HomeDisney PlusEyes of Wakanda: quando l’estetica supera l’emozione

Eyes of Wakanda: quando l’estetica supera l’emozione

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Si approfondisce sempre di più il misterioso e tecnologico regno del Wakanda in Eyes of Wakanda, miniserie animata del 2025 diretta da Todd Harris per Disney+. Lo stesso Harris firma anche la sceneggiatura, affiancato in produzione da nomi di spicco come Ryan Coogler (I Peccatori) e Kevin Feige.

Basata sull’iconico territorio immaginario creato nei fumetti Marvel, Eyes of Wakanda è la quindicesima serie televisiva del Marvel Cinematic Universe (MCU), la prima a inaugurare la cosiddetta Fase Sei, nonché la quarta serie animata prodotta dai Marvel Studios Animation.

Suddivisa in quattro episodi autoconclusivi, la miniserie esplora la storia e l’evoluzione del regno del Wakanda nel corso dei secoli, seguendo le missioni dei War Dogs: agenti segreti incaricati di operare all’estero per recuperare artefatti in vibranio rubati, capaci di rappresentare un pericolo non solo per la nazione, ma per il mondo intero. Il loro compito è agire nell’ombra, mantenendo il più assoluto anonimato. Il Wakanda, del resto, fonda la propria forza anche su una rigorosa politica di segretezza.

Eyes of Wakanda si presenta come un prodotto interessante, in cui spicca soprattutto il comparto visivo. L’animazione, infatti, varia in stile e atmosfera in base a luoghi e protagonisti, con sequenze che richiamano suggestivamente l’acquerello. La narrazione, pur con qualche piccola incertezza, riesce comunque ad introdurre nuovi personaggi e ad approfondire la cultura, la politica, interna ed estera, del Wakanda, costruendo al tempo stesso collegamenti ben pensati con il primo film di Black Panther.

Eyes of Wakanda

Eyes of Wakanda – Trama

La miniserie Eyes of Wakanda esplora in profondità il mito del Wakanda, la nazione immaginaria governata da Pantera Nera, mettendo al centro della narrazione le missioni degli Hatut Zeraze, meglio conosciuti come War Dogs, ovvero agenti segreti incaricati di recuperare manufatti in vibranio sottratti al Paese e dispersi nel mondo. La serie adotta una struttura antologica, in cui ogni episodio è autoconclusivo e ambientato in un’epoca diversa, con protagonisti ogni volta differenti alle prese con la propria missione.

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Nel corso dei quattro episodi, la narrazione si intreccia con eventi storici e leggendari, offrendo un sorprendente mix tra epica e realtà: si va dalla guerra di Troia, con le figure di Ulisse e Achille, fino al conflitto italo-etiope durante il periodo fascista, suggerendo come il Wakanda abbia attraversato e influenzato silenziosamente molte tappe fondamentali della storia dell’umanità.

Non mancano i ritorni inattesi: tra questi spicca quello di Iron Fist, che rientra nell’universo Marvel dopo la serie live action di Netflix, ma con una nuova e sorprendente incarnazione.

Mentre i primi episodi si presentano come racconti indipendenti, il finale inizia a tessere un filo comune tra le vicende, mostrando come ogni scelta compiuta dai protagonisti abbia contribuito a delineare la traiettoria che porterà agli eventi del primo film MCU dedicato a Black Panther.

Eyes of Wakanda

Eyes of Wakanda – Recensione

Eyes of Wakanda approfondisce per la prima volta in maniera del tutto centrale il regno del Wakanda, la sua storia, la tecnologia così avanti rispetto alle epoche in cui si trovava ed infine anche la sua politica di segretezza, già trattata in Black Panther e in Wakanda Forever, ma che qui raggiunge la sua massima dimensione.

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L’animazione è molto particolare per quanto riguarda le proporzioni fisiche dei corpi dei protagonisti, ma il vero fascino visivo sta nei fondali, che sembrano realizzati con uno stile simile all’acquarello, garantendo alla miniserie un tono artistico davvero suggestivo e distintivo all’interno del panorama Marvel animato.

Sebbene la trama di ogni singolo episodio abbia spunti narrativi interessanti, manca però quel tipo di scrittura incisiva ed emotivamente impattante che riesca davvero a stupire o a coinvolgere profondamente. In altre parole, l’interesse verso la storia in sé non è sempre costante o elevato. Il vero punto di forza della serie sta pertanto nella cura tecnica, ovvero l’animazione, le scelte stilistiche e soprattutto le tracce musicali, molto ben selezionate nel richiamare i suoni tribali, che accompagnano ogni missione in maniera efficace.

Nel complesso, ogni puntata riesce comunque a intrattenere grazie al giusto mix di azione, momenti comici e parentesi più serie e riflessive. La narrazione consente ai fan Marvel di esplorare con maggiore profondità la storia del Wakanda attraverso i secoli, un elemento che fino ad ora era stato solo accennato nei vari film del MCU.

L’approfondimento del Wakanda e i legami con Black Panther

In Eyes of Wakanda, la tematica della segretezza del regno è centrale come mai prima d’ora. Il compito delle Dora Milaje di recuperare le armi in vibranio sparse per il mondo mostra quanto il Wakanda sia sempre stato pronto a difendere i propri segreti, anche nei secoli passati. La serie approfondisce con precisione non solo la politica di isolamento, ma anche il peso culturale e simbolico degli artefatti rubati, restituendo spessore alla lunga storia di risorse e potere del paese.

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Inizialmente, si ha la sensazione che la miniserie sia ambientata in un altro universo rispetto a quello del MCU, con regole e personaggi differenti. Ma tutto cambia con il quarto episodio, che collega gli eventi delle puntate precedenti in un’unica narrazione coerente. La presenza dell’Osservatore nel cielo, visibile per pochi istanti, rafforza il legame con lo stile e la struttura già visti in What If…?.

La serie offre anche nuove prospettive su momenti noti, come la celebre scena del museo in Black Panther, che assume un significato più profondo dopo la visione della miniserie. Colpisce inoltre la comparsa di una versione passata di Iron Fist, differente da quella vista nella serie Netflix con il volto di Finn Jones: la sua presenza alimenta le ipotesi sul possibile ritorno dei Defenders, soprattutto dopo il rientro di Daredevil in Daredevil – Rinascita e il riemergere di altri personaggi nelle più recenti produzioni Marvel.

Pur essendo uno spin-off animato, Eyes of Wakanda riesce a intrecciare efficacemente nuovi elementi con il passato e il presente del MCU, arricchendo l’universo narrativo senza dipenderne in modo rigido o forzato.

Eyes of Wakanda

Eyes of Wakanda – Cast

Eyes of Wakanda vanta un cast vocale di alto livello, capace di dare vita al regno più misterioso e affascinante dell’universo Marvel, trasmettendo non solo la forza e la personalità dei personaggi, ma anche la musicalità dell’accento wakandiano.

Tra le voci protagoniste spicca Winnie Harlow, che interpreta Noni, un’ex Dora Milaje incaricata di eliminare una minaccia esterna che si sta rafforzando pericolosamente al di fuori dei confini del regno. Noni sarà la prima agente a portare a termine con successo una missione di recupero di un manufatto in vibranio, segnando un precedente importante per i War Dogs.

Al suo fianco troviamo Cress Williams nel ruolo de Il Leone, un wakandiano ribelle che ha abbandonato la sua patria per sfuggire alla rigida politica di segretezza del Paese. Durante la fuga, ha sottratto alcune armi in vibranio, diventando una seria minaccia per l’equilibrio globale. Il Wakanda è disposto a tutto pur di recuperarle.

Completano vocalmente il cast Jona Xiao nel ruolo di Jorani, una precedente incarnazione di Iron Fist, personaggio interpretato in passato da Finn Jones; Jacques Colimon nel ruolo di Basha; Zeke Alton interpreta Tafari; Gary Anthony Williams dà voce a Rakim; Adam Gold recita nel ruolo di Achille; Kiff VandenHeuvel presta la voce a Ulisse/Odisseo; Steve Toussaint è Kuda; Larry Herron interpreta B’Kai/Memnon; infine, Anika Noni Rose dà voce a una versione alternativa di Black Panther, proveniente da un futuro distopico e tornata nel passato con l’obiettivo di cambiare un punto cardine che potrebbe salvare tutto il Wakanda e, con esso, il mondo intero.

Eyes of Wakanda

Conclusioni

Eyes of Wakanda si presenta come un buon esperimento, riuscito in parte e affascinante all’interno del panorama Marvel. Pur non essendo perfetto, e nonostante alcuni limiti narrativi, rappresenta un tassello importante per approfondire l’immaginario del Wakanda e raccontarne la storia, la politica e la cultura con uno sguardo nuovo e più maturo.

Il vero punto di forza della miniserie non risiede tanto nella trama orizzontale o nell’intreccio emotivo, elementi che risultano a tratti meno coinvolgenti rispetto ad altri prodotti animati Marvel, quanto nella capacità di offrire un viaggio visivo e concettuale ricco di dettagli, con un’animazione suggestiva, fondali ispirati ai colori dell’acquerello e una colonna sonora capace di evocare atmosfere esotiche in ogni episodio.

L’approccio antologico e tematicamente denso della serie consente di esplorare il Wakanda in periodi e contesti diversi, restituendo un affresco sfaccettato e multiforme, che si intreccia con alcuni snodi centrali dell’MCU senza mai dipenderne totalmente. È proprio questo a rendere Eyes of Wakanda un prodotto riuscito: la capacità di camminare sulle proprie gambe, di raccontare storie che si reggono da sole ma che, al tempo stesso, aggiungono profondità al mondo che già conosciamo.

In un periodo in cui la Marvel cerca nuove direzioni, questa miniserie animata rappresenta una strada interessante, già tracciata in altri prodotti recenti come I Fantastici 4 – Gli inizi, ovvero quella del racconto contenuto, ben delineato e pensato per ampliare l’universo narrativo senza per forza appesantirlo.

Il Trailer

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PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Eyes of Wakanda è un esperimento affascinante e visivamente curato, che arricchisce l’universo Marvel con uno sguardo più maturo sul regno del Wakanda. Pur non brillando per intensità narrativa o coinvolgimento emotivo, la serie si distingue per l’animazione suggestiva, i fondali e una colonna sonora immersiva. L’approccio antologico consente di esplorare epoche e temi diversi, offrendo un prodotto autonomo e coerente. Alcune debolezze nella scrittura si fanno sentire, ma il risultato complessivo resta interessante e promettente per futuri progetti simili.
Francesco Simone
Francesco Simone
Laureato in DAMS e in Informazione, Editoria e Giornalismo, attraverso il cinema e le serie tv viaggio con la fantasia, vivo emozioni autentiche e mi immergo nelle storie e nei loro protagonisti. Raccontare questo mondo è ciò che amo di più: il modo migliore per condividere questa passione.

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