Gia Coppola (Palo Alto), nipote del famosissimo Francis Ford Coppola, ha seguito anch’ella la strada della cinematografia e nella sua filmografia emerge soprattutto un titolo: Mainstream. Il lungometraggio, uscito nel 2020, è il secondo della regista. È stato candidato al Premio Orizzonti per il miglior film alla 77ª edizione della Mostra del cinema di Venezia e ha dimostrato di essere ricco di riflessioni moderne e stimolanti.
Mainstream – Trama
Mainstream, o Nessuno di speciale, racconta la storia di Frankie, giovane ragazza creativa e aspirante regista che incontra il carismatico e sorprendente Link. I due iniziano a farsi notare e ad avere successo grazie a dei video girati insieme ma non tutto va come previsto perché, come diceva Marx, “la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni”. La fama e l’avidità infatti si impossessano pian piano della loro morale rendendoli più meschini del sistema che, attraverso la loro arte, criticano e denunciano. La storia, avvincente e seducente, vuole trasmettere un messaggio profondo ma ben chiaro: si può combattere un sistema ingiusto e contraddittorio senza diventarne parte? Si possono distruggere i suoi schemi paradossali senza diventarne complici?

Mainstream – Recensione
È soprattutto il personaggio maschile che ci spinge a determinate considerazioni: una personalità originale, il perfetto outsider che viene inghiottito da un meccanismo decisamente più imponente delle sue idee anticonformiste. Si tratta di un ragazzo che solo alla fine scopriamo avere dei problemi psichici e questo ci conduce ad un nuovo interrogativo: in quale momento la diversità, l’anticonvenzionalismo, una ribellione indomabile finiscono per diventare follia? E non quella follia sana di cui parlano filosofi come Nietzsche o Galimberti, ma quella follia pericolosa che diventa malattia. Dove si pone il confine tra l’essere qualcosa che il mondo non si aspetta e qualcosa che nemmeno tu stesso sai gestire?
Seppur marginale, è presente anche il tema del suicidio. Il personaggio di Isabelle (interpretata da Alexa Demie) alla fine della vicenda si uccide a causa dell’umiliazione pubblica subita proprio nel programma di Frankie e Link e della conseguente ed eccessiva attenzione mediatica. Dunque viene raccontata anche la fragilità dei giovani, di tutti i ragazzi che frequentano costantemente e assiduamente i social, che ne vivono le conseguenze positive e negative e purtroppo, ancora troppo spesso, ne pagano il prezzo.

Cast
I protagonisti sono interpretati dalla figlia d’arte Maya Thurman-Hawke e dallo Spiderman impacciato Andrew Garfield. I due hanno dimostrato di avere una chimica delicata ma intrigante e di saper dare ai loro personaggi una sfumatura di noir contemporaneo. Sicuramente però spicca il talento di Garfield che offre un’altra solidissima prova attoriale. Nessun altro in questo ruolo avrebbe saputo fare un lavoro così minuzioso ed entusiasmante così come ha fatto lui. Egli infatti ha ottenuto il premio come miglior attore inglese/irlandese ai London Critics Circle Film Awards del 2022.

Il lieto fine non è più mainstream
Il film è costellato da intense conversazioni tra la coppia di ragazzi, tra i quali poi nasce una storia d’amore. Il loro scambio, affettivo e intellettuale, è, per loro e per gli spettatori, elettrizzante e appagante, ma solo fino ad un punto di non ritorno. Come si può continuare ad amare quando i limiti che ci si pone sono diversi da quelli dell’altro? Come si può seguire qualcuno in un baratro etico “solo” in nome dell’amore? Ed ecco che infatti, quando ormai si era iniziato a voler bene a questa coppia, tutto finisce.
Ormai i film con un lieto fine, in cui i protagonisti vivono un legame intimo e spontaneo e resistono rimanendo uniti, sono sempre meno. Mainstream infatti non è tra questi perché racconta il peso dell’autenticità. È proprio quel vedersi vulnerabili e sinceri, disarmati e imperfetti che diventa ingestibile ed è forse per questo che si finisce col rinunciare alla propria autenticità preferendo rifugiarsi in un sistema bugiardo e accogliente. Frankie e Link si separano perché toccando il fondo insieme si sono tolti le maschere e quello che hanno visto non gli è piaciuto.

La ricerca del consenso e le sue dannose conseguenze
Il film termina con un monologo stravagante e sopra le righe di Link che rivela il suo vero nome e cerca di ingraziarsi il pubblico spiegando di non avere alcuna responsabilità nel suicidio di Isabelle. È un ultimo istante di follia che si mischia ancora una volta alla sete di notorietà, perché d’altronde in un mondo in cui ogni gesto e ogni parola sono esposti a milioni di occhi, cosa non si farebbe pur di ammaliare quegli occhi? Il personaggio di Link è la dimostrazione che, pur di conquistare uno sguardo di assenso, si è disposti a molto più (e molto peggio) di quanto ci si crederebbe capaci.
Allora spiegami: vuoi fare arte o inseguire il consenso di sconosciuti senza faccia?
Gia Coppola, anche sceneggiatrice del film, in un’estetica a metà tra Black Mirror, Don’t worry darling e Euphoria, costringe il pubblico a mettere in discussione tutto ciò in cui crede. Dopo solo un’ora e mezza di luci colorate, palchi, costumi e creatività ci pone davanti a questioni esistenziali e dal cinema non si può chiedere di meglio.

