L’arte della gioia è una miniserie di 6 puntate diretta da Valeria Golino e tratta dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza. La serie ha ottenuto ben 14 candidature ai David di Donatello 2025 ai quali è stata ammessa grazie al suo passaggio al cinema la scorsa estate. Con un cast di donne brillanti e una storia controversa e affascinante, L’arte della gioia rimane impressa.
L’arte della gioia – Trama
L’arte della gioia narra la storia di Modesta, una bambina ribelle che cresce nelle campagne siciliane. La madre la maltratta dando tutte le sue cure alla sorella disabile. Il padre, fino a quel momento assente, ritorna improvvisamente e, approfittando del bisogno d’amore di Modesta, abusa di lei. Modesta si vendica dando fuoco alla sua casa e scappando, lasciandosi la famiglia d’origine alle spalle. Viene accolta dal convento di madre Eleonora dove, fin da subito, diventa la sua protetta. Qui cresce studiando e coltivando con madre Eleonora un legame ambiguo fatto di dipendenza, segreti e desiderio.
Quando Modesta esplicita il suo affetto alla suora questa la rifiuta duramente troncando ogni rapporto. L’umiliazione che Modesta vive provoca il ritorno della stessa necessità di vendetta sentita da piccola e così, simulando un incidente, uccide madre Eleonora. A questo punto viene portata a vivere nella villa della famiglia Brandiforti. In questo luogo, profondamente legato ai fantasmi del suo passato, tesse la sua intricata tela per arrivare a ciò che vuole.
Loro avevano dio, io volevo la vita.

L’arte della gioia – Recensione
L’arte della gioia è estaticamente uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni; la fotografia di Fabio Cianchetti è eccezionale. Le scene dell’infanzia ricordano il film Vangelo secondo Maria di Paolo Zucca mentre quelle nella villa I Leoni di Sicilia di Paolo Genovese. Molti frame sono costruiti così sapientemente attraverso l’uso della luce che sembrano quadri di Caravaggio. La serie accosta ad un’estetica così curata e candida il racconto di molteplici temi considerati scabrosi: sesso, corpo, violenza subita e commessa, potere. È stata definita una serie che turba e che fa sentire a disagio ed è proprio questo il ruolo che sembra voler assolvere: si offre da coltello per frugare dentro noi stessi. La sua spregiudicatezza colpisce anche i meno pudici rendendosi per questo motivo un’accecante scintilla di audacia in un panorama italiano in cui “di certe cose” ancora si parla sommessamente.

Il peccato della libertà
La serie affronta tabù enormi soprattutto per l’epoca e per il mondo ecclesiastico. Tabù come l’amore lesbo, il desiderio carnale (anche dei servi di Dio), la pazzia. Modesta è un insieme disordinato di tutto ciò che può essere punito o esaltato: è un’eretica ma anche una santa. Santa perché è l’unica con cui “la cosa”, cioè il principe Ippolito che ha una deformazione facciale, è serena. Modesta è una provocazione vivente, è assetata di vita e disposta a tutto pur di prendersi la sua parte. Anche quando si innamora di Beatrice, figlia segreta di Eleonora, non riesce a godersi quell’affetto senza pensare a cos’altro può ottenere, a quanto oltre può spingersi ancora. Il personaggio di Modesta incarna il senso stesso della serie e del romanzo: se la libertà (in senso lato) è un peccato allora io sono la peggiore delle peccatrici.
Adesso che avevo ottenuto ciò di cui avevo bisogno, capii che dovevo avere anche quello che volevo.

L’arte della gioia – Cast
Il cast de L’arte della gioia è straordinario. Jasmine Trinca è ammaliante come il canto di una sirena nel ruolo di madre Eleonora, Valeria Bruni Tedeschi è assolutamente perfetta nel ruolo di Gaia Brandiforti, Tecla Insolia (già vincitrice del David Rivelazioni Italiane) è dispettosamente seducente e magnificamente accattivante nel ruolo di Modesta, Alma Noce è dolcemente ingenua nel ruolo di Beatrice. Anche il cast maschile non è da meno con Guido Caprino nei panni del virile e misterioso gabellotto Carmine, Giuseppe Spata nei panni del giovane Rocco e Antonio De Matteo nei panni del padre violento di Modesta.

Il fascino di un’anti-eroina
Modesta sembra non essere altro che un’assassina manipolatrice e a tratti ninfomane. La questione è che lo spettatore non riesce mai davvero a giudicarla, a puntarle il dito contro per le scorrettezze che commette, ma anzi sembra pronto a comprenderla perché d’altronde Modesta diventa assassina e manipolatrice solo per provare a conquistare quella gioia, quella felicità che non le è mai davvero appartenuta. Modesta dimostra che l’arte della gioia non ha regole e che a volte per essa si è disposti a tutto. Modesta infatti non è un’eroina ma il pubblico non la condanna per questo, al contrario riesce ad empatizzare con la sua difettosa umanità.
Modesta è una sorta di Joker del ‘900. È una ragazza piena di traumi e ferite, una bambina e poi una giovane donna non compresa né tantomeno risolta. Si inserisce spesso negli stessi schemi malati senza nemmeno accorgersene, esempio ne è la relazione sessuale che intraprende con Carmine. Carmine così somigliante a suo padre e che, come lui, è simbolo di una promessa d’affetto non mantenuta. Modesta non aveva mai visto il mare ma aveva sempre desiderato andarci. Alla fine al mare ci arriva; ansimando, sbattendo tra la gente ma ci arriva e capisce che forse, dopotutto, ne è valsa la colpa.
finalmente libera, libera nel torto.


