamente divertente, è un grande motivo per farsi trascinare a vedere il prodotto in questione. Incarna alla perfezione il messaggio ultimo che vuole lanciare Odio il Natale, ovvero che l’unica regola nella vita è che non ci sono regole.

Bisogna seguire l’istinto, il cuore e il buon senso. Non bisogna farsi trascinare a fondo da schemi non ci appartengono, da tradizioni desuete e nemmeno troppo sacrosante.

Ci vuole poco per scoprirlo, basta una serie comfort durante le feste natalizie. Un qualcosa di molto semplice che però può aprire gli occhi con una leggerezza sorprendente. Odio il Natale è tutto questo e non può sembrare poco.

odio il natale

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Odio il Natale offre con grande semplicità e leggerezza uno spaccato fedele di cosa voglia dire nel 2023 avere trent'anni. Pilar Fogliati convince e attira in questo prodotto poco originale ma mai e per nulla al mondo banale.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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