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The Mist di Frank Darabont: recensione

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Il regista Frank Darabont è forse uno dei pochi registi esistenti che possono dirsi in grado di riuscire a portare sul grande schermo e rendere giustizia alle trasposizioni cinematografiche di Stephen King. Nel 1994 con Le Ali della Libertà e nel 1999 col Il Miglio Verde, nel 2007 il regista decise di portare sul grande schermo un altro racconto, The Mist.

The Mist, racconto di Stephen King racchiuso nella raccolta Scheletri (1980) e successivamente sviluppato come romanzo nel 1985.

Ora disponibile su Prime Video.

The Mist

Trama The Mist

Una violenta tempesta si abbatte sulla cittadina di Bridgton nel Maine. A causa di questo fenomeno, David Drayton con suo figlio Billy e gli altri abitanti locali restano intrappolati nel supermercato, ma ben presto scoprono che nella nebbia che li ha lasciati in quel luogo trasporta al loro interno misteriose creature.

The Mist Cast

Il Cast troviamo: David Drayton (Thomas Jane), Amanda Dunfrey (Laurie Holden), Mrs. Carmody (Marcia Gay Harden), Ollie Weeks (Toby Jones), Jim (William Sadler).

Recensione

Il film inizia con la presentazione del nostro protagonista David Drayton un artista che dipinge poster cinematografici ed è proprio quello che sta dipingendo è un chiaro riferimento alla Saga della Torre Nera, altro ciclo di romanzi dello scrittore Stephen King, che ha avuto un infelice trasposizione cinematografica nel 2017 come clamoroso flop.

The Mist è forse uno dei film che meglio ci fanno capire come sia suddiviso il multiverso di King ed i vari collegamenti alle storie dei vari romanzi. All’interno della pellicola appunto viene spiegato l’origine della nebbia insieme alle sue creature, dovuto tramite un esperimento scientifico da parte dei militari con la base sulla montagna.

Per quanto il libro, scritto in prima persona e basato espressamente dal punto di vista del protagonista, David, nel film troviamo anche una piccola parentesi romantica tra un militare che sta per partire in licenza e la giovane cassiera del market, piccola parentesi che poteva benissimo essere eliminata continuando a seguire l’andamento del libro, visto che era fine a se stessa solamente per mettere un leggero pizzico di romance.

Ma quello che è veramente il cuore pulsante del film è il comportamento umano.

Frank Darabont studia bene le dinamiche che si interfacciano all’interno di questo thriller horror mettendo non tanto in evidenzia le creature all’interno della nebbia ma più che altro i “mostri” all’interno dell’animo umano.

Paura dei mostri o dell’animo umano?

Appunto lo stesso David Drayton durante un dialogo mette in evidenza questa cosa, preoccupato soprattutto per la presenza della fanatica religiosa Mrs.Carmody.

<<Certo, finché le macchine funzionano e puoi chiamare il 911. Ma tu leva tutto questo. Spingi le persone nel buio, spaventale, terrorizzale a morte e non avrai più regole. Vedrai quanto torneranno primitive.>>

The Mist ha un inizio abbastanza classico che ci fa scoprire a poco a poco le vite dei suoi interpreti, di come al supermercato esse siano caratterialmente, ciò anche aiutato da un sapiente studio di movimenti di macchina monto lisci che vanno a seguire pian piano i vari personaggi anche usando dei long take che cambia persone.

Qui possiamo notare fin da subito che troviamo i tipici esempi di gente americana che siamo canonicamente predisposti a vedere pensando all’America: Il motociclista, vestito in pelle con bandana e giubetto, il militare con visetto pulito e vestito di tutto punto, la ragazzina cassiera che per arrotondare fa da baby sitter, i bifolchi con le tute da meccanici e la fanatica religiosa che sarà la fina nel fianco e che tutti in sala non vedono l’ora che vada a miglior vita.

Ma in tutto questo, di certo voluto da King nel suo racconto e romanzo, e successivamente nella sceneggiatura adattata dallo stesso Darabont, questa accozzaglia di cliché viventi riescono a dare un senso di claustrofobia di come l’essere bloccato in un posto, sotto la pressione della paura può essere terreno fertile per far emergere le bassezze dell’animo umano.

I famosi finali di King? No grazie.

Lo stesso finale di The Mist fu cambiato dal regista, certamente con il benestare dello stesso King, rendendolo molto più tragico, dove David deve prendere un’ardua decisione per la vita del figlio e delle persone scappate con lui dal supermercato. Forse decidendo la più tragica di tutte, ad un passo dall’essere salvati tutti quanti.

Il finale originale comprendeva che lui si riuscisse a salvare con il figlio trovando una stazione radio e lasciando questo quaderno con questa storia. Mentre quello scelto da Darabont getta un senso d’inquietudine su tutta quella accumulata vedendo il film arrivando ad un picco massimo che poi lascia l’amaro in bocca.

Di certo non è all’altezza dei suoi fratelli maggiori anch’essi figli dello stesso regista sullo schermo, ma di certo, togliendo la grafica computerizzata usata per i mostri, il film non ha nulla da togliere al racconto originale, anzi, sembra dargli una marcia in più facendo entrare lo spettatore in quella follia claustrofobica che potrebbe essenzialmente avverarsi anche nel mondo reale quando l’uomo può trovarsi chiuso in un posto sopraffatto dal terrore.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

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