L’ultimo film di Francis Ford Coppola, “Megalopolis” è stato presentato in concorso per la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2024. Atteso con grande aspettativa mondiale di pubblico e critica, è stato in buona parte disatteso. Infatti, nonostante l’impegno e lo sforzo produttivo profuso, “Megalopolis” si è rivelato un “magnifico” disastro annunciato.

Megalopolis: cast, trama e recensione
Il cast di “Megalopolis” di Francis Ford Coppola comprende un gruppo di attori di grande rilievo, segno che il cineasta ha lavorato davvero tanti anni per creare la preproduzione di quello che può essere considerato il suo kolossal testamento. Dopo aver sondato attori del calibro di Russell Crowe, Christian Bale, Oscar Isaac e in ultimo (e sembrava quasi fatta) Jude Law, il regista ha reclutato nel cast Adam Driver.
Quest’ultimo in “Megalopolis” interpreta Cesar Catilina, un architetto visionario dotato dell’abilità di fermare il tempo. Giancarlo Esposito veste i panni di Franklyn Cicero, il sindaco conservatore di Nuova Roma e antagonista di Cesar. Nathalie Emmanuel è Julia Cicero, figlia del sindaco e interesse amoroso di Cesar. Aubrey Plaza interpreta Wow Platinum, una conduttrice televisiva affamata di potere e ricchezza. Shia LaBeouf interpreta Clodio Pulcher, cugino infimo e geloso di Cesar. Jon Voight recita nel ruolo di Hamilton Crassus III, ricco zio di Cesar e capo della banca di famiglia.
Nel corso degli anni, Coppola aveva pensato di includere nel cast attori del calibro di James Caan, Nicolas Cage, Zoe Saldana e Forest Whitaker, sebbene la formazione definitiva del cast sia stata completata solo di recente. Dopo una lavorazione durata più di 40 anni, il regista riprese le redini del progetto nel 2019.

Nuova Roma è la capitale del futuro
La trama di “Megalopolis” si svolge in una realtà alternativa dove Nuova Roma è la capitale degli Stati Uniti (è New York con un altro nome). Al centro della storia ci sono due figure principali: Cesar Catilina, un architetto visionario, e Franklyn Cicero, il sindaco cinico della città. I due personaggi rappresentano visioni opposte per il futuro della città, e si scontrano su temi come il potere, l’utopia e la decadenza.
Cesar propone la costruzione di “Megalopolis”, una città utopica che simboleggia un nuovo inizio, mentre Cicero preferisce soluzioni più immediate e pragmatiche, come la costruzione di un casinò per risolvere i problemi finanziari di Nuova Roma. Il conflitto tra questi due uomini si intreccia con una serie di sottotrame complesse che coinvolgono l’amore, la politica, il sesso e la filosofia, con rimandi a Shakespeare e Marco Aurelio.
Tra gli eventi chiave, un satellite sovietico chiamato Carthage si schianta sulla città, distruggendo gran parte di Nuova Roma, ma Cesar vede nell’apocalisse un’opportunità per realizzare la sua visione. Nel frattempo, l’uomo e Cicero si contendono l’affetto di Julia, la figlia di quest’ultimo, che diventa un personaggio centrale nella trama e nell’evoluzione della storia.
La narrazione si sviluppa attraverso temi visionari e metaforici, anziché una trama lineare e strutturata, facendo uso di immagini e simbolismi per trasmettere messaggi profondi, con un approccio che ricorda film come “Brazil” di Terry Gilliam e “Blade Runner” di Ridley Scott.

Un’architettura avveniristica in “Megalopolis”
Siamo tutti vittime per l’insaziabile sete di potere di qualcuno? “Megalopolis” inizia con l’affaccio (e l’affanno) di Adam Driver sul vuoto di un grattacielo, a fronte di un’architettura avveniristica. In questa nuova Roma, le donne si strusciano in discoteca (stile Studio 54) attaccando i loro corpi l’una sull’altra. Quando un impero muore si diffonde un’istanza funesta, ed è questa la New Rome di Coppola. “Questa società e questo modo di vivere, sono gli unici possibili?“.
L’impero romano viene rappresentato secondo l’aspetto allucinatorio. Dove i vari stati di coscienza si alternano nelle varie personalità, tra effetti speciali magniloquenti. Ma questo è l’aspetto confusionario narrativo di questa gigantesca pellicola, bigger than life. Un architetto visionario, ma forse in un certo senso eccentricamente folle, rappresenta la sua opinione: “Un uomo non può fissare troppo a lungo due cose: il sole e l’anima“. Cercare di fermare il tempo a seguito dell’apocalisse.

La filosofia di Marco Aurelio in questo moderno impero romano
Trovare il tempo, perdere il tempo, essi stessi sono fatti per dividere. Ovvero il “divide et impera” così caro alla società dell’antica Roma, e non a caso viene citato spesso Marco Aurelio.
Assistiamo ad un gigantesco impero romano ai giorni nostri, ovvero nel futuro distopico così come immaginato da Coppola. Dopo molti anni di sviluppo della pellicola, ecco “Megalopolis”, dove tutta la corruzione emerge prepotentemente (e perennemente) sospesa tra passato, presente e futuro. Un passato generato dalla storia antica, dal citazionismo più spinto fino al presente e futuro distopico. Dove demolizione e distruzione si alternano a ricostruzione. Disonore, scandalo e morte risultano immersi nella metafora degli eccessi in un mondo in piena decadenza.

I vari generi che dividono “Megalopolis”
“Megalopolis” rimane a metà strada tra un film di fantascienza, il gangster movie degli anni Trenta e l’antica Roma. Nonostante il fascino, le potenzialità e tante altre cose, è una pellicola che non riesce ad entrare dentro. Tutte le potenzialità che potrebbe avere, sono sprecate. Tra le cose che non funzionano, c’è senz’altro una certa incoerenza narrativa, e l’inserimento di momenti “camp” e “kitsch” nel bel mezzo di altri più seriosi. In buona sostanza, era un po’ lo stesso disastro che avveniva inspiegabilmente in “Napoleon” di Ridley Scott.
Anche quest’eccessivo uso di CGI che Coppola fa in “Megalopolis” sembra a tratti ridondante, senza un reale scopo scenografico. O meglio, l’obiettivo è quello di affascinare lo spettatore, ma in alcuni casi finisce per disorientarlo e destare una certa perplessità. Adam Driver fornisce una buona interpretazione nei panni dell’architetto visionario Cesar Catilina. Così come appare abbastanza ambiguo il villain del film, il cugino di Cesar, interpretato da Shia La Beouf, che regala una certa intensità al suo viscido personaggio.

Conclusioni
Guardando “Megalopolis”, ti viene da pensare per quale tragico e sbagliato motivo, Coppola si sia fatto schiacciare dal peso delle sue stesse ambizioni. Dopo averci regalato dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema, quali “Il Padrino”, “Il Padrino parte Seconda” e “Apocalypse Now”, ci si chiede se quei 120 milioni di dollari investiti di tasca propria, potevano essere impiegati in maniera più utile, e meno avventata.
Quindi se il risultato è disastroso, “Megalopolis” merita comunque la visione, perchè l’occhio, lo sguardo autoriale pregno di autenticità di quest’ultimo autore della New Hollywood degli anni 70′, merita in qualche modo di essere metabolizzato. Con tutti i pregi e difetti che ne possono derivare.
