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Palazzina Laf – La recensione

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Palazzina Laf è un film italiano del 2023, diretto e interpretato da Michele Riondino nel suo esordio alla regia.

La pellicola è tratta dal libro Fumo sulla città di Alessandro Leogrande. Lo scrittore avrebbe dovuto partecipare anche alla stesura della sceneggiatura del film, ma è scomparso prematuramente.

Il film è stato presentato in anteprima alla 18esima Festa del Cinema di Roma. Ha ricevuto cinque candidature ai David di Donatello 2024, aggiudicandosi tre premi. Tra questi: Migliore attore protagonista a Michele Riondino, Miglior attore non protagonista a Elio Germano, miglior canzone originale a La mia terra (scritta e interpretata da Diodato).

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Cast

Nel cast di Palazzina Laf troviamo: il già citato Michele Riondino nel ruolo di Caterino Lamanna, Elio Germano nel ruolo di Giancarlo Basile, Vanessa Scalera nel ruolo di Tiziana Lagioia. E ancora: Anna Ferruzzo (Pubblico Ministero), Domenico Fortunato (Angelo Caramia), Gianni D’Addario (Franco Orlando), Michele Sinisi (Aldo Romanazzi). E per finire, Fulvio Pepe (Renato Morra), Marina Limosani (Rosalba Liaci), Eva Cela (Anna), Pierfrancesco Nacca (Fabio), Paolo Pietrobon (Moretti).

Palazzina Laf – Trama

Taranto, 1997.

L’operaio Caterino Lamanna vive in una masseria diroccata, caduta a pezzi a causa della vicinanza al polo siderurgico. Sta per sposarsi con Anna (Eva Cela) con cui sogna di andare a convivere in città.

I dirigenti dell’Ilva, l’azienda per cui lavora, decidono di fare di lui una spia per individuare quelli che sono gli operai di cui sarebbe meglio liberarsi. Caterino inizia quindi a pedinare i colleghi con lo scopo di denunciarli, in cambio di promozioni e un auto aziendale.

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Poco dopo, non contento della promozione già ottenuta, chiede di essere trasferito alla Palazzina Laf, non comprendendone inizialmente il degrado. La palazzina è dedicata agli operai scomodi e qui Caterino scopre che ciò che dall’esterno sembrava essere il paradiso in realtà è un inferno.

Cos’era la Palazzina Laf

In primis Laf è l’acronimo di laminatoio a freddo. La Laf era la palazzina nella quale, negli anni novanta, i dirigenti e i proprietari dell’Ilva di Taranto decisero di confinare gli operai che si erano opposti alla firma di un contratto che prevedeva il declassamento in operai.

L’azienda non poteva licenziare i dipendenti in questione. Decise quindi di “sbatterli” all’interno della palazzina Laf a non fare nulla, creando scompensi di ogni tipo.

Palazzina Laf

Si tratta di uno dei più gravi casi di abuso (in ambito lavorativo) della storia italiana. La novazione del contratto, ovvero il declassamento in operai, è una pratica illegale nonché pericolosa per gli stessi lavoratori.

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Il caso della Palazzina Laf, fu il primo caso di mobbing in Italia, tema ancora poco applicato al mondo del cinema.

Palazzina Laf – Recensione

Il personaggio e la storia raccontati in Palazzina Laf, nonostante facciano riferimento a fatti accaduti più di 20 anni fa, risultano essere attuali e condivisibili. Caterino, un uomo semplice e rude è uno dei tanti lavoratori all’interno di una qualsiasi azienda che non considera le persone in quanto tali ma semplici numeri. Questi uomini hanno un valore (alla pari) di operai a prescindere dalla propria formazione e dalle proprie ambizioni.

Nonostante l’ottima caratterizzazione del personaggio, di un uomo che pur di uscire dalle acciaierie è capace di indagare e denunciare i propri colleghi, il film non riesce a far raggiungere l’empatia necessaria allo spettatore. L’intento è (o era) il seguente: Caterino si fa trasferire in quello che che pensa essere il paradiso (la Palazzina Laf) per poi scoprire che quel luogo è una perversa strategia che piega in due gli operai a livello psicologico.

L’intento, appunto. Il risultato però non è il seguente perchè, arrivato nel famoso reparto confine, Caterino sembra adattarsi bene al luogo e nonostante una serie di dialoghi e accadimenti all’interno della struttura, la narrazione prende una strada confusionaria e in alcuni punti priva di senso.

È necessario aspettare l’arrivo dei cartelli finali, che parlano di quelli che sono i reparti confine e di mobbing per capire effettivamente dove vuole andare a parare il film, prima di quel momento è solo un’intuizione confusa.

La situazione dell’Ilva di Taranto

Acciaierie di Taranto è un complesso industriale localizzato nel quartiere Tamburi. I dati riportano che , nei sette anni considerati nel “Caso Ilva”, ci sono stati 11 550 morti, con una media di 1650 morti all’anno, soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie. A questi si aggiungono un totale di 26 999 ricoveri, con una media di 3 857 ricoveri all’anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari.

Non esistono film sull’Ilva fatta eccezione per un documentario del 2010: “La svolta. Donne contro l’Ilva”, che vede protagoniste mogli, madri, lavoratrici che vogliono spezzare il vortice dell’illegalità che uccide i propri mariti e i propri figli.

Palazzina Laf – Il “non detto”

Considerati questi presupposti, Palazzina Laf, che parla di tutt’altro, risulta essere quasi poco efficace rispetto a tante morti accidentali ed epidemiologiche che ci sono state nel corso degli anni all’interno della struttura e che sono state motivo di chiusura e indagine per quest’ultima.

Il film si apre con un telegiornale e dei dialoghi che alludono alle morti degli operai, per poi parlare di tutt’altro. In alcuni punti del film questo elemento viene ripreso per poi passare sempre in secondo piano. Anche lo stesso Caterino, alla fine, sembra soffrire di problemi respiratori e questo è visibile soprattutto in una sequenza in bagno, mentre fa la barba.

Il punto è il seguente: è chiaro che l’intento di Riondino non fosse quello di parlare della situazione Ilva da questo punto di vista e al contrario affrontare un caso di mobbing ma allo stesso tempo questo costante accenno alle morti degli operai sminuisce entrambi gli aspetti.

Sminuisce la questione mobbing perché messo a confronto con la morte di coloro che si trovano all’interno delle acciaierie e rischiano la vita ogni giorno. In questo senso, quel finto paradiso non sembra essere così male. Sminuisce anche le morti all’interno della struttura perchè il film le tratta con superficialità, accennandole appena per poi concentrarsi sulla questione Laf.

Il film in questo senso non riesce a trovare una sua dimensione, ed è un peccato dati i temi originali trattati e quasi sconosciuti al mondo del cinema. Tuttavia, al di là dei problemi di sceneggiatura, le interpretazioni risultano essere eccezionali e i premi agli attori assolutamente meritati.

PANORAMICA

Regia
Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Palazzina Laf è un film italiano del 2023, diretto e interpretato da Michele Riondino nel suo esordio alla regia. La pellicola è tratta dal libro Fumo sulla città di Alessandro Leogrande. Lo scrittore avrebbe dovuto partecipare anche alla stesura della sceneggiatura del film, ma è...Palazzina Laf - La recensione