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Piove, recensione del film di Paolo Strippoli

Presentato in anteprima ad Alice nella città, al Festival del Cinema di Roma, Piove di Paolo Strippoli è un film italiano da diffondere come il Verbo. Vediamo perché.

Piove, un film italiano di cui troppo poco si è parlato

Presentato alla 17° edizione della Festa del Cinema di Roma, Piove di Paolo Strippoli è un film finito nel dimenticatoio, dopo il chiacchiericcio nato dai problemi di censura. Inizialmente vietato ai minori di 18 anni, dopo il ricorso al Tar del Lazio, il divieto è stato modificato e imposto ai minori di 14 anni non accompagnati. Piove è un film di cui si dovrebbe continuare a parlare, perché opera esemplare di quanto il cinema italiano sia ancora vivo e vegeto, non morto come fa comodo dire. Strippoli è un autore che di cinema ne sa e parecchio, e con il film A Classic Horror Story del 2021 (diretto insieme a Roberto De Feo) l’aveva già dimostrato. Qui ci troviamo di fronte ad un film che è insieme horror e dramma, il cui punto di forza è sicuramente lo stile visivo, ma anche le performance attoriali non sono da meno. Ritroviamo Fabrizio Rongione con cui il regista aveva già lavorato nel film precedente. Nel ruolo del co-protagonista conosciamo il giovane e bravo Francesco Gheghi e poi anche Cristina Dell’Anna, un’attrice vista in numerose produzioni e recentemente in Mixed by Erry di Sydney Sibilia.

Piove, la trama

Il film è ambientato a Roma, dove da qualche giorno accade un fatto strano. Quando piove copiosamente, dai tombini fuoriesce un liquido, sembra fango grigio, che emana anche dei vapori. Non si conosce il perché di questo fenomeno e, cosa ancor peggiore, gli abitanti non sanno che una volta inalati quei fumi, la loro personalità cambia. Verranno fuori gli istinti più repressi, la rabbia covata da tempo e lasciata marcire. Proprio lì i vapori mettono radici. A farne le spese è anche la famiglia Morel, composta dal padre Thomas e dai figli Enrico e Barbara. Vi è un trauma nel loro passato recente, la morte di Cristina, moglie di Thomas e madre di Enrico e Barbara. Tra il padre e il figlio non scorre buon sangue da allora e trascorso un anno dall’incidente, sono soltanto due persone cariche di rabbia: l’uomo sembra volersi dimenticare dei sensi di colpa che prova, mentre il ragazzo desidera sfogarsi in ogni modo possibile.

piove

La Roma di Paolo Strippoli

La Città Eterna che Paolo Strippoli decide di usare come set non è di certo quella che ci viene in mente se pensiamo alla capitale d’Italia. Roma, nell’immaginario del regista, è un luogo tetro, inquietante, sembra quasi essere una bomba pronta alla detonazione. Curioso come, più o meno nella stessa finestra temporale, Roma sia stata scenografia visionaria da parte di due registi diversi: uno, ovviamente, è il nostro Strippoli, mentre l’altro è Paolo Virzì con Siccità. A renderla uno sfondo perfetto per l’allegoria del male, che è poi la base di questo film horror-drammatico, vi è una fotografia dai colori freddi. Una palette ristretta ma funzionale a trasmettere la paura, l’inquietudine e tutta una vasta gamma di sensazioni angoscianti. Sì, perché di paura si tratta. Di paura mista a follia e incomunicabilità, che ha reso i romani (ma non solo alla fine) persone cariche di sentimenti repressi. Diciamo non solo, perché lo spaccato di società che Strippoli mostra non è altro che il post-pandemia da COVID-19. Per questo Piove è considerabile uno specchio in cui riflettere noi stessi e il mondo che ci circonda, cambiato radicalmente e per sempre dopo la comparsa del coronavirus.

Piove non ha inventato nulla, è bene dirlo e frenare per un attimo l’entusiasmo in cui facilmente si può cadere. L’elemento della melma che fuoriesce dai tombini e i vapori che, una volta inalati, portano le persone alla pazzia, a compiere gesti assurdi, trasformandosi in zombie urbani, non è di per sé una novità. Tuttavia, la resa finale, unita all’elemento drammatico di una famiglia spezzata dal dolore, fa sì che Piove centri l’obiettivo di partenza. Il merito va soprattutto alla sceneggiatura, quindi un plauso sia a Strippoli che a Gustavo Hérnandez e Jacopo Del Giudice.

Un dolore nascosto

Nella famiglia Morel si sono insediati da tempo sensi di colpa, mancanza, angoscia e rabbia. Tutto questo ha reso padre e figli sconosciuti tra loro. Thomas sa perfettamente che avrebbe potuto evitare l’incidente in cui ha perso la vita sua moglie ed è diventato l’ombra di sé stesso. Inoltre, il dover sgobbare per arrivare a fine mese non aiuta il suo stato d’animo già pesantemente frustrato. Ad aggravarlo vi è anche la vista della figlia che, proprio a causa di quella notte, è costretta su una sedia a rotelle. Enrico invece, diventa un ribelle dedito a gozzovigliare in giro tutto il giorno. Non va più a scuola e stringe amicizia con una prostituta di mezza età con cui va anche a letto. Chiaramente lei sostituisce la figura mancante della madre. Piove procede speditamente, ma con attenzione. Mostra il profilo psicologico di ogni personaggio e questo è un bene, poiché ne capiamo le intenzioni e ancor prima ciò che vi sta dietro. Una nota di merito va a Fabrizio Rongione, Francesco Gheghi, Cristina Dell’Anna e la piccola Aurora Menenti, le cui performance risultano perfettamente in linea con i toni del film.

Conclusioni

Piove di Paolo Strippoli è un film da recuperare, qualora non l’aveste già fatto. E probabilmente, è una di quelle opere che cresce ad ogni visione. Breve, intenso in ogni suo aspetto, rende lo spettatore inaspettatamente attivo. Ripetiamo, se non fosse ancora chiaro, che sono questi i soggetti su cui puntare e questi i giovani registi pieni di idee e voglia di fare che possono salvare il cinema italiano.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Piove di Paolo Strippoli mescola egregiamente horror e dramma in un film che non lascia indifferenti. L'aspetto stilistico e tecnico dimostrano quanto il regista ne sappia di cinema, cosa che aveva già dimostrato e questo film ne è solo la conferma. La sceneggiatura, scritta a sei mani, è un altro punto di forza. Riflette i problemi e le incomprensioni post-pandemia, inserendoli all'interno di un nucleo familiare lacerato dal dolore. Nota di merito al cast, azzeccato e intenso.
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