Black Phone 2 è un film del 2025 diretto da Scott Derrickson e scritto da Derrickson e C. Robert Cargill, entrambi produttori insieme a Jason Blum. È il sequel del film horror Black Phone.
Ethan Hawke, Mason Thames, Madeleine McGraw e Jeremy Davies riprendono i loro ruoli originali dal primo film.
Black Phone 2 è un sequel agghiacciante che trae spaventi memorabili e temi stimolanti dalle cicatrici persistenti.
Il film si pone come una discesa invernale in un mondo sconosciuto psicologicamente isolato.

Black Phone 2: la trama
Sono passati quattro anni da quando Finney (Mason Thames) ha ucciso il serial killer il Rapace (Ethan Hawke). Tutto questo è chiaro alla sua vivace sorella Gwen (Madeleine McGraw) che non si è mai completamente ripreso dall’esperienza. Eppure i due rimangono inseparabili e, anche se ormai non si raccontano più tutto, quando è importante, quando conta di più, ognuno sa di poter contare sull’altro. Indipendentemente dalle circostanze o dalla posta in gioco.

Quando Gwen inizia ad avere misteriose visioni della loro madre Hope (Anna Lore), morta da tempo quando aveva l’età di Finney, fratello e sorella si impegnano a scoprire il significato di questi sogni. Insieme a Ernesto (Miguel Mora), un amico di Gwen che è anche il fratellino di una delle vittime del Rapace, e con grande esitazione del loro padre, ora sobrio, Terrence (Jeremy Davies), i ragazzi si recano ad Alpine Lake. È un isolato campo invernale cristiano innevato, gestito dal socievole Mando (Demián Bichir).
È qui che Hope un tempo lavorava come consulente e iniziò a sviluppare i suoi poteri psichici.
Black Phone 2: la recensione
Se Black Phone del 2021 era l’interpretazione, da parte dei collaboratori abituali Scott Derrickson e C. Robert Cargill, di un genere grindhouse di fine anni ’70 intriso di soprannaturale, Black Phone 2 è la loro ambiziosa e malinconica incursione nei paesaggi onirici e negli incubi degli anni ’80. Resi popolari da opere come Shining di Stanley Kubrick e Nightmare – Dal profondo della notte di Wes Craven. Anche se non funziona del tutto, questo è un film scioccante e inquietantemente creativo che cresce in potenza lugubre man mano che procede.
Allontanandosi notevolmente dal materiale originale dell’autore Joe Hill (che torna come produttore esecutivo), Derrickson e Cargill invertono il focus questa volta. Mentre la prima storia era incentrata principalmente su Finney e i suoi incontri con il Rapace (insieme ai fantasmi dei bambini che aveva precedentemente assassinato), questa volta è Gwen a occupare il centro della scena. È lei che deve scoprire cosa è successo ai bambini di Alpine Lake alla fine degli anni ’50. Ed è sempre lei su cui il Rapace, ora uno spirito etereo in grado di attaccare le sue vittime con apparente pura forza di volontà, punta i suoi occhi pieni di vendetta, sapendo che la sua morte causerà a Finney il massimo dolore.

È un ottimo modo per dare una scossa alle cose. Ma solo perché i registi hanno messo Gwen al primo posto questa volta, non significa che abbiano sminuito nessuno dei loro protagonisti principali. Questo duo fratello-sorella dà il meglio di sé quando lavora insieme. Ed è il loro legame familiare a renderli una minaccia così formidabile per il Rapace e il suo fiorente potere paranormale. Thames e McGraw hanno un’alchimia autentica; i loro continui scambi di battute, parole di incoraggiamento e dichiarazioni di amore fraterno sono semplicemente eccezionali.
Derrickson mette in scena diverse scene dinamiche e il suo utilizzo di questo isolato paesaggio invernale è sbalorditivo. La montatrice
Louise Ford crea una vitalità liricamente inquietante. E nonostante il ritmo misurato del sequel, aggiunge un’aura tesa e inquietante che amplifica considerevolmente la suspense intrinseca al cuore del materiale con una commovente spavalderia. Anche la scenografa
Patti Podesta fa un lavoro incredibile. Alpine Lake è un parco giochi magnificamente realizzato in cui si svolge tutta questa sanguinosa carneficina.
Il sublime lavoro di Hawke e del cast principale
Hawke è malvagiamente cattivo come sempre nei panni del Rapace, e sebbene ritenga che questo demone si avvicini un po’ troppo allo stereotipo omofobo dell’omosessuale predatore di bambini, il talentuoso attore gli conferisce comunque una gravitas bizzarramente terrificante, affascinante e unica. Anche Thames continua a crescere come attore. Ho adorato le leggere esitazioni fisiche e le sottili inflessioni facciali che si manifestano ogni volta che Finney riflette sull’opportunità di rispondere al telefono, invocando un aiuto ultraterreno che sa di non essere in grado di fornire. Questi momenti, sebbene rari, sono eloquenti e offrono uno spaccato fondamentale di chi è ora questo personaggio e di come le sue precedenti esperienze gli stiano ancora torcendo le viscere.

Ma è McGraw a dominare. La sua interpretazione è una celebrazione travolgente e disinibita di passione, intensità e determinazione empatica. La volgarità verbale di Gwen nasconde un tumulto interiore che teme la condurrà su un percorso autodistruttivo simile a quello che crede abbia tragicamente imboccato sua madre. Ora di fronte al Rapace, in modi che suo fratello non ha mai dovuto sperimentare, la giovane deve imparare ad accettare i suoi poteri e a non temerli più, e McGraw rende questa battaglia psicologica fisicamente concreta con cruda ferocia.
In conclusione
In definitiva, Black Phone 2 non è spaventoso o efficace come il primo film, ma merita un plauso per le interpretazioni e per il suo impegno nel fare qualcosa di diverso e innovativo.
Black Phone 2 si concentra sugli eroi del film precedente, evitando di riproporre la stessa trama. Il suo approccio incentrato sui personaggi e l’atmosfera inquietante lo salvano dall’essere una mera imitazione del suo predecessore.

Non è il film horror per eccellenza dell’anno. Tuttavia, è molto probabile che invecchierà a dismisura per gli amanti del genere. Il film è una visione obbligatoria e un evento religioso, considerando il panico morale e il disordine del mondo odierno.
