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Suspiria (1977) di Dario Argento

Suspiria è il capolavoro di Dario Argento, un film che ha segnato il passaggio del regista dal genere giallo al racconto fantastico. La narrazione cambia diventando più visionaria, trascinando lo spettatore in un limbo tra sogno e realtà. Si tratta del punto di partenza della trilogia delle tre madri (Suspiria 1977, Inferno 1980 e La Terza Madre 2007), uno dei momenti più alti nella storia del cinema quando parliamo di stregoneria e arti dell’occulto. Scritto a quattro mani con la ex consorte Daria Nicolodi, Suspiria è un horror che coniuga magia nera e fiabe classiche, lasciando numerose vicende volutamente aperte, al fine di aumentare l’inquietudine.

Suspiria

Suspiria: trama

Suzy Benner (Jessica Harper) è una ballerina classica decisa ad accrescere le sue capacità artistiche alla prestigiosa Accademia di danza a Friburgo in Brisgovia. La ragazza arriva durante una notte tempestosa, qui incontra Pat (Eva Axén), studentessa della scuola, in fuga dall’edificio che blatera parole apparentmente sconnesse, coperte dal temporale. Per quella notte a Suzy viene negato l’accesso all’accademia, costringendola pertanto a cercare un alloggio alternativo. Nel frattempo, Pat, rifugiatasi a casa di un’amica, viene brutalmente massacrata e uccisa da un braccio misterioso. Questo episodio scatenerà una serie di omicidi successivi perpetrati all’interno dell’istituto con a capo la misteriosa vice direttrice madame Blanche (Joan Bennet) e l’insegnante miss Tarner (Alida Valli). Per questo, a Suzy spetterà l’ingrato compito di scoprire la scioccante verità che si nasconde dietro alle brutali morti.

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Suspiria: recensione

Una delle differenze più evidenti tra il cinema del passato e quello attuale, specialmente in Italia è l’attenzione al dettaglio. Suspiria è un lungometraggio curato in ogni minimo particolare, niente è lasciato al caso. Tutto a partire dalla scenografia, fotografia e colonna sonora è studiato e si amalgama alla perfezione per creare un film unico nel suo genere che ha decretato il punto più alto della carriera di Dario Argento.

I principali punti di riferimento per l’opera sono stati Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey e una reale esperienza vissuta in prima persona da Yvonne Loeb, nonna di Daria Nicolodi. La donna era fuggita da un istituto di danza francese dopo aver scoperto che si trattava di una copertura per una scuola di magia nera. L’ispirazione proveniva principalmente dal cinema espressionista tedesco e da cartoni animati dalle sfumature tetre quali Biancaneve e i sette nani. L’atmosfera che il regista era intenzionato a creare, doveva pertanto essere necessariamente fiabesca, onirica e fanciullesca. Ragion per cui la maggior parte delle attrici selezionate aveva un che di infantile, le ambientazioni ricordavano un mondo favolesco e i dialoghi erano semplici e volutamente scarni.

Suspiria agisce sulle paure umane più irrazionali, spesso tipiche dei bambini. Il timore che qualcuno ci stia osservando, che si possa nascondere nei meandri più oscuri della notte; il tutto accentuato dall’incapacità di difendersi di fronte a terribili minaccie. Per questo il lungometraggio è animato da un senso di disorientamento e tutto ciò che accade appare illogico e irrazionale, come del resto la paura stessa. Il film riesce infatti a mantenere nel tempo un livello unico di inquietudine, che nemmeno i migliori effetti speciali contemporanei sarebbero in grado di trasmettere.

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L’immagine e uso del colore

Tovoli e Bassan, responsabili rispettivamente della scenografia e fotografia, riescono a comunicare attraverso le immagini suggestive e oniriche che percorrono tutto Suspiria senza mai interrompersi. Questo grazie all’uso di elementi gotici tipici di castelli infestati e Art Noveau, riflessa nello stile di alcune studentesse e insegnanti. Le scene che si susseguono sullo schermo sono volutamente distorte. Il Technicolor e l’utilizzo di lenti anamorfiche esaspera i colori, aumentando il livello di saturazione e creando un senso costante di disorientamento. L’uso di colori primari che richiamano paure primordiali, in particolar modo il rosso, prevale nelle scene salienti. Il suo ripresentarsi costantemente mette in evidenza la presenza di una minaccia latente, pronta a colpire in qualsiasi momento.

Tutti gli elementi visivi sono accentuati con maestria dalla colonna sonora dei Goblin, capace di fondersi con le ambientazioni, facendo crescere la tensione e di conseguenza la paura. Un ritmo ossessivo, tetro e inquietante, in costante riproduzione, come un incubo da cui è impossibile risvegliarsi. Dario Argento voleva creare attraverso la commistione di immagine e suono un’atmosfera morbosa e claustrofobica, a cui è impensabile sfuggire. Un crescendo di angoscia, culminante in una battaglia finale contro la fonte stessa del male.

Suzy si trova infatti spesso terrorizzata dalla sua stessa ombra riflessa sulle tende rosse. Le ambientazioni tendono a risucchiare i suoi personaggi creando un labirinto macrabro da cui è impossibile uscire. Non c’è respiro per nessuno, ogni momento è costruito su un climax, che con l’avanzare della pellicola non fa altro che intensificarsi creando nel pubblico un senso d’ansia perenne, che lo perseguita anche dopo la fine della visione.

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Le donne

L’horror è senza dubbio un film in cui le figure femminili prevalgono. A differenza delle fiabe non è presente un principe azzurro pronto a riscattare la protagonista. Non per caso infatti una delle correnti d’ispirazione di Suspiria era L’Art Noveau, fondata da donne e molto sensuale nelle sue diverse sfaccettature. Le vicende narrate si svolgono all’interno di un’accademia di danza, luogo dominato dalla femminilità e competitività. In questo contesto abita una congrega di streghe, manifestazione più estrema degli aspetti brutali di una donna, l’essenza stessa del male.

Il colore rosso che caratterizza quasi ogni scena è strettamente correlato ai suoi personaggi. Questo può simboleggiare violenza, sangue e follia omicida, ma allo stesso tempo mostrare l’amore nella sua versione più morbosa e ossessiva. In questo modo il rosso rappresenta la figura femminile sensuale, ma allo stesso tempo spietata.

Contemporaneamente però i loro corpi vengono martoriati senza alcuna pietà, mentre gli omicidi degli uomini, come nel caso del professore cieco vengono mostrati brevemente. Al punto da far credere che le uniche figure positive all’interno delle sue opere siano effettivamente quelle maschili. Le donne, fatta eccezione per la protagonista e l’amica Sarah (Stefania Casini), invece sono meschine e cercano continuamente di ostacolarsi a vicenda.

Contrapposizioni e Finale

Il personaggio di Suzy, come spesso in molti film del regista incarna la purezza contrapposta al male assoluto, rappresentato dalle streghe. Nel momento in cui il candore viene contaminato dall’occulto si avvia un meccanismo irreversibile che porta all’abbattimento del confine tra reale e fantastico. Come afferma il professor Milius (Rudolf Schündler):, quando interpellato dalla protagonista:“la magia è quella cosa che ovunque sempre e da tutti è creduta”, ovvero è sufficiente il minimo dubbio per venire risucchiati da un vortice di incertezza che conduce verso l’ignoto.

Verso il finale avviene un cambio di colore, nel momento in cui Suzy gira l’iris blu per accedere al covo delle streghe. Attraversando poi una tenda dello stesso colore (blu) si trova di fronte alle terribili nemiche. In questo caso viene rappresentato il passaggio da minaccia latente, presente per tutto il film, a male vero e proprio. Una porta tra realtà e fantasia, che crea confusione nello spettatore, fino a quel momento convinto che le vicende raccontate avessero una soluzione logica.

Suspiria: conclusioni

Dario Argento con il finale di Suspiria abbraccia invece l’irrazionale qualcosa a cui è impossibile trovare una spiegazione credibile. Il pubblico viene confrontato con le sue più grandi paure, pensando di trovare finalmente la verità nascosta dietro di esse, ma la porta tra i due mondi si chiude improvvisamente impedendogli di afferrare l’ignoto. Il lungometraggio riesce pertanto a mostrare inquadrature limpide e chiare contraddistinte da colori sgargianti, rendendole però misteriose e spesso incomprensibili, così come le paure che animano i nostri incubi più nascosti.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e scenaggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Suspiria è il capolavoro horror di Dario Argento, forse il punto più alto della sua carriera. Un film visionario che crea una fusione unica tra immagine e suono. Lungometraggio claustrofobico e inquietante, che riesce a mantenere un elevato livello di tensione.
Lucrezia Lugli
Lucrezia Lugli
La passione per il cinema mi ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta, ma ho impiegato più del previsto a capire che sarebbe diventata la mia strada. Guardo ogni genere di contenuto da film a serie tv, questo comprende anche i più grandi successi delle piattaforme streaming.

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