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Ribelle – The Brave

Scozia, V secolo. Merida è la giovane principessa di uno dei quattro regni che reggono la regione. È un’adolescente ribelle e testarda, restia alle regole che il suo rango, e sua madre, le impongono. Anziché danzare o recitare, preferisce cavalcare nei boschi e tirare con l’arco che suo padre le ha regalato da piccola. Ne va da sé che il rapporto con la severa madre non sia dei migliori, ed esso precipita definitivamente il giorno in cui la regina invita a palazzo le altre tre fazioni per decidere a quale erede assegnare in sposa Merida. La ragazza decide così di fuggire e nel bosco incontra una strega, dalla quale ottiene un incantesimo per far cambiare sua madre. Il fatto è che la regina non cambia interiormente, ma all’esterno, trasformandosi in orso, animale che anni prima ha fatto perdere al re una gamba. In base all’incantesimo Merida avrà solo due giorni di tempo per ricomporre la frattura con la madre, altrimenti la donna sarà destinata a rimanere orsa per sempre. Ne nasce un’avventura piuttosto lineare ma comunque accattivante, che rende Ribelle – The Brave uno dei migliori film Pixar degli ultimi anni.

Ribelle – The Brave

Il film, datato 2012 e vincitore dei tre principali premi cinematografici come miglior film d’animazione nel 2013 (Oscar, Golden Globe e BAFTA), ha avuto una genesi molto complessa. Inizialmente affidato a Brenda Chapman (Il Principe d’Egitto), la regista ha diretto solo la prima parte della pellicola, per poi essere allontanata dalla Disney a causa di divergenze creative, e sostituita con il braccio destro di Brad Bird in molti film Mark Andrews. Questo cambio in corsa, che spesso accade specialmente nei film d’animazione, si sente eccome. La pellicola è chiaramente spezzata a metà, con la prima parte molto più interessante della seconda, già a partire dal prologo che precede il titolo del film (Brave, tradotto in modo incomprensibile nella versione italiana). Come quasi sempre accade, con i prodotti Pixar, l’incipit è fondamentale per comprendere appieno quello che accadrà in seguito (Up e Wall-E in questo senso insegnano), e quello di Ribelle – The Brave non fa certo eccezione, risultando uno straordinario esempio di introduzione intelligente e accattivante all’interno della trama e delle dinamiche famigliari, protagoniste della vicenda. C’è un trauma da cui scaturisce la trama. Ecco che allora la prima metà del film si concentra sul completamento della psicologia di Merida, adolescente ribelle di oggi trasportata in un altro tempo, mentre la seconda è la più classica delle avventure Disney, con una missione da compiere in un tempo limitato per evitare conseguenze terrificanti. Inutile dire come la vera forza del film, quella che l’ha reso un successo di pubblico e critica,  stia tutta nella prima ora.

Ribelle – The Brave

Questa differenza si sente anche, e molto, sul piano ideologico. Merida, per la prima parte del film, viene presentata come il personaggio forse più femminista che la Disney abbia mai portato in scena. Se l’ambizione di quasi tutte le precedenti eroine Disney e Pixar era (quasi sempre) quella di diventare principesse o comunque ascendere di grado sociale, Merida sogna esattamente l’estremo opposto. Lei è già una principessa, ma non ha nessuna voglia di vivere come tale. È un’inguaribile ribelle già a partire dal look:  un vestito blu scuro più comodo che elegante e un inferno di riccioli incandescenti sulla testa, mai pettinati, rendono il personaggio una delle migliori creazioni a livello strettamente visivo che si ricordino, almeno da parte della Pixar. Ma è a livello caratteriale che Merida tradisce una forte indole iconoclasta verso la sua condizione. È un maschiaccio ad ogni livello, dal rapporto migliore col padre e coi fratellini che con la madre, alla tendenza a svolgere attività (per l’epoca) assolutamente maschili.  In più, elemento da non trascurare, Merida è un’adolescente. L’espediente dell’età non serve solo a giustificare il conflitto madre-figlia, ma anche ad allargare il pubblico (specialmente quello rosa). Ormai, portando sullo schermo ragazze acqua e sapone, ambiziose nel modo meno virtuoso possibile, senza altre ambizioni se non quelle di essere belle o amate, non si va più molto lontano (e per fortuna). Servono eroine forti e dotate di personalità d’acciaio, con degli ideali, dei valori, dei sogni più grandi, magari non materialmente, ma a livello morale. Va detto che un percorso di emancipazione simile la Disney lo sta portando avanti da decenni (almeno dalla Belle de La Bella e la Bestia), ma non aveva mai messo le cose in chiaro con la prepotenza che caratterizza il personaggio protagonista di Ribelle – The Brave.

Ribelle – The Brave

Il fatto che però non ha permesso a Merida di diventare un’autentica icona femminile a 360°, una perfetta immagine della situazione femminile pochi anni prima che essa esplodesse con forza in seguito al Movimento Me Too, è il suo repentino cambiamento nel corso di Ribelle – The Brave. Non perde mai il suo carattere combattivo, questo è vero; tuttavia il fatto che lo incanali verso una missione specifica fa sì che il personaggio tradisca in buona parte i suoi ideali. I molti confronti che Merida intrattiene con la madre-orsa, suonano spesso come lenti passi verso un edulcorazione del modo di essere di Merida. In vari punti sembra quasi chiedere scusa alla madre per essere la ragazza e il carattere che è. Ciò va in cortocircuito con il modo in cui era stato presentato il personaggio nella prima parte e in generale contro il messaggio che il film si proponeva di passare. E se è vero che nel finale trionfa l’emancipazione della principessa, che lascia partire i pretendenti per essere erede al trono “single”, ciò avviene solo per un episodio contingente (ovvero il cambiamento d’idea di sua madre), non per un vero raggiungimento del potere da parte della ragazza. Il finale è infatti la parte che funziona meno dell’intero film, e che rischia, per giunta, di mettere in ombra un personaggio per larga parte del film estremamente riuscito e à la page.

Ribelle – The Brave

Il tutto correlato con alcune lacune di trama, specialmente nella seconda parte del film. Su tutte la scomparsa troppo rapida e mal giustificata della strega che causa lo sconvolgimento che genera l’avventura, e la trasformazione in orsetti anche dei piccoli fratellini di Merida, perfettamente inutile ai fini dell’intreccio. Ma dal punto di vista tecnico Ribelle – The Brave è quanto di meglio si sia potuto vedere nel cinema d’animazione negli ultimi tempi. Si è già parlato del concept dei personaggi, semplicemente perfetto. Ma l’aspetto che forse colpisce di più dell’animazione del film è senza dubbio quello del contorno, dei paesaggi e della natura della Scozia pre-medievale. Già la sequenza introduttiva lascia vedere dei boschi che sembrano riprese di un grande direttore della fotografia, limpide come poche volte si è potuto ammirare nel cinema dei cartoni animati. Colpisce anche un uso del colore e delle atmosfere che varia dalla bellezza di una giornata di sole alla cupa nebbia dei picchi più alti e alla notte più nera, illuminata da fuochi meno rossi soltanto dei capelli di Merida. In più la precisione nel rappresentare i dettagli è semplicemente disarmante, e rende ancora una volta la Disney avanti anni luce rispetto alle concorrenti. I castelli diroccati ricordano quello che affaccia su Loch Ness, l’acqua dei ruscelli fa percepire allo spettatore tutta la sua freschezza e matericità, gli occhi dell’orsa, che passano dal marrone della regina al nero della belva a seconda delle circostanze, e il suo pelo traslucido sono semplicemente perfetti. Insomma, i problemi nella produzione del film si fanno sentire solo in fase di regia, non certamente nello sviluppo grafico della storia.

Ribelle – The Brave

In ultimo occorre certamente menzionare la colonna sonora dello scozzese Patrick Doyle, che rivisita i suoni principali della musica della sua terra in una fresca e interessante chiave pop (come dimostra la splendida Touch the sky cantata, nella versione italiana da Noemi).

Ribelle – The Brave ha perfettamente colpito nel segno dal punto di vista della tecnica d’animazione e sotto l’aspetto del tema portante, il rapporto madre-figlia. Colpisce certamente meno dal punto di vista strettamente diegetico, dello sviluppo della trama e soprattutto dello squilibrio presente in essa, certamente migliorabile (magari lasciando lavorare per tutta la pellicola la stessa prima scelta in veste di regista). Ne viene fuori, in tutti i casi, un buonissimo film.

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un ottimo prodotto Pixar con una grande protagonista, visivamente e psicologicamente. Peccato per il travagliato percorso in fase di regia, che ha leggermente indebolito un film altrimenti quasi perfetto.

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