Project Almanac – Benvenuti a ieri (2015) è un film diretto da Dean Israelite e prodotto da Insurge Pictures, MTV Films e Platinum Dunes. La sceneggiatura porta la firma di Jason Pagan e Andrew Deutschman, mentre tra i produttori spiccano Michael Bay (Transformers), Andrew Form e Bradley Fuller.
Si tratta di un teen sci-fi in stile found footage; quindi, girato come se fosse un video amatoriale, che racconta la vicenda di cinque ragazzi: i fratelli David e Christina Raskin, gli amici di sempre Quinn Goldberg e Adam Le, e infine Jessie Pierce, la ragazza più popolare della scuola.
Il gruppo, dopo aver scoperto i progetti per costruire una macchina del tempo, riesce a renderla reale e a viaggiare davvero. All’inizio l’esperimento viene usato per risolvere piccoli desideri quotidiani come superare gli esami, vincere alla lotteria, rivivere dei concerti, ma ben presto gli effetti collaterali diventeranno sempre più gravi, fino a minacciare il presente stesso.
L’uso della videocamera come punto di vista rende l’esperienza più immersiva, dando l’impressione che lo spettatore sia coinvolto in prima persona come testimone silenzioso degli eventi. Attraverso gli occhi dei protagonisti si vive un’avventura che parte leggera e divertente, con toni quasi comici, ma che scivola progressivamente verso il dramma man mano che i viaggi temporali si complicano e iniziano a colpire sia i ragazzi che chi li circonda.
Project Almanac non punta su spettacolari effetti in CGI o grandi scene d’azione, ma funziona proprio perché mette al centro emozioni, gag e legami tra i protagonisti. È questo approccio “intimo” a tenere lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine, curioso di scoprire se e come i ragazzi riusciranno a uscire dal groviglio di conseguenze temporali che loro stessi hanno innescato.

Project Almanac – Trama
Project Almanac si apre con David Raskin che, insieme alla sorella Christina e agli inseparabili amici Adam e Quinn, registra un video per il MIT in cui presenta un prototipo di drone comandato tramite segnali a infrarossi. Il ragazzo viene ammesso all’istituto, ma senza una borsa di studio, e per poterlo frequentare dovrebbe accettare l’aiuto economico della madre, rimasta sola dopo la morte del marito e con la casa come unica garanzia finanziaria.
Alla ricerca di un progetto tecnologico che possa permettergli di ottenere un secondo finanziamento, David e Christina rovistano in soffitta tra i vecchi documenti del padre. Qui trovano una videocamera con le riprese del settimo compleanno di David e, osservandole, notano un dettaglio inquietante. Nello specchio della casa appare infatti il riflesso di David adulto, un’immagine impossibile che ossessiona il ragazzo. Indagando più a fondo, i due scoprono in garage gli schemi e un prototipo incompleto di una macchina del tempo, nascosti sotto una botola dal padre.
Con l’aiuto degli amici e con l’imprevista partecipazione di Jessie, la ragazza più popolare della scuola di cui David è segretamente innamorato, il gruppo riesce a completare il progetto. Dopo vari esperimenti iniziali, i viaggi nel tempo diventano una realtà che i ragazzi utilizzano per divertirsi, superare gli esami, vendicarsi dei bulli e persino partecipare a un festival musicale. La gioia però lascia presto spazio alla consapevolezza che anche i cambiamenti più piccoli producono conseguenze gravi nel presente, con effetti che colpiscono sia loro stessi che le persone che li circondano.
Travolti dal caos che hanno generato, i ragazzi comprendono di dover tornare indietro fino al principio e tentare di annullare ogni cosa, così da ripristinare l’equilibrio del tempo ed evitare ulteriori catastrofi.

Project Almanac – Recensione
Chi non ha mai sognato di viaggiare nel tempo per correggere ogni decisione sbagliata? Project Almanac parte da questa premessa costruendo un racconto che mescola fantascienza, adolescenza e crescita personale.
Il film inizia con uno stile semplice, mostrando la quotidianità dei fratelli David e Christina, che hanno l’abitudine di riprendere ogni momento della loro vita con una videocamera. Questo espediente, singolare per un lungometraggio e più vicino alla forma documentaristica, diventa la chiave narrativa dell’opera. Lo spettatore si ritrova così immerso nella storia come se stesse assistendo agli eventi in prima persona, attraverso l’occhio della telecamera che passa di mano in mano tra i protagonisti.
Su questa base si innesta l’elemento fantascientifico, ovvero il ritrovamento dei progetti del padre di David e Christina, nascosti per anni, che portano i ragazzi a costruire una macchina del tempo. Da qui il film esplora la crescita del gruppo, il loro entusiasmo nell’affrontare gli esperimenti e la voglia di mettere alla prova le possibilità di quel congegno.
Project Almanac gioca con continui riferimenti ad altre opere sui viaggi nel tempo, da Ritorno al futuro a Doctor Who, fino a Ricomincio da capo. Lo fa però mantenendo il tono leggero del teen movie, con gag comiche, difficoltà scolastiche, primi amori e la passione per la scienza. I personaggi, nel corso della storia, crescono insieme al peso delle loro scelte; infatti, da ragazzi spensierati diventano sempre più consapevoli della pericolosità delle conseguenze legate al tempo.
La colonna sonora accompagna bene questo percorso, alternando momenti di leggerezza e sequenze più tese, mentre la regia sfrutta al massimo la soggettiva della videocamera per far vivere la vicenda in modo diretto e coinvolgente. Nonostante l’assenza di grandi effetti visivi, il film punta su diverse emozioni e dinamiche tra i personaggi, riuscendo a tenere viva l’attenzione dello spettatore.

Tra loop temporali e scelte impossibili
Gli appassionati delle storie sui viaggi nel tempo sanno bene che ogni intervento sul passato porta inevitabilmente a conseguenze sul futuro. Project Almanac si muove proprio su questa idea, abbracciando la cosiddetta “teoria dell’effetto farfalla”, secondo cui anche il più piccolo cambiamento può generare una catena di eventi imprevedibili.
All’inizio i ragazzi usano la macchina del tempo per svaghi e piccoli desideri quotidiani, ma ben presto scoprono il prezzo da pagare. Un gesto apparentemente innocuo, come rivivere un concerto o superare un’interrogazione, si trasforma in un evento capace di cambiare radicalmente la vita propria e quella degli altri. Il film esplora progressivamente i paradossi legati a queste scelte, mostrando anche le complicazioni dei loop temporali, quando una versione di sé stessi entra in contatto con un’altra, proveniente da un tempo diverso.
Il personaggio di David diventa il centro di questo meccanismo narrativo. Infrangendo la promessa di viaggiare sempre insieme agli amici, decide di utilizzare la macchina da solo, spinto dall’ossessione di correggere un errore nel suo rapporto con Jessie. La sua scelta lo porta a una spirale di viaggi sempre più disperati e complessi, che minano l’equilibrio non solo del gruppo ma anche della realtà stessa.
Un elemento particolarmente interessante è il legame tra la tematica dei paradossi e lo stile del film. L’uso della videocamera in soggettiva non è soltanto un espediente estetico, ma amplifica il senso di precarietà. Ogni immagine sembra catturata nell’istante, irripetibile e fragile come le decisioni dei protagonisti, poiché ogni azione lascia un segno e tornare indietro non significa mai cancellarlo. In questo modo il linguaggio visivo dialoga con la trama, trasformando lo spettatore in testimone diretto di un tempo che si deforma e sfugge di mano.

Project Almanac – Cast
Project Almanac porta sul grande schermo un cast formato in gran parte da giovani attori, affiancati da interpreti più affermati.
Jonny Weston veste i panni di David Raskin, brillante studente di scienze che sogna il MIT ma si scontra con le difficoltà economiche della madre. Insieme alla sorella scopre i vecchi progetti del padre scomparso per una macchina del tempo, decidendo con gli amici di costruirla per davvero.
Accanto a lui troviamo Virginia Gardner (Fall), che interpreta Christina Raskin, sorella di David e voce “dietro la videocamera” che riprende gran parte degli eventi; Allen Evangelista è Adam Le, il più razionale del gruppo; Sam Lerner dà vita a Quinn Goldberg, lo spalla comica sempre pronta alla battuta; Sofia Black-D’Elia interpreta Jessie Pierce, ragazza popolare della scuola e interesse amoroso di David.
Il cast si completa con Amy Landecker (Project Power) nel ruolo della madre Kathy Raskin, Gary Weeks (Spider-Man: No Way Home) nei panni del padre Ben, Katie Garfield (Liv), Michelle DeFraites (Sarah Nathan), Patrick Johnson (Todd), Gary Grubbs (Dr. Lu) e Macsen Lintz, che appare in un flashback come David a 7 anni.

Conclusioni
Project Almanac – Benvenuti a ieri è un film che, pur partendo da una struttura tipica da teen movie, riesce a distinguersi grazie all’uso originale della ripresa in prima persona e a un approccio fresco al tema dei viaggi nel tempo. Gli aspetti tecnici, come la colonna sonora dinamica e il montaggio capace di alternare momenti leggeri a situazioni di tensione, accompagnano bene la narrazione, rendendola coinvolgente soprattutto per un pubblico giovane.
I punti di forza risiedono nell’immediatezza con cui i personaggi si relazionano allo spettatore, nella capacità di rendere accessibili concetti complessi come i paradossi temporali e nel bilanciamento tra divertimento adolescenziale e riflessione sul valore delle scelte e del tempo stesso. Non mancano però dei limiti: alcune situazioni risultano prevedibili, l’uso del found footage alla lunga può stancare e la sceneggiatura non sempre evita le ingenuità tipiche del genere.
Project Almanac resta dunque un prodotto piacevole, capace di intrattenere e far riflettere, pur senza rivoluzionare il panorama della fantascienza. È un film che ricorda come il tempo non sia qualcosa da manipolare, ma un dono da vivere appieno, con la consapevolezza che ogni decisione, grande o piccola, contribuisce a definire chi siamo.
