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Copenhagen does not exist: la recensione

Presentato in concorso per l’Ulivo d’Oro al 24° Festival del Cinema Europeo di Lecce, Copenhagen does not exist ha vinto il Premio Fipresci. Nel film il ricordo dei due protagonisti si manifesta anche tramite altre strade attraverso la morbidezza di un certo e insolito contatto.

Inevitabilmente, gli stessi personaggi sfuggono ad un percorso lineare. La memoria diventa quasi una voce narrante che commenta la vita dei personaggi principali. Ma più in generale è una condizione esistenziale del malessere universale, e quindi c’è anche questo livello. Sotterraneo ma impermeabile alle parole e alle richieste che vengono fatte.

Copenhagen does not exist: il cast

Il film è diretto da Martin Skovbjerg, ed è scritto da Eskil Vogt, già sceneggiatore de La persona peggiore del mondo. Copenhagen does not exist è interpretato dalla protagonista della serie Netflix Copenhagen Cowboy, Angela Bundalovic. Nel film l’attrice interpreta Ida, una giovane donna che scompare nel nulla senza lasciare traccia. Il suo fidanzato, Sander, è interpretato da Jonas Holst Schmidt. Mentre il padre della ragazza, Porath, è interpretato dal protagonista di Triangle of Sadness, Zlatko Buric, vincitore dell’European Film Award. Invece Viktor, il fratello della ragazza, è interpretato da Vilmer Trier Brøgger.

Jonas Host Schmidt

Copenhagen does not exist: trama e recensione

Una giovane donna di nome Ida scompare senza lasciare traccia. Il suo ragazzo, Sander accetta un accordo particolare: si lascia volontariamente rinchiudere per essere interrogato dal padre e dal fratello della donna. Ma da quello che emerge, il ragazzo non dice proprio tutta la verità.

In Copenhagen does not exist, l’idea della voce narrante come voce universale arriva in una fase successiva. Essa è il frutto dell’ingegno dello sceneggiatore, che ha deciso di integrare questa narrazione affine in una fase successiva. C’è qualcosa nella mente, ad esempio quando si perde qualcuno. Infatti, le parole risuonano all’interno di noi stessi, nelle nostre orecchie e in qualche modo ci fanno da guida.

Flashback costanti e dissolvenze colorate, lasciano trasparire un senso di profondo mistero nella narrazione fra le due anime protagoniste. La solitudine diventa uno stile di vita, e in maniera autoimposta anche la condizione essenziale affinchè il racconto proceda in maniera frammentato e senza tratti univoci.

Copenhagen does not exist room

Un racconto frammentato con poco dialogo e molta gestualità

Tutte le sensazioni sono lì, sono costanti e al tempo stesso distanti. Mentre l’universalità rimane perchè la sua voce c’è ed entra in tutti gli altri personaggi. Proprio la sua voce contribuisce a creare uno strato inferiore con il film. Il personaggio parla poco e si esprime per la maggior parte con lo sguardo, ma anche con il corpo. La macchina da presa le sta letteralmente addosso a questi caratteri.

L’aspetto delle poche parole e della gestualità che va a prevalere, viene dalla danza. Un’immagine vale molto spesso più di mille parole, e molte parole vengono fuori attraverso il linguaggio del corpo. La camera della fotografia appare come un’estensione dello stesso corpo dei personaggi, con cui sembra avere un legame molto stretto.

Un rapporto con la fisicità in cui singole parti di essa vengono messe in evidenza. Comincia una sorta di danza metaforica fra i personaggi e il direttore della fotografia, prima che la camera diventi il terzo corpo fra i due esistenti.

Angela Bundalovic

Curiosità

Dopo la proiezione della pellicola al Festival del Cinema Europeo, Angela Bundalovic ha raccontato al pubblico le sue sensazioni sulle pellicola e sul suo modo di raccontare questa strana storia d’amore fra due anime in solitudine, che cercano di coesistere tra loro.

Il protagonista maschile mi ha visto dalla finestra fuori dalla sala provini ed ero seduta su una panchina al sole. In quel momento ha sentito subito che sarei stata la persona giusta ad interfacciarmi con lui nella pellicola. L’incontro è stato fortuito da quel punto di vista. il regista è anche un musicista, si è creata una sorta di alchimia basata sulla musica e sul ritmo. Il film ha molti livelli e molti piani di lettura.

Quando ho letto la sceneggiatura un paio d’anni fa pensavo fosse una storia d’amore, dopo quando ho iniziato a girare ho compreso che fosse di più una storia sulla solitudine. Ripensando al film quando sono venuta quì a presentarlo al Festival, mi sono resa conto di come questo film parli molto dei meccanismi della mente, e di come essa può agire nelle nostre vite.

Copenhagen does not exist beach

Copenhagen does not exist è un enigmatico dramma psicologico

Mi sono resa conto di come questo film parli molto dei meccanismi della mente, cioè come essa stessa lavora e il percorso del film, non essendo chiaro va a rispecchiarsi totalmente in questa maniera. Come fa la mente a ricordare? Qual è il percorso che intraprende? Alla fine che cosa è reale e che cosa non lo è?

Questo si capisce anche nel rapporto tra i due protagonisti in cui non è chiaro chi abbia portato chi a fare cosa. Cioè chi sia entrato effettivamente nella mente dell’altro. E come effettivamente poi abbia lavorato per raccogliere dei ricordi, come facciamo noi per mettere in atto dei meccanismi per ricordare.

Si arriva al punto in cui il pubblico arriva e sprofonda in un turbine di eventi da cui non si ha una risposta. Zlatko Buric che interpreta mio padre dà tutto quello che piuò dare, forse proprio perchè viene dal teatro. Si spinge fino ad arrivare al limite, proprio perchè non c’è un limite dove non possa arrivare“.

Questa la motivazione del premio Fipresci assegnato: “A un film che è insieme una complessa love story, un enigmatico dramma psicologico e un thriller serrato, che ricompensa l’attenzione dello spettatore con un racconto frammentato e un montaggio evocativo”.

Zlatko Buric

Una storia d’amore fuori da ogni regola convenzionale

Inoltre, Angela Bundalovic ha vinto il premio come migliore attrice europea, assegnato dal SNGCI come miglior attrice/attore Europea/o assegnato dalla Giuria dei Giornalisti Cinematografici con la seguente motivazione: “Per l’interpretazione intensa e non convenzionale in sintonia con questa storia d’amore fuori da ogni regola che i due protagonisti scelgono di vivere come in un isolamento claustrofobico”.

Copenhagen does not exist non è ancora uscito nelle sale italiane e si spera possa trovare quanto prima una distribuzione. Nel frattempo il film ha già un percorso importante fra i vari festival internazionali. Oltre al Premio Fipresci del Festival del Cinema Europeo di Lecce, ha vinto anche il Premio per la Migliore Fotografia al Goteborg Film Festival.

Inoltre è stato presentato in concorso anche a Las Palmas Film Festival, Athens International Film Festival, Seattle International Film Festival, Rotterdam International Film Festival e all’Istanbul Film Festival.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

"Copenhagen does not exist" è un sorprendente thriller enigmatico scritto da Eskil Vogt. Ma è anche una storia d'amore fuori dalle regole, dove non si comprende chi decide realmente il proprio destino all'interno della coppia. Tutto questo raccontato tra flashback e memorie dove l'isolamento claustrofobico è parte integrante della narrazione.
Francesco Maggiore
Francesco Maggiore
Cinefilo, sognatore e al tempo stesso pragmatico, ironico e poliedrico verso la settima arte, ma non debordante. Insofferente, ma comunque attento e resistente alla serialità imperante, e avulso dai filtri dall'allineamento critico generale. Il cinema arthouse è la mia religione, ma non la mia prigione.

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