Si è conclusa venerdì 26 giugno la prima edizione delle Giornate Professionali del Cortometraggio. L’evento si è svolto a Roma, presso Palazzo Valenti, ed è stato promosso da APIC – Associazione Produttori Indipendenti Cortometraggio, con il patrocinio gratuito della Fondazione Roma Lazio Film Commission e la partnership di Campo Marzio e dell’Iran Short Film Association (ISFA).
L’evento rappresenta un inizio che promette, finalmente, di costruire uno spazio stabile di confronto per il cinema breve italiano. Si è parlato del cortometraggio come un segmento dell’industria audiovisiva con esigenze, strumenti e prospettive proprie. Si tratta di un prodotto che possiede una grammatica propria e bisogna possedere determinate competenze per dominare la costruzione narrativa delle singole scene. Il cortometraggio è stato definito come un territorio infetto: è facile accedervi, ma la sua esecuzione è complessa.
All’evento ha presenziato anche Valentina Merli, unica candidata italiana ad aver vinto l’Oscar 2026 per il miglior cortometraggio con Two People Exchanging Saliva. Tra altri partecipanti possiamo citare anche Angelo Cagnazzo, Elena Giacone e Alfonso Cometti.

Come si sono svolte le due due Giornate Professionali del Cortometraggio?
Le Giornate Professionali del Cortometraggio sono iniziate giovedì 25 giugno. La mattinata è aperta con una domanda ben precisa: chi guarda i cortometraggi e con quali aspettative?
Durante la prima giornata, Elena Giacone e l’avvocato Ciro Serio, dello Studio Legale AMG, hanno approfondito il tema della semplificazione delle procedure e della necessità di rendere gli strumenti di sostegno sempre più accessibili, trasparenti ed efficaci. Valentina Merli ha affrontato il tema delle coproduzioni, della costruzione di una strategia internazionale e del ruolo delle produzioni nel trasformare i progetti in opere capaci di andare oltre i confini nazionali.
In collegamento dall’Iran sono intervenuti Amir Toodehroosta, Presidente di ISFA, il Vicepresidente Sogol Rezvani e il regista Saeid Shahparnia.
Nella seconda, e conclusiva, giornata si è discusso della scrittura audiovisiva e si è aperto un dibattito su una questione sempre più decisiva per l’industria audiovisiva: il valore di un progetto non nasce solamente dalla qualità dell’opera, ma anche dalla sua capacità di costruire una propria identità e un percorso. Il regista Simone D’Angelo ha affrontato il rapporto tra branding, sviluppo e tutela dell’opera.
L’evento si è concluso con gli Speed Date, pensati come naturale approdo del percorso avviato nelle due giornate.
