2001: Odissea nello Spazio

2001: a Space Odyssey

Un oggetto misterioso. Un monolito nero, di proporzioni pari a 1-4-9 (secondo Arthur C. Clarke). Quest’oggetto, questo monolito, è il paradigma di 2001: odissea nello spazio: sfuggente come le sue azioni, indefinibile nella sua natura (è una forma di vita? Uno strumento alieno? Una sonda? Una trasmittente?) e nei suoi scopi.

Raccontare la trama di 2001; Odissea nello Spazio, infatti, è come cercare di definire il monolito. Ai tempi della sua uscita, un giornale sintetizzò giustamente la storia come “una straordinaria avventura ai confini dello spazio profondo”, dubitando che ci fosse altro da dire. La difficoltà nel raccontare la trama sta nel basarsi unicamente sul film. Come è noto, infatti, Clarke, lo scrittore che in sinergia col regista Stanley Kubrick scrisse prima un racconto (“La sentinella”), e poi il romanzo che divenne la “sua” versione della storia, preferiva la chiarezza al non detto, la concretezza al simbolismo. Fu così che, realizzati allo stesso tempo, creatura filmica e romanzo presero strade divergenti.

Clarke continuò a produrre romanzi per il franchise, anche per soddisfare la sua voglia, prima ancora di quella del pubblico, di avere una spiegazione al tutto. Nel frattempo, 2001: odissea nello spazio continuava a vivere di vita propria, e ad impressionare generazioni di spettatori.  

L’alba dell’uomo

2001: odissea nello spazio si divide in tre capitoli. Nel primo, “L’alba dell’uomo”, siamo sulla Terra, prima della comparsa dell’homo sapiens, e dopo l’era dei dinosauri. Un gruppo di scimmie ha i suoi problemi di sopravvivenza, si nutrono di vegetali in un territorio quasi desertico, dove l’acqua è un bene prezioso, e per averlo si deve combattere contro altri branchi di scimmie. Alcuni grossi felini carnivori esigono saltuariamente il loro tributo di sangue. Le scimmie sembrano subire tutto questo, senza avere la capacità di evolversi. Poi si materializza il monolite, e il più coraggioso, curioso e intraprendente del branco si spinge fino a toccarlo.

una scintilla nella mente del primate

Non ci sono spiegazioni. Ma il montaggio ci fa intuire che qualcosa è accaduto; una scimmia (quella che ha toccato il monolito?) scopre come utilizzare un pezzo di osso. Realizza che può farne un’arma. In breve tempo, allontanerà il branco avversario dalla fonte d’acqua, conquistando il territorio, avrà ragione dei felini predatori, e inizierà a cacciare. Con il montaggio (per analogia di forma) dell’osso scagliato in aria, che diventa ricadendo un’astronave, Kubrick realizza lo stacco più famoso della storia del cinema. E fa compiere alla storia un salto di un milione di anni.

Siamo quindi nell’era dei viaggi spaziali, è stata costruita una base sulla Luna, e il dottor Heywood Floyd si sta recando in visita alla stessa, perché degli scavi hanno portato alla luce un monolito. E’ lo stesso visto all’inizio del film? Nessun indizio è dato allo spettatore, tranne il fatto che il monolito era sepolto lì da prima che l’uomo nascesse.

Mentre gli astronauti scattano delle foto, Floyd tocca il monolito, facendo scorrere la propria mano guantata sulla levigata superficie dello stesso. Di nuovo, l’umanità entra in contatto con una forza sconosciuta.

 

Il secondo contatto, un milione di anni dopo il primo.

Un segnale potentissimo (proviene dal monolito?) assorda gli astronauti, sulla Luna, dove il vuoto non permette la trasmissione del suono. E’ un segnale in radiofrequenza, inviato verso lo spazio profondo, rilevato dalle strumentazioni e dai ricevitori nei caschi degli astronauti.

Abbiamo quindi il secondo capitolo, “Missione verso Giove – 18 mesi più tardi”. Facciamo conoscenza con la Discovery, immensa astronave che trasporta due astronauti coscienti, Frank Poole e David “Dave” Bowman, mentre gli altri membri dell’equipaggio sono in stato di ibernazione. Il terzo membro cosciente dell’equipaggio è HAL 9000, una Intelligenza Artificiale nel senso “science-fiction”, e non nel senso moderno dell’ingegneria informatica. HAL perciò è davvero un computer senziente, ed ha autocoscienza, ovvero riflette sulla sua condizione. Perché questa missione su Giove possiamo solo intuirlo, come sempre, dal montaggio: l’associazione tra il segnale lanciato dal monolito e la missione, che dopo 50 anni sembra scontata, alla prima visione è più un suggerimento all’inconscio.

La Discovery

In questo capitolo, quello che forse ha più impressionato gli spettatori negli anni, HAL si dimostra fallace nei suoi compiti, mostrando qualcosa di assimilabile ad un malfunzionamento, una diagnosi errata. Fatto inquietante, HAL attribuisce i problemi non ad un suo errore, che reputa impossibile, ma ad un errore umano.

H-A-L- 9000

Frank e David realizzano quanto sta accadendo, paventando la possibilità di spegnere HAL e continuare la missione in sicurezza. Nonostante le loro precauzioni, HAL scopre le loro intenzioni, e prende una decisione: eliminare loro e l’intero equipaggio. Perché questa decisione? L’autocoscienza ha portato con sé anche l’istinto di autoconservazione? Oppure ha una missione, della quale gli astronauti non sono a conoscenza, e la cui priorità è superiore alla vita degli stessi? Tutto (al contrario del romanzo) è lasciato all’immaginazione dello spettatore, mentre assiste angosciato allo sterminio dell’equipaggio.

2001: Odissea nello Spazio

Solo Dave sopravvive, ma è una vittoria amara. Solo, nell’orbita di Giove, con il computer ormai disattivato, viene informato da un messaggio registrato del reale obiettivo della missione. Il segnale inviato  diciotto mesi prima dal monolito era diretto proprio verso Giove.   

2001: Odissea nello Spazio
In una scena agghiacciante, Dave spegne la memoria dell’ultimo essere senziente rimasto sulla nave oltre a lui, mentre HAL lo implora di non farlo.

Inizia così il terzo capitolo “Giove… e oltre l’infinito”. Definito come l’equivalente cinematografico di un viaggio psichedelico, inizia con una prima parte di trovate ai tempi innovative (ma, viste oggi, piuttosto invecchiate), mostrando il viaggio dell’uomo (Dave, di cui è inquadrato solo un occhio sempre più sgranato) tra galassie che vivono e muoiono, esplosioni di stelle, mondi alieni, materia e antimateria, in un crogiolo di stimolazioni sensoriali di cui lo spettatore ignora lo scopo. Dave sta vivendo davvero quell’esperienza? Ed è all’interno del monolito, che attendeva l’astronauta nello spazio, oppure è all’esterno, o è un viaggio nella sua mente?

2001: Odissea nello Spazio
Simmetrie Kubrickiane: l’occhio freddo e omicida di HAL 9000

2001: Odissea nello Spazio
..e l’occhio sgranato e ormai folle di David Bowman dopo il Viaggio Oltre le Stelle

Al termine del fantastico viaggio, Dave si trova in un ambiente asettico, finemente arredato in stile settecentesco, dove trascorre il resto della sua vita.  Ma quanto è il resto della sua vita?

Tramite un montaggio meraviglioso che portò via due mesi di lavoro a Kubrick, viene mostrato ad ogni taglio uno spostamento temporale, e ogni volta vediamo un David Bowman sempre più invecchiato, fino all’ultimo istante, sul letto di morte, quando solleva un braccio verso…

2001: Odissea nello Spazio

Questa parte di 2001 è decisamente la più enigmatica e aliena  nel senso più puro del termine. Il monolito (lo stesso? Un terzo monolito? O addirittura un quarto?) al centro della stanza, di fronte al letto di Dave. Stacco.

Al posto del Dave ultracentenario, vediamo un feto, in un bozzolo translucido. La morte è diventata vita, la rinascita è completata.

L’ultima immagine è una panoramica dello spazio profondo, e, per qualche istante, scorgiamo in primissimo piano il “bambino delle stelle”, che ci degna di uno sguardo enigmatico e inquietante.

Nessun chiaro messaggio, è sempre il montaggio a suggerirci che quello è, o meglio era, David Bowman, rigenerato dal monolito. Per quale scopo? Non ci è dato saperlo.

Chi ha avuto la pazienza di arrivare ai titolo di coda, scopre di non aver avuto indizi reali, né il conforto di una reale spiegazione, neppure approssimativa. La genialità di Kubrick sta nel suggerire, tramite una magnifica esperienza visiva, ad ogni spettatore, una propria visione del tutto. Così, c’è lo spettatore che rifiuta a priori l’esperienza, in quanto irriducibile a schemi noti. C’è quello che si costruisce la sua spiegazione, dando l’interpretazione che è più vicina alle sue corde. C’è anche chi cerca la spiegazione del regista, ignorando la lezione di Umberto Eco: l’autore non dovrebbe mai disturbare il cammino del testo (nel caso specifico, testo filmico).

2001: Odissea nello Spazio

Kubrick concepì principalmente 2001: Odissea nello Spazio come un’esperienza puramente sensoriale, corredata di sovrastrutture, simbolismi e temi a lui cari. Ma in una storia che comprende argomenti come Dio, Uomo e Coscienza, ogni dettaglio aggiunto, ogni spiegazione non farebbe altro che costringere il pubblico al punto di vista dell’autore. Così, Kubrick nel montaggio definitivo lavora per sottrazione, eliminando gran parte dei classici appigli per lo spettatore. Vengono così tagliati i voice over con le spiegazioni di ciò che accade sullo schermo, con un’opera di pulizia capillare che lascia una sola scena, il messaggio registrato ascoltato da Bowman, e una percentuale esigua di dialoghi rispetto alla lunghezza del film.

2001: Odissea nello Spazio
Una hostess sullo shuttle diretto verso la Luna, recupera una penna galleggiante nel vuoto. Ogni singolo dettaglio scientifico del film è assolutamente realistico.

Ogni spiegazione è legittima quindi, ogni spettatore fa i suoi collegamenti: l’occhio di HAL diventa quello di Bowman, antagonisti nella lotta per la sopravvivenza della specie: forse HAL avrebbe voluto, e potuto, soppiantare l’uomo come bambino stellare? E’ lecito pensarlo, come è lecita ogni altra interpretazione. 2001:Odissea nello Spazio non è un film facile. Non ha risposte semplici (come sosteneva di non averne Kubrick) né porta con sé messaggi rassicuranti. E’ un sguardo sull’ignoto, forse il più completo e profondo mai compiuto tramite il mezzo cinematografico.

Come ha felicemente intuito Enrico Ghezzi (Stanley Kubrick – ed. Il Castoro) 2001: Odissea nello Spazio è un film che veicola sé stesso (the medium is the message, analizzava Marshall McLuhan), inutile quindi volerne accertare un significato ortodosso. Ed è un film, altra intuizione di Ghezzi, che racchiude tutti gli altri lavori di Kubrick, e tutto il cinema in sé, in quel meraviglioso stacco sull’astronave. E al centro dell’Universo, e necessariamente del film, troviamo la figura del regista, demiurgo, creatore e unico essere in grado di esercitare il controllo totale verso la sua creatura.

2001: Odissea nello Spazio

Voto Autore: 5 out of 5 stars

 

 

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