Recensioni FilmLa mosca, il mostro-umano di Cronenberg

La mosca, il mostro-umano di Cronenberg

La mosca (1986) è un film diretto da David Cronenberg, di cui è anche co – sceneggiatore.

Considerata una delle sue opere più riuscite, l’autore di “Videodrome” e “Crash” ci porta in un viaggio macabro nei meandri della fragilità umana, dimostrazione di come la fame di successo e l’ossessione possano diventare morbose al punto da perdere tutto e tutti, anche se stessi.

“Abbiate paura. Molta Paura”, questa la tagline del film, biglietto di presentazione di un’ opera che prende posizione diventando fin da subito un successo commerciale e uno dei maggiori esempi del cosiddetto “body horror” tanto caro agli anni 80, e possiamo dire che con il passare del tempo non è invecchiato!

Dettaglio non poco rilevante, è ora disponibile su Disney+.

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La mosca

La mosca-Trama

Remake dell’omonimo racconto del 1957 di George Langelaan, la storia vede come protagonista Seth Brundle(Jeff Goldblum), uno scienziato emarginato alle prese con l’invenzione del secolo, quella di un macchinario in grado di teletrasportare, sebbene dia successo solo con gli oggetti.

Conoscerà poi a un ricevimento la giornalista Veronica Quaife(Geena Davis), affascinata dalla mente innovativa dello scienziato, da cui nascerà un sodalizio professionale e successivamente una storia d’amore, una romantica storie che andrà a gonfie vele fino al terribile incidente scatenante:Seth, durante una notte delirante, decide di essere la cavia del suo stesso esperimento, provandolo su se stesso per poi diventare vittima di un equivoco del processo, dalla quale acquisirà sempre più le sembianze di una mosca, rovinandosi con le sue stesse mani.

La mosca

La mosca-Recensione

L’inizio entra già nel vivo delle vicende, immergendo lo spettatore in quello a cui andrà incontro: “A che sto lavorando?sto lavorando a qualcosa che cambierà il mondo”, è la prima frase citata nel film.

Con volti già noti al grande pubblico come Jeff Goldblum, e altri in rampa di lancio come Geena Davis, il film mostra fin da subito quello che sarà il sodalizio professionale-amoroso tra i due protagonisti, tra uno scienziato intenzionato a conquistare il mondo della scienza e una giornalista a caccia di news scottanti, entrambi con il desiderio di costruire fama e successo.

Così si entra nel laboratorio dello scienziato: tra pianoforti, strumenti, un assistente vocale che ricorda quello di 2001:Odissea nello spazio e un po’di disordine ci troviamo in qualcosa di famigliare e che deriva dalla comune concezione che abbiamo della figura dello “scienziato pazzo” e che è tanto cara ad autori come Cronenberg.

Tra i due si crea subito intimità, c’è fiducia nel progetto, sono attratti l’un l’altra, iniziano ad agire come se fossero dei partners in crime.

La fotografia aiuta lo spettatore nell’esperienza immersiva dell’esperimento con le sue tonalità fredde e a tratti agghiaccianti, mentre la struttura si rivela essere lineare e ordinata, con l’inizio che contestualizza e progressivamente l’ascesa/declino dello scienziato pazzo.

Nella seconda parte viene dato molto spazio a Ronnie, preoccupata non più per per Seth-ormai latente di quasi ogni tratto di umanità- ma per se stessa e per le conseguenze che ne traggono, inclusa l’incolumità e la messa in questione di suo figlio in grembo.

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Utile è la presenza del direttore Stathis Borans(John Getz) che, se prima è un ostacolo alla crescita professionale di Ronnie, le sarà poi utile umanamente.

Un mostro che racconta l’umanità

Durante il film, almeno nella parte iniziale, assistiamo a un’ascesa di quella che può essere l’invenzione del secolo; nutriamo fiducia nei confronti dello scienziato e del progetto, fino all’incidente scatenante che si tramuta gradualmente in un inesorabile declino e processo di dis-umanizzazione.

La trasformazione in mosca, se può essere pensata come un tragico equivoco, è in realtà frutto dell’eccessiva ambizione di Seth Brundle, ormai troppo sicuro di se stesso e della sua opera.

Un’irrazionalità che contraddistingue la fase creativa di qualsiasi scienziato pazzo si voglia, e proseguirà con il deterioramento psico-fisico data dalla graduale trasformazione, fino a sfociare ai limiti della follia.

Nonostante la perdita di ogni tratto di umanità, in Seth rimarrà quell’ultimo briciolo di umanità nel conflitto finale, in grado di permettergli di farsi da parte.

La potenza degli effetti speciali

A posteriori, ricordandoci che si tratta di un’opera del 1986, il film impressiona per la resa degli effetti speciali e per l’effetto artigianale che li contraddistinguono.

Parliamo di Chris Walas, l’ horror designer che, assieme all’ausilio di Cronenberg, ha permesso la realizzazione di un dignitoso e terrificante mostro.

La lenta e dolorosa trasformazione del protagonista è voluta essere comune a quella che viene causata da una malattia, come l’AIDS, con quindi il progressivo invecchiamento, caduta dei capelli, orecchie, occhi e così via.

Invecchiamento che ha condizionato anche lo stesso Goldblum, davanti a infinite sedute di dieci ore di make up!

La mosca

In conclusione

Non attiguo agli schemi dell’horror di oggi, ha comunque fatto da scuola a quella scia sempre presente di horror sci-fi, riuscendo a dire la sua anche oggi.

Non è un horror che vuole spaventare, piuttosto suscitare terrore negli occhi, impressionare e far riflettere sulle conseguenze che può portare la mente umana di fronte alla scienza, decisamente non adatto ai deboli di stomaco!

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La mosca, un film non adatto ai deboli di stomaco!
Vincenzo Pennabea
Vincenzo Pennabea
Interfacciandomi con il cinema dall’infanzia, crescendo ho sempre più approfondito e alimentato una passione per il cinema di genere, scoprendo un particolare gusto in particolare per l’horror e il dark fantasy, che va da maestri del genere come Mario Bava e Dario Argento a Tim Burton. In un prodotto cinematografico mi affascina la potenza delle inquadrature nella loro resa visiva e quanto la scrittura di un personaggio riesca a toccare lo spettatore nella sua umana sensibilità.

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