Recensioni FilmLa sostituta - Furto d'identità ed etica nel film di Aurelia Georges

La sostituta – Furto d’identità ed etica nel film di Aurelia Georges

La sostituta – Quadro di riferimento

Avere la chance di diventare qualcun altro, è veramente possibile o è solo un’ illusione di rappresentazione cui aggrapparsi per un breve, magari fortunato, periodo? Siamo il giudizio sociale che proietta di noi una storia non scelta da noi, o lo possiamo modificare e sottomettere?

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A questi interrogativi apre la riflessione il film francese La sostituta, anno 2021, debuttato al Festival di Locarno, basato sul romanzo The New Magdalene di Wilkie Collins e diretto in modo molto sorvegliato da Aurelia Georges. Si tratta di un dramma d’epoca che mantiene per tutto il tempo essenzialità e tensione a livelli cospicui, inscenando l’appropriazione d’identità, il rimorso, la confessione e la rinascita di una giovane donna, agli inizi del secolo scorso.

Lo scenario internazionale è quello della prima grande guerra, uno spettro vicino e lontano, capace di livellare gli animi e le asprezze ideologiche, nel bene e nel male, rovesciando in modo tragico e sorprendente il comune bisogno di stabilità e dignità.

La sostituta – Trama

Anno 1914: Nelie Laborde (Lyna Khoudri), licenziata per essersi opposta alle avances del padrone di casa presso cui lavorava, torna alla vita di strada e stenti, cui capiamo era appartenuta. La salva arruolarsi come infermiera volontaria della croce rossa: qui tra i militari feriti da accudire, un giorno, accoglie Rose Julliet (Maud Wyler), una benestante decaduta in cerca di rifugio lontano dai territori in guerra, presso l’unica conoscente rimastale, la ricca dama Eleonore de Lengwil (Sabine Azema).

Una granata sulla postazione di Nelie, Rosè trovata priva di sensi a terra, il terrore per l’arrivo delle truppe amiche o nemiche chissà e Nelie decide: lascia la sua divisa, indossa gli abiti di Rose e le ruba l’identità. Viaggerà fino a raggiungere la dimora dell’anziana lady, che l’accoglierà benevolmente al suo fianco come dama di compagnia e lettrice preferita, donandole ciò che le era sempre mancato.

Ma quando Rosè torna a richiedere il proprio posto accanto alla benefattrice che le spettava di diritto, ogni centimetro di dignità e serenità ritrovata da Nelie rischiano di andare in frantumi. Il dilemma è: restare chi si desidera essere, ma non si è, o tornare ad essere chi non si voleva più essere?

La sostituta – Recensione

La sostituta è una storia nobile e disperata, che si incentra sul pregio della coscienza individuale, quando resta viva e salda anche nelle difficoltà più insormontabili, sul libero arbitrio laddove comporti un atto di coraggio. Quando le disuguaglianze sociali reclamano un destino senza redenzione di miseria e tracollo, quando la follia distruttrice bellica dell’uomo livella fortuna e sfortuna di nascita, si apre una gara a talento scoperto, potremmo dire, in cui tutti i contendenti giocano ad armi pari. Vince chi riesce a sopravvivere, anche sottraendo legittimità all’altro.

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E’ la giungla della disumanità, la legge del più forte, che genera meno attrito di una calamità improvvisa, perché ha dalla sua una naturalità ferina, in cui è difficile non inciampare. Ma l’uomo ha un difetto, scriveva Brecht a metà novecento, può pensare, può tornare sui suoi passi, moltiplicare le prospettive e cambiare idea.

Così fa Nelie, che durante tutto il racconto porta con sé lo strazio di un’anima in una disgrazia non voluta e il peso di una bugia ingiusta, insoffribile allo stesso modo in cui non è soffribile la propria sventura.

Racconto denso, essenziale, sorvegliato, con tensione costante sullo smascheramento dell’inganno

La sostituta è un racconto denso di fatti e di attese, di ombre costanti e rari squarci di luce, di indagini esteriori ed interiori in cui la fiducia è oggetto al guinzaglio per tutti gli uomini, agiati e non: i primi devono guardarsi le spalle da chi è pronto a scavalcarli anche malamente pur di migliorare la propria posizione, i secondi sono costretti a fidarsi di chi ha potere sulle loro vite non libere per ragioni economiche e quindi sociali.

A maggior ragione questa dinamica si riflette quando al centro delle vicende vi è una donna, creatura vittima per eccellenza, con meno voce di un uomo, meno possibilità di spuntarla con le cattive, ma anche meno istruzione per cavarsela con le buone.

Un’opera sul desiderio di riscossa degli animi maltrattati dalla sorte

Nelie è figlia di una lavandaia, il padre è ignoto, sa solo leggere, unico regalo fattole dalla madre, assieme ad un libro, i Miserabili di Victor Hugo, che non a caso è lo scrittore delle coscienze in riscossa. La ragazza, attraverso le pagine dei libri, vola con la sua fantasia silente verso i luoghi che avrebbe voluto vedere, o da cui dice di provenire, immaginando panorami oltre alle strade, le cantine e le soffitte in cui ha vissuto, un riscatto che sente di meritare, ma che le sfugge costantemente dalle mani.

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Impara in fretta, tutto quello che le manca e che ritiene utile per sopravvivere e lo dispensa a chiunque ne abbia bisogno, ma l’angolo da cui proviene sembra vigliaccamente non volerla mai lasciar andare.

Un lavoro sulle donne, iconiche vittime della disgrazia, del sopruso, della non possibilità

La sostituta è un racconto femminile in cui le donne sono anime e corpi in fibrillazione, circuite ed ammalate come la dama de Lengwil, oppure cadute in disgrazia e credute pazze per aver alzato la voce in segno di protesta, come Rosè, o ridotte spalle al muro a suon di tradimenti ed abbandoni, costrette a fare leva solo sulle proprie forze, sia nel torto che nel giusto.

In questo senso sono significative le battute di Nelie quando una cameriera della signora de Lengwil viene allontanta perché aveva nascosto una gravidanza: la giovane si rivolge alla coetanea ricordandole di non fidarsi mai delle persone ricche, le quali non avrebbero avuto pietà del suo stato e l’avrebbero allontanata, consigliandole di contare, d’ ora innanzi, solo sulle sue forze e raccomandandola presso un centro di aiuto per le giovani donne in difficoltà. Allo stesso modo la cameriera ripudiata risponde con un eloquentissimo “speriamo non sia femmina”.

Non è un mondo per le donne, questo descritto ne La sostituta; le donne lo abitano, gli sopravvivono spesso perché la guerra falcidia gli uomini, ma resta comunque non a loro misura, soprattutto perché privo dello spazio e del tempo di ascolto e sviluppo della loro capacità di reciproca comprensione.

Prodromi di conflitto mondiale e sentore di solidarietà nella maggior miseria

Nelie vorrebbe essere altro, ha intelligenza e buon senso sufficienti a mantenere indipendente il suo cammino, anche se proviene dal fango; Rose non abbassa la voce nemmeno dentro un ospedale psichiatrico per far valere il suo posto; la de Lengwil non rinuncia ad una figlia ritrovata, insperata e mai avuta, anche all’alba di uno sconvolgimento mondiale di cui, si capisce che fino ad allora si erano assaporati solo i prodromi.

Fotografato in chiaroscuri che amplificano il volume dell’emotività, La sostituta ha passaggi fin troppo netti, dialoghi stringati, pochi dettagli insistiti e rigore nella gestione dell’emotività, di cui già i fatti riportano ampiamente i contorni. 

La sostituta – Cast

Il cast è armonizzato e molto solido: Lyna khoudri che abbiamo imparato a conoscere nell’energia ribelle di Non conosci Papicha (2019) e nella fermezza dolorante di Houria (2022), qui conferma le sue doti di luminoso magnetismo e composta fierezza.

La sua protagonista non crolla mai, mantiene la schiena dritta e vibrante per tutto il suo arco; la sua antagonista alterna dolcezza e pugni chiusi, come se fosse mancata alleata e non reale nemica; la de Lengwil è una madre in pectore, di un’eleganza perfetta, un’enigma di saggezza e protettività, che vuole vedere oltre il proprio tempo e il proprio ruolo.

La sostituta riesce nel tentativo non scontato di far parteggiare il pubblico per un impostore di sesso femminile, brillante ma sfortunata, per una giovane ingiustamente frodata della propria identità, per una donna anziana che vorrebbe rinascere dalla propria solitudine. Una vittoria trasversale delle proprie eroine, in un contesto globale che si avvia sempre più spedito verso un conflitto mondiale: c’era bisogno di amore nel mondo allora, ce n’è bisogno ora.

La sostituta – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Una granata si schianta sul rifugio in cui faceva l'infermiera e Nelie Laborde decide di prendere identità e documenti di Rose Julliet nobile in cerca di rifugio da una ricca conoscente che giace di fronte a lei priva di sensi. L'anziana signora l'accoglie dandole ciò che le era sempre mancato nella sua vita di strada e di stenti. Ma Rose non è morta e torna per prendere il suo posto. Dramma d'epoca che interroga sul conflitto tra chi si desidera essere e chi non si è: cosa si è disposti a fare, pur di mantenere una bugia e sfuggire alla disperazione. Essenziale, fin troppo compatto nei passaggi, sorvegliato, teso, un thriller storico e psicologico con buona premessa e buone interpreti.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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