Don’t worry darling, il thriller di Olivia Wilde con Harry Styles

Don’t worry darling è un film diretto e interpretato da Olivia Wilde che ha subito attratto il pubblico, non tanto per i suoi contenuti, quanto per tutte le vicissitudini che hanno accompagnato la scelta del protagonista, nonché infine la presenza di Harry Styles come interprete maschile principale.

Don’t worry darling è stato lodato da molti, da altri accusato di misandria (anche a causa delle dichiarazioni di Olivia Wilde a riguardo) e da alcuni addirittura considerato difficile da capire nel finale a sorpresa che lo caratterizza. Eppure questo thriller ha mostrato di saper sorprendere e di non avere bisogno di tutti questi elementi a girargli intorno per essere un buon prodotto di intrattenimento.

Don’t worry darling: le controversie

Il protagonista di Don’t worry darling sarebbe dovuto essere Shia LaBeouf che molti ricorderanno per il ruolo in Nymphomaniac dove conobbe peraltro anche la fidanzata Mia Goth. Tuttavia a dicembre 2020, la rivista Variety rivelò che Shia LaBeouf non avrebbe preso parte al film in quanto addirittura licenziato da Olivia Wilde a causa di un comportamento scorretto sul set. Nel 2022 questa tesi è stata ribadita ma subito smentita dall’attore, che ha anche fornito senza autorizzazione un video dove Olivia Wilde parla dei contrasti tra LaBeouf e Florence Pugh, la protagonista femminile del film.

Al netto di tutte queste controversie, come protagonista maschile viene scelto Harry Styles, peraltro dal 2021 impegnato in una relazione con Olivia Wilde. Proprio anche grazie alla sua performance in Nymphomaniac, sappiamo che LaBeouf sarebbe stato sicuramente adatto ad un ruolo come quello del narcisista che vuole sottomettere la donna, mentre Styles per quanto abbia effettivamente mostrato del talento non è ancora affermato come attore, non si è ancora per così dire spogliato del passato di idolo delle ragazzine. Chiaramente questa è un’arma di marketing potente: moltissime adolescenti sono andate a vedere il film anche solo per lui.

Eppure, bisogna dirlo, fuori di confronto Harry Styles regge perfettamente il suo ruolo. Anzi, il suo personaggio, così ordinario all’inizio e poi sempre più al limite della follia, è reso in maniera puntuale, specie nei modi, nei gesti nei confronti della moglie. Perché come sappiamo Don’t worry darling si concentra, apparentemente, sul ruolo delle mogli come sostegno dei mariti all’interno di un progetto segreto immerso in una cittadina che li isola dal mondo.

Don't worry darling

Un thriller efficace con una colonna sonora penetrante

Anche se spesso ce ne dimentichiamo, la colonna sonora è un elemento fondamentale del cinema. Immaginiamo un film horror senza la giusta colonna sonora, o un western senza la musica che fa crescere in maniera esponenziale l’ansia e la suspense. Così è anche per i thriller, e Don’t worry darling non fa eccezione. Probabilmente, facendo un paragone che ovviamente non mira ad accostare i due film totalmente diversi per imponenza e generi, non si vedeva da Dune una colonna sonora così protagonista. Poiché le scene inquietanti dipendono totalmente da essa, una musica che atterrisce e rimane impressa.

È un thriller efficace non tanto per la trama, che è sicuramente già vista specie nella fantascienza, ma per il come il tutto viene realizzato. Menzione d’onore per Florence Pugh, espressiva, intensa, molto naturale, che consente allo spettatore di entrare in empatia con la sua storia. Quando ci sono vicende in cui dobbiamo capire se il protagonista ha ragione, se possiamo per così dire fidarci di lui, l’interpretazione è tutto più che in altre circostanze.

La nostra eroina ritiene fin dall’inizio di trovarsi in una trappola anche se tutti le fanno credere di essere pazza, tutto il film spinge lo spettatore al limite del dubbio e dell’ansia, poiché avvertiamo, anche grazie alla colonna sonora, che qualcosa non va, e lentamente deduciamo che cosa. Che si capisca o meno subito il finale, che si intuisca prima o meno, si disgrega in un universo di parole e di scene che intrattengono. Poiché è questo che Don’t worry darling fa benissimo: intrattiene, tiene incollati, e non lascia scampo alla distrazione.

Don't worry darling

Qual è il vero significato di Don’t worry darling?

A Interview Magazine, Olivia Wilde ha spiegato quale sia il significato di Don’t worry darling, anche se non è difficile intuirlo. Il film non ha pretesa di insegnare qualcosa, ma vuole riflettere su aspetti della società che effettivamente esistono. Il “cattivo” della vicenda rappresenta la presunzione da parte di una categoria di persone – non usiamo il termine uomini non a caso, vedremo perché – di poter controllare le donne ripristinando un modello familiare esistente non molto tempo fa. La polemica non è contro gli uomini in maniera misandrista, bensì contro un modo di ragionare di chi si sente un fallito e vuole per questo primeggiare.

A Interview Magazine, ha detto Olivia Wilde (che ha deciso di mettersi nell’angolo nel film ma per quel poco che si vede è davvero notevole):

Sono fondamentalmente privi di diritti civili, per lo più uomini bianchi, che credono di avere diritto al sesso dalle donne. E credono che la società ora li abbia derubati, che l’idea del femminismo stia lavorando contro natura e che dobbiamo essere rimessi al posto giusto.

Esistono, lo sappiamo, uomini ma perfino donne che vorrebbero proporre un modello sociale in cui le mogli hanno un ruolo ben definito e gli uomini trionfano. Essere un vero uomo, cosa che viene ripetuta nel film, è un’idea di mascolinità tossica che fa effettivamente male a tutti. Prova ne sia che non viene demonizzato il protagonista maschile in quanto uomo, ma in quanto uomo frustrato, che non sa amare davvero. Nei piccoli gesti della sua dolcezza (emblematico il ripetuto toccare le labbra di lei con le dita) si vede il buono di un amore che però non esiste davvero perché è in realtà egoista.

Don't worry darling

Don’t worry darling riflette sul come alcuni uomini vorrebbero la società, ma anche su come dovrebbe essere. Nessun uomo intelligente può non fare altro che ridere di fronte a questi capricciosi omuncoli incapaci di impegnarsi per affermare se stessi e che cercano di progredire affossando le partner. La fine di tutto non è la rivoluzione di un mondo di sole donne, ma un mondo in cui ognuno sia davvero libero di non preoccuparsi. E quando l’eroina trionfa, veniamo da due ore di intrattenimento e tiriamo un sospiro di sollievo.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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