lunedì, 27 Settembre, 2021

Fortuna: recensione e trama del film di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino

Fortuna trama del film

Fortuna è una bimba di sei anni, ha occhi dolci ed immobili, capelli scenografici e non parla più con nessuno, compresa la madre che la porta settimanalmente da una psicologa per cercare di capire cosa tormenti la figlia al punto da renderla così silenziosa.

Si veste e si lava da sola, nel farlo non vuole essere aiutata da nessun adulto, disegna enormi uomini neri, bambini e pianeti colorati, vive in un palazzone gettato da qualche parte in une periferia di Napoli, senza tempo, nè geografia precisa, per migliori amici ha due fratellini vicini di casa, Anna e Nicola, lei con lo smalto alle unghie, lui con l’ossessione degli alieni.

Fortuna

I tre si ritrovano spesso sul terrazzo altissimo del casermone in cui abitano: qui giocano, si pettinano, si confessano segreti, si riparano dai bulletti del quartiere, si raccontano storie su come scappare dai giganti cattivi che appaiono proprio lì, tra le scale ed i corridoi del condominio.

Il loro obiettivo è fuggire, tornare nel mondo cui appartengono. Fortuna ad esempio è Nancy, la principessa del pianeta Kappa, si vuole chiamare come lei, ha i suoi stessi vestiti ed accessori, e non può abbassare la guardia finchè non sarà al sicuro nello spazio, perché lì, in quell’edificio dov’è nata, qualcosa non quadra: scambia i volti di madre e psicologa, immagina un padre che non c’è, vede adulti che fanno paura, che sbagliano, che commettono qualcosa di grave verso i bambini e soprattutto osserva i risultati che questi comportamenti producono sui suoi amici e su di lei.

Fortuna

Fortuna: opera prima di Nicolangelo Gelormini

Fortuna è l’opera prima dell’architetto e regista Nicolangelo Gelormini, già assistente di Paolo Sorrentino, che in questo film sfiora il dramma devastante della pedofilia e lo trasfigura attraverso la visione fantastica e spaventosa di una bambina vittima ed eroina, articolando con non poco modo ed artificio il fatto tremendo in una tragedia disorganica, onirica, spesso orrorifica, tesa ed alienante al tempo stesso, che interfaccia realtà ed incubo, comprimendo entrambi in architetture finissime e stranianti, in geometrie disorientanti, accentuate da inquadrature fisse ed angolate che rendono psichica la vicenda, un’allucinazione scomposta inquietante e progressiva.

Fortuna

Fortuna: sconcertante episodio di cronaca presentato al Festival del Cinema di Roma

Suggerisce e non descrive Gelormini, in questo suo complicato e anche coraggioso debutto, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2020, è ispirato, come si rivela alla fine del film, allo sconcertante episodio di cronaca di Fortuna Loffredo, bambina di sei anni, della periferia di Napoli, fatta precipitare dal terrazzo del suo palazzo per aver cercato di opporsi agli abusi che per anni un vicino aveva inferto a lei, e ad un altro bambino, morto nell’identico modo due anni prima. Lo stesso padre della piccola si era opposto a che il film uscisse, ma una sentenza del tribunale di Napoli ne ha autorizzato la libera circolazione, riconoscendone il tatto, la vis poetica e il necessario rispetto dovuto alla memoria dei piccoli martiri, dei loro familiari, dell’infinito dolore causato e delle autorità competenti tutt’ora impegnate in procedimenti penali per identificare responsabilità e connivenze della desolante vicenda.

Fortuna
Set di “Fortuna”, regia di Nicolangelo Gelormini. Nella foto Cristina Magnotti e Pina Turco. Foto di Serena Petricelli. Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d’autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotta solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E` obbligatoria la menzione dell’autore-fotografo : Serena Petricelli

Fortuna recensione del film

Si deve dare conto che il realismo in storie come queste non rende un giusto servizio ai fatti, né trasforma in particolarmente artistico l’atto, anzi può prestare facilmente il fianco a storytelling pietistici, morbosi, scandalosi, moraleggianti, oggetto di facile critica e non di utile riflessione: in questo Gelormini sceglie in modo netto, portando Fortuna su altre frequenze visive, narrative ed anche uditive.

Gli eventi sono spostati fin da subito nel campo della non-verosimiglianza: sin dall’inizio si mostra infatti una giostra impazzita, bloccata su se stessa furiosamente, una ruota che gira e scaraventa a terra all’improvviso la piccola aliena in cerca di pace, Nancy-Fortuna, che chiede aiuto senza parlare, che corre e si perde nei suoi brutti sogni, negli antri spogli e pericolosi del condominio, tra le finestre dei dirimpettai, dietro le voci deformate dei conoscenti, di fronte agli sguardi obliqui dei grandi in affanno, cupi, funerei, sospesi in loro stessi, sofferenze pericolanti e pericolose che guardano in modo disturbante i loro stessi figli.

Fortuna

Il mondo di Fortuna è fatto di adulti che non ascoltano, di padri assenti perché in carcere o presenti ma immaginifici, di madri sbagliate ed ingabbiate, di piccoli rituali religiosi o giocosi, sporcati da uno strano senso adulto di apprezzamento, di canzoni liriche imparate al posto di un osanna, di un quartiere isolato, in cui si perdono i sensi per non avere guai, si finge di non vedere e di non sentire la ferita nella porta accanto. Non sono gli spari della Gomorra di strada, è la violenza più oscura delle mura domestiche, meno appariscente, ma altrettanto distruttiva.

Così questa storia dolorosa anche solo nel pensiero, viene abitata e rivisitata, cinematograficamente, nel pensiero, magico e visionario, che trasforma il rimosso in segnale, una testimonianza indiretta, secondo una propria logica, spesso non ordinaria, mentre il girato spesso sfocia in un buio che elide il male maggiore, quello sterile, che non produce nulla, se non rumore dannoso: la violenza che non c’è, che s’intuisce dopo, stilizzata, schematizzata, come un simbolo, da cui far discendere tutto il resto, come se l’atto terribile con cui inizia e finisce il danno, non sia epicentro del lavoro, al contrario lo sia la percezione interna di chi subisce o ha subito un trauma del genere, come reagisce, cosa si autoracconta per preservare e magari riconquistare la propria normalità.

Fortuna

Di contro, dopo l’iniziale effetto sorpresa, si accusa l’artifizio, l’estetica ricercata, l’insistenza di simmetrie spaziali, di un’immobilità da tabelau vivant, ambientale e temporale, poiché luoghi e tempi sono aspecifici come in ogni favola: c’è una ricerca architettonica che incombe, frammenta e disperde la storia e ad essa si aggiungono una serie rimandi disfonici utilizzati per sottolineare improvvise epifanie tetre e drammatiche, un metronomo sonoro impegnativo, molto calcato, che spesso non si accontenta dei frequenti appuntamenti, ma tracima oltre occupando se stesso, contaminando e sovrapponendo tracce in una confusione di suoni che indicizzano troppo e troppo spesso l’effetto.

Fortuna cast e ispirazioni di Gelormini

Gelormini gira e costruisce per instillare e turbare, infila nella sua creatura tutto ciò che conosce ed ammira, da Lynch ad Argento, da Sorrentino alla stasi crudele delle Favolacce dei D’Innocenzo, ma spesso il suo segno copre o distrae dal segnale, che pure ha indole autentica, buona volontà e istinto poetico come testimonia il volo finale “a ritroso”, coronamento di un incubo e anche di un sogno di salvezza.

Cast: a supportare questa piccola grande ambizione, un cast che spalleggia il magnetismo del film: la piccola Fortuna è l’enigmatica Cristina Magnotti, volto impassibile e molto dolce, già vista nei primi episodi de L’amica geniale, mentre Valeria Golino e Pina Turco, entrambe candidate ai Nastri d’argento 2021 rispettivamente come migliori attrice protagonista e non protagonista, sono l’acqua ed il fuoco, energeticamente opposte e complementari, si alternano nei ruoli di madre e di psicologa a seconda della visione reale o fantastica che la protagonista proietta ed abita.

Fortuna

Un dramma ipnotico che in parte indulge formalmente, in parte segna, impressionando ipodermicamente: mantiene la distanza, ghiaccia, ed esalta la capacità dei bambini di osservare, capire e trasformare la verità, la luce che continuano ad emanare facendo queste operazioni e la viltà di chi non legge quella luce, ma la viola.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Dalla devastante storia di Fortuna Loffredo, la bimba precipitata dal terrazzo del suo palazzo perchè voleva opporsi agli abusi di un adulto vicino di casa, un dramma che trasfigura la vicenda frammentandola in un quadro onirico, che lavora sul rimosso, restituendo il fantastico con cui la vittima si difende dalla realtà. Violenza "simbolizzata", fotografia coartata da architetture stranianti e da angolazioni insistite, disfonie tracimanti: esordio formale ma inventivo per Gelormini, che indugia sull'artifizio, ma sceglie un buon modo per approfondire una vicenda particolarmente straziante.
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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