Recensioni FilmLa gioia - Romanzare la cronaca 

La gioia – Romanzare la cronaca 

Dopo l’exploit di Fortuna, il suo esordio, torna nel 2025 Nicolangelo Gelormini. Fa il suo rientro nello scenario cinematografico italiano con la sua opera seconda, dal titolo La gioia. L’ispirazione è quella del caso di cronaca che nel 2016 ha coinvolto Gloria Rosboch, l’insegnante torinese uccisa da un ex allievo. Ulteriore base d’appoggio per il film è stata l’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento (Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato), ispirata al medesimo caso. La sceneggiatura del film ha ricevuto le attenzioni dei più a seguito della vittoria del Premio Solinas nel 2021, permettendo la realizzazione del film negli anni a seguire. Presentata al Festival di Venezia per la rassegna Giornate degli autori, la pellicola è attualmente disponibile per lo streaming su Sky e Now. 

La gioia

La gioia: la trama 

Gioia Montefiori (Valeria Golino) è un’insegnante torinese che sembra però rimasta cristallizzata al suo status di figlia. Quando non insegna alle sue classi, rientra diligente a casa e trascorre le giornate nella sua stanza, circondata da bambole e cimeli leziosi. Abita ancora con i genitori, ormai anziani, di cui è costretta a occuparsi ma che comunque trovano ancora le forze di metterle pressione, e proiettare su di lei le loro aspettative. In aula, forse per il suo comportamento dimesso e silenzioso, non spicca tra il corpo insegnanti, e gli allievi non tardano a farsi beffe di lei. Tra casa e liceo, lezioni di francese e partite della Juventus, la professoressa trascorre le sue giornate senza uscire dalla bolla di silenzio in cui si è confinata.  

A rompere questa routine, l’arrivo nella sua vita del giovane Alessio (Saul Nanni). Il ragazzo ha da poco cambiato scuola, approdando al liceo dove insegna Gioia. La scuola, però, è l’ultima delle sue preoccupazioni. Vive alla giornata, di furbizia e malefatte, Cresciuto da una madre assente, infantile e irresponsabile (Jasmine Trinca), deve provvedere lui alle entrate economiche. Mentre la donna si fa abbindolare dai suoi capi, Alessio si adopera per guadagnare aiutato dall’amico della madre Cosimo (Francesco Colella), che lo spinge sulla strada della prostituzione. Quando conosce Gioia, con la scusa di aver bisogno di ripetizioni, il ragazzo getta le basi per un colpo grosso, approfittando della sua ingenuità. Ma per lei, che non ha mai conosciuto l’amore, l’infatuazione è dietro l’angolo. 

La gioia: la recensione 

Con la sua opera seconda, Nicolangelo Gelormini spalanca le porte per un approccio alla cronaca diverso da quello che il pubblico è abituato a vedere. Ci si allontana dal true crime per rimanere comunque nei pressi del noir. Narrativizzando con slancio la materia della notizia, si capovolgono al contempo i ruoli rispetto ai canoni del genere. Lo spettatore si ritrova così davanti ad un giovane homme fatale, di cui la donna ben più adulta cade vittima. La sovrastruttura è quello del racconto puro, a tratti addirittura quasi favolistico. Un impianto che, da un lato, rischia forse di offendere chi si aspetta uno specchio degli eventi reali. Ma che, per contro, non ha mai la pretesa di dichiararsi documentario o resa puntuale. Dicendosi “ispirato agli eventi”, La gioia si crea un margine entro cui far sbocciare la narrazione, mantenendo il rispetto per quanto accaduto.

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La vicenda del film si imposta così sulle premesse d’azione, dalla veridicità forse parziale. Ma trova anche un valido scalino d’appoggio nella costruzione dei personaggi. Enfatizzando con forza la componente mélo-sentimentale della trama, La gioia si assesta su unarchitettura dei personaggi che lascia ampio spazio alla loro psiche, alla sfera della complessa interiorità. Nello specifico La gioia, che dà il titolo al film, è lo stesso personaggio cui inevitabilmente vengono concesse più possibilità di esplorazione. Nel suo caso, la costruzione del personaggio è corroborata anche dal lavoro a posteriori di Valeria Golino sul piano dell’interpretazione. L’ennesimo tassello di un biennio particolarmente fortunato per l’attrice, capace di rinnovarsi ed ergersi ancora una volta a protagonista di prim’ordine dell’audiovisivo nostrano. 

La gioia

La gioia: il sorriso nella notizia 

Quello della protagonista si rivela un personaggio sorprendentemente complesso e stratificato. A fare da suo contraltare diretto, altrettanto specifico e a fuoco, lo spazio che la incornicia. La cameretta di Gioia è infatti un ambiente costruito ad arte, in cui trovano espressione le sue repressioni, le sue pulsioni e la concretezza di un mondo interiore che non ha mai trovato sfogo. La sua stanza è il suo microcosmo cristallizzato e la voce del suo essere, in accezione sia positiva che negativa. In La gioia la commovente umanità della protagonista è talmente centrale da permettere anche la resa visivo-metaforica delle sue percezioni. Questa dinamica sfocia in porzioni prossime all’onirismo – come nel caso delle scene abitate da porte che si spalancano all’apice del suo innamoramento. 

Questa impostazione permette così a molteplici riverberi tonali di inserirsi tra le maglie del crime. In questo modo, oltre a creare un prodotto più dinamico e sorprendente, si alleggerisce in parallelo anche il registro. Se non riesce a stagliarsi in quanto commedia (ed è giusto che non avvenga), La gioia si mostra comunque tanto amabile da suscitare il sorriso. Rendendo, per contro, la componente nera ancora più dirompente e angosciante. Rimanendo curiosamente “morbido” nei riverberi, il film si rende comunque efficace nella narrazione, punteggiata peraltro da trovate registiche gradevolmente eccentriche e stravaganti. Gelormini, insieme agli autori, riesce così a rifuggire i cliché ferrei del crime per dar corpo ad una narrazione della cronaca più fresca e originale. 

La gioia

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Con La gioia Gelormini abbraccia un approccio fresco rispetto alla cronaca, rifuggendo la veridicità morbosa del true crime in favore di una narrazione di più ampio respiro.
Eleonora Noto
Eleonora Noto
Laureata in DAMS, sono appassionata di tutte le arti ma del cinema in particolare. Mi piace giocare con le parole e studiare le sceneggiature, ogni tanto provo a scriverle. Impazzisco per le produzioni hollywoodiane di qualsiasi decennio, ma amo anche un buon thriller o il cinema d’autore.

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