About Alex – La recensione del film di Jesse Zwick

Presentato in anteprima globale il 17 aprile 2014 al Tribeca Film Festival, celebre rassegna cinematografica ideata da Robert De Niro in compagnia di numerosi altri membri, About Alex, esordio al lungometraggio di Jesse Zwick ottiene poco dopo una distribuzione limitata nelle sale cinematografiche di Stati Uniti e Canada, per poi ottenere il rilascio immediato sulle maggiori piattaforme a pagamento e successivamente in home video.

About Alex trama

Dopo il tentativo di suicidio di Alex (Jason Ritter), i suoi vecchi amici del college organizzano un lungo weekend nella casa di campagna dell’amico per stargli vicino. Ma quelli che dovevano esseri dei giorni spensierati per stare tutti insieme, fanno riemergere ben presto gelosie e vecchi dissapori, capaci di compromettere i rapporti tra loro.

About Alex il film della genrazione Millennial

Il film di Zwick si inserisce nel florido filone del cinema corale, e ancor più specificatamente fa parte della declinazione narrativa della rimpatriata nostalgica che spazia tra generi e annate e il cui capolavoro è probabilmente identificabile nell’ormai cult Il grande freddo, film del 1983 scritto e diretto da Lawrence Kasdan che Zwick utilizza continuamente come riferimento, ponendo il suo esordio, About Alex come una sorta di sequel spirituale, o remake, concentrato non più sulla generazione dei sessantottini, piuttosto su quella dei Millennial.

About Alex
Il grande freddo – 1983 – Lawrence Kasdan

About Alex recensione

About Alex non è però il primo tentativo di remake del testo cinematografico cardine di Kasdan, poiché nel 1988 Carlo Verdone con il suo Compagni di scuola tenta una simile operazione di rinnovamento e ibridazione tra generi, cercando in tutti i modi di far rivivere le estetiche e le sensazioni del film di Kasdan, pur andando in una direzione piuttosto differente, cioè verso il dramma più cinico e spietato, privo di quella speranza e sentimento che invece trova ampio spazio nel corso degli sviluppi narrativi de Il grande freddo.

La riflessione che si può compiere attorno ad un’operazione così fragile di remake, ruota attorno al contesto storico di quel film, che non soltanto svolge un ruolo da protagonista, ma diviene presente tra i tecnicismi della messa in scena e ancor più nella scrittura capace di rispondere a urgenze sociali e politiche che appartengono a quel periodo storico e non ad un altro, perciò immortali poiché registrate dalla materia cinematografica, ma che difficilmente potranno rivivere se replicate o rinnovate. Poiché il cambiamento produce cambiamento e gli anni portano con sé trasformazioni, ideali, sentimenti e motivazioni differenti.

Tutto ciò è accaduto al film di Verdone, che non soltanto non si dimostra in grado di raggiungere quella ricerca psicologica ed emotiva chiave del film di Kasdan, ma sceglie accuratamente di deviare temi e istanze, poiché consapevole di non potergli appartenere, camuffandosi dunque da opera originale liberamente tratta, nonostante i riferimenti siano assolutamente espliciti e la formula remake appaia dalla prima all’ultima sequenza.

About Alex
Compagni di scuola – 1988 – Carlo Verdone

Laddove Verdone sceglie il dramma spietato, Zwick veicola il suo esordio verso la commedia più spicciola e “piaciona” che pur riflettendo sulla tragedia umana dell’abbandono nelle sue conseguenze più drammatiche (un tentato suicidio), non dimostra mai realmente di voler compiere questa riflessione con la giusta dose di maturità, impegno sociale e attenzione verso la costruzione psicologica dei differenti personaggi, optando quasi sempre per la risata più immotivata e il sarcasmo tristemente inutile.

About Alex, appare allo stesso modo di Compagni di scuola, come un’opera priva di visione autoriale, incapace perfino di rimettere in scena adeguatamente battute e sequenze del film di Kasdan, che si rincorrono comunque una dopo l’altra, prive di una vera e propria motivazione, se non quella della citazione appassionata che a lungo andare, rischia di annoiare e condurre lo spettatore alla visione immediata de Il grande freddo, scartando senza alcuna pietà (e giustamente) questa versione scialba, televisiva e nient’affatto sentita di Jesse Zwick.

Ciò che non funziona maggiormente di About Alex è infatti la scrittura che nella narrazione di un dramma sfiorato ma pur sempre vissuto e attraversato fisicamente e psicologicamente da un giovane individuo tormentato e sofferente, manca di coraggio, evitando perciò di condurre i propri personaggi e dunque sentimenti verso una direzione precisa che diviene ben presto il difetto più evidente, capace di affossare il film di Zwick, poiché privo di personalità, giudizio, scelta e visione.

About Alex
About Alex – 2014 – Jesse Zwick

Non vi è infatti alcuna intenzione di calare i personaggi in situazioni di reale contrasto, offesa, incontro di dialogo, riflessione sincera e via dicendo. Ogni livello narrativo del film resta in superficie, apparendo come un’opera bozza di qualcosa che avrebbe potuto essere, ma che in definitiva non è stato.

La fotografia di About Alex, a cura di Andre Lascaris, così come la regia dello stesso Jesse Zwick dimostrano una volontà fin troppo cheap e televisiva per il remake di un testo cardine come Il grande freddo che sì non appartiene al cinema americano dai grandi budget – piuttosto al circuito indipendente – ma che nonostante le limitazioni del tempo appare tutt’oggi estremamente curato e motivato, a partire dalle ambientazioni e dalla scelta della villa di campagna, vero e proprio personaggio che inevitabilmente viene a mancare nel film di Zwick, il quale colloca la sua narrazione e i suoi personaggio in un luogo tristemente anonimo e privo di voce e interesse.

Non è abbastanza replicare tematiche, dialoghi e sequenze se non vi è sguardo autoriale, coraggio di scrittura e urgenza narrativa rispetto al periodo storico che il film inevitabilmente presenta. Perfino questo viene a mancare osservando attentamente About Alex, cioè un’assenza pressoché totale degli effetti del tempo, ogni personaggio sembra non appartenere ad alcuna generazione, sono piuttosto individui spaesati che non vivono la loro scrittura e arco narrativo, risultando dunque macchiettistici e privi di sincerità.

About Alex
About Alex – 2014 – Jesse Zwick

Le interpretazioni nonostante i limiti di carattere narrativo risultano perfino sufficienti, certamente niente a che vedere con le prove che vorrebbero richiamare, anche se è sempre un piacere osservare Aubrey Plaza in un ruolo ormai molto distante dai personaggi interpretati negli ultimi anni.

Per concludere, About Alex è un film così anonimo e scadente da risultare nient’affatto interessante e perfino impreparato rispetto alla sua volontà di farsi remake, poiché c’è un vero protagonista de Il grande freddo (qui svanito tra le ombre della mancanza di personalità e visione autoriale) che grida a gran voce d’apparire, perfino in termini di rinnovamento se necessario, ossia la musica, elemento centrale nel film di Kasdan, che Zwick sembra non aver colto, scegliendo di scansarlo. Una decisione capace di affossare il film una volta per tutte, relegandolo ad un luogo di abbandono e dimenticatoio più che motivato.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

About Alex di Jesse Zwick appare come un maldestro tentativo di remake dell'ormai cult Il grande freddo, raccontando non più la generazione dei sessantottini, una volta ribelli e ora conformisti, piuttosto quella dei Millenial, cresciuti con la tecnologia, strumento che nonostante tutto contribuisce al dramma del tentato suicidio che dà avvio all'intera narrazione. Un film non riuscito che manca di interesse e preparazione rispetto al testo cardine cui si riferisce continuamente, mancando tuttavia di quella visione autoriale e sincerità necessarie a garantirgli una propria vita cinematografica, in definitiva inesistente.

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About Alex – La recensione del film di Jesse ZwickAbout Alex di Jesse Zwick appare come un maldestro tentativo di remake dell'ormai cult Il grande freddo, raccontando non più la generazione dei sessantottini, una volta ribelli e ora conformisti, piuttosto quella dei Millenial, cresciuti con la tecnologia, strumento che nonostante tutto contribuisce al dramma del tentato suicidio che dà avvio all'intera narrazione. Un film non riuscito che manca di interesse e preparazione rispetto al testo cardine cui si riferisce continuamente, mancando tuttavia di quella visione autoriale e sincerità necessarie a garantirgli una propria vita cinematografica, in definitiva inesistente.