mercoledì, 21 Agosto, 2021

A Classic Horror Story: recensione del film Netflix

A Classic Horror Story: il film Netflix di Roberto De Feo e Paolo Strippoli

Come in tanti altri film horror, anche in A Classic Horror Story, uscito su Netflix lo scorso 14 luglio, i protagonisti sono cinque individui che poco hanno in comune e che per via di un incidente si ritrovano dispersi nel nulla.

Il nuovo film di Roberto De Feo e Paolo Strippoli parte proprio da qui, da uno dei cliché più abusati dal cinema horror: un gruppo di sconosciuti, un incidente, una casa sconosciuta.

Già il titolo del film preannuncia l’intenzione dei due autori, ovvero raccontare l’horror più classico che ci sia, infarcito di tutti quei luoghi comuni che per decenni hanno fatto sia la fortuna del genere horror, che la sua sfortuna.

A Classic Horror Story

A Classic Horror Story: cast

E in questo film ogni elemento lavora in quella direzione, a partire dalla prova degli attori, quasi tutti in parte ed estremamente convincenti nel dare corpo e voce a questi individui così diversi gli uni dagli altri, a partire da Matilda Lutz nei panni della protagonista.

Come da manuale di ogni film horror, è proprio sua la parte più importante, quella della cosiddetta final girl. Notevole anche l’interpretazione della giovane Alida Baldari Calabria, che avevamo già visto sia in Dogman che in Pinocchio di Matteo Garrone, ma che qui, data anche la maggior complessità del suo personaggio, colpisce ancora di più delle sue precedenti apparizioni.

Non tutti, però convincono allo stesso modo, si veda Francesco Russo, che pur impegnandosi per restituire le varie sfumature del proprio personaggio, cade spesso nella trappola dell’overacting.

Roberto De Feo e Paolo Strippoli omaggiano i classici dell’horror con grande classe e rispetto

Già nel 2019 Roberto De Feo aveva convinto il pubblico con The Nest (Il nido), ma questo secondo film è decisamente più maturo su quello che è il piano della messa in scena.

Si lavora molto sulla materialità e sull’impatto visivo che gli elementi che stanno sul set dovranno poi trasmettere sullo schermo. È notevole il lavoro sul character design degli antagonisti, individui che come i grandi modelli del cinema horror – quali Freddy Krueger o Leatherface – trovano gran parte della loro caratterizzazione proprio nell’aspetto fisico.

In un film horror il comparto visivo è fondamentale e De Feo e Strippoli lo sanno bene, operando con la medesima cura sia sulla scrittura che sulla regia. Ritroviamo la casa, a tutti gli effetti un vero e proprio personaggio ricorrente del genere horror, che riesce ad inquietare già solo per come ci viene mostrata.

Il richiamo ad Ari Aster

La composizione dell’inquadratura è importantissima in questo film, accompagnata spesso da un gusto per il grottesco e il disturbante, con scelte che richiamano Ari Aster e il suo Midsommar, ma anche il precedente Hereditary.

A Classic Horror Story

A Classic Horror Story: trama e recensione

Ma non sono solo cinematografici i riferimenti dei due registi. Al centro della storia c’è una ripresa del folklore italiano, in particolare di quello tipico del sud Italia, contesto che per il suo fascino è stato scelto come location di un altro recente film horror italiano uscito su Netflix, Il legame.

Evidente è infatti l’intento dei due autori di contribuire alla creazione di una mitologia horror che vede le sue radici proprio nei miti e nelle leggende del nostro paese. Si tratta dell’ennesimo indice di quella che è una tendenza recente del nostro cinema, ovvero quella di creare prodotti potenzialmente universali per i toni, lo stile e il soggetto, ma che si fondano su un contesto fortemente italiano. Lo abbiamo già visto nel fantasy e nel cinema a tema supereroi e ora lo vediamo anche nell’horror.

La prevedibilità del soggetto viene però messa in discussione, dal momento che, come già ci avevano fatto intuire i trailer del film, c’è qualcos’altro oltre la superficie del racconto horror più banale di tutti.

Sarebbe imperdonabile fare spoiler su un film come A Classic Horror Story, dal momento che fa del plot twist il suo principale punto di forza. Meglio limitarsi a dire che è un film che sa bene dove vuole andare e soprattutto sa come accompagnare lo spettatore in un tipo di narrazione che crede di conoscere, per poi svelargli che in realtà le cose sono ben diverse da come possono sembrare.

A Classic Horror Story è quindi un film da non perdere, per la sua capacità di essere imprevedibile. Come già detto, è un film che si inserisce nel solco di quella tendenza italiana degli ultimi anni ad aprirsi al cinema di genere, tendenza che deve spesso scontrarsi con un forte pregiudizio da parte del pubblico.

Ecco, forse A Classic Horror Story è la sintesi perfetta di questa recente new wave italiana, proprio per la sua capacità di dialogare con il contesto che lo circonda, nonché per la sua volontà di parlare proprio di questo particolare momento della storia del cinema italiano – lo si capisce soprattutto dal finale, una chiusura con cui i due registi sembrano parlare proprio a noi spettatori e in particolare a quel pubblico ancora portatore di pregiudizi.

Si potrebbe dire che A Classic Horror Story non sarebbe potuto uscire se non in questi anni, ma se provassimo ad aggiungere altro finiremmo per rovinarne la visione.

A Classic Horror Story: trailer

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

A Classic Horror Story è un film che ribalta i cliché dei tipici film dell'orrore, per trasformarsi in qualcosa di inatteso e sorprendente, senza puntare al plot twist fine a se stesso, ma con consapevolezza e intelligenza narrativa.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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