Recensioni FilmLa Casa - Il rogo del male: una regia che arde, una...

La Casa – Il rogo del male: una regia che arde, una sceneggiatura che si spegne

La Casa – Il rogo del male (2026) diretto da Sébastien Vaniček, segna il ritorno sul grande schermo della celebre saga. Arriva a tre anni dal precedente capitolo e a ben quarantacinque anni dall’indimenticabile La Casa (1981), il film che diede origine a una delle saghe horror splatter più iconiche di sempre, nata dalla geniale mente di Sam Raimi. Il nuovo capitolo arriva in un momento particolarmente fiorente per il cinema horror. Negli ultimi anni, infatti, il genere sta vivendo una vera e propria rinascita grazie all’arrivo di giovani registi capaci di coniugare personalità autoriale e intrattenimento. Ne sono un esempio titoli recenti quali Obsession e Backrooms. È in questo contesto che si inserisce La Casa – Il rogo del male, chiamato a raccogliere un’eredità pesante e a confrontarsi con una concorrenza sempre più agguerrita. Sarà riuscito a tenere il passo con le migliori uscite recenti del genere? Scopriamolo.

La Casa – Il rogo del male: Trama

Il film racconta la storia di Alice, una ragazza rimasta vedova che si trasferisce nella casa isolata dei suoceri per cercare di ricominciare. La situazione precipita quando una forza demoniaca inizia a possedere uno dopo l’altro i membri della famiglia. Per sopravvivere, la protagonista dovrà affrontare un incubo fatto di violenza, possessioni e antichi rituali, scoprendo il male legato alla sua famiglia che continua a colpire senza pietà.

La Casa - Il rogo del male

La Casa – Il rogo del male: Recensione

Come già accaduto con diversi horror contemporanei, anche La Casa – Il rogo del male utilizza la componente horror come metafora per affrontare tematiche ben più profonde. In questo caso, il film sceglie di raccontare la tossicità delle relazioni di coppia e il peso di un contesto familiare dominato da una figura patriarcale, sviluppando inizialmente un’interessante riflessione sociale sulle dinamiche dell’abuso e della manipolazione. Fin dalle prime sequenze, infatti, la pellicola riesce a fornire allo spettatore tutti gli elementi necessari per cogliere il proprio sottotesto. Attraverso pochi dialoghi e una caratterizzazione immediata dei personaggi, il film introduce con efficacia la condizione della protagonista Alice. Il personaggio è interpretata da una convincente Souheila Yacoub, che offre una riflessione accurata su cosa significhi essere vittima di una relazione malsana. La narrazione accompagna il suo percorso con brevi ma efficaci flashback dedicati al passato con il compagno Will (George Pullar). Questi frammenti sono essenziali per comprendere la psicologia della protagonista e il trauma che continua a perseguitarla.

La riflessione del film non si limita esclusivamente alla psiche di Alice. Quando la vicenda si sposta all’interno della casa, luogo simbolo dell’intera saga, anche il discorso tematico si amplia. La pellicola si concentra sulla tossicità dell’ambiente familiare nel suo complesso. L’ostilità che i membri della famiglia nutrono nei confronti della protagonista diventa il mezzo attraverso cui la pellicola racconta un sistema di violenza e sopraffazione ormai radicato. Emblematica è soprattutto la figura della suocera Susan (Tandi Wright), probabilmente molto più simile ad Alice di quanto appaia inizialmente. Anche lei sembra infatti essere stata, in passato, vittima delle violenze del marito Edgar (Erroll Shand), dapprima psicologiche e successivamente anche fisiche. Convincente anche Hunter Doohan nei panni di Joseph, il cognato della protagonista. Il suo è un personaggio inizialmente schiacciato dalle proprie insicurezze e dal peso delle aspettative familiari, apparentemente debole e remissivo, ma destinato a un’evoluzione narrativa interessante. Peccato, però, che il suo arco narrativo non trovi una conclusione realmente soddisfacente, risultando meno incisivo di quanto le premesse lasciassero immaginare.

- Pubblicità -

Tra cliché horror e violenza senza freni

La sceneggiatura, nella sua prima parte, sviluppa quindi spunti narrativi decisamente interessanti, che però finiscono progressivamente per diventare un semplice sfondo alla carneficina domestica destinata inevitabilmente a compiersi. Purtroppo, però, nonostante le buone premesse, è proprio la scrittura a mostrare i suoi limiti più evidenti. Le lacune narrative sono numerose e, in alcuni casi, difficili da ignorare. La più evidente riguarda il comportamento dei protagonisti: perché nessuno prova realmente a chiedere aiuto o ad avvertire l’esterno? Nel film precedente almeno veniva fornita una giustificazione, seppur piuttosto forzata; qui, invece, tutto viene lasciato alla completa sospensione dell’incredulità, con personaggi che reagiscono spesso in maniera poco credibile e priva di una reale logica.

Anche la ricerca del cosiddetto MacGuffin risulta poco convincente. L’oggetto del desiderio viene appena accennato, senza essere realmente approfondito, mentre la narrazione si affida a numerosi cliché tipici del cinema horror, facilmente prevedibili per chi conosce il genere. Chi è disposto ad accettare queste semplificazioni, tuttavia, troverà comunque puro intrattenimento grazie a un ritmo sostenuto e a una massiccia dose di violenza visiva.

Ed è proprio sotto questo punto di vista che La casa – Il rogo del male rappresenta, probabilmente, uno degli episodi più estremi della saga. Le sequenze splatter sono numerose, brutali e realizzate con notevole cura, grazie a un efficace equilibrio tra effetti prostetici e CGI. Il sangue scorre letteralmente a fiumi e gli amanti del gore avranno di che divertirsi. Peccato soltanto per un terzo atto che non riesce a mantenere le aspettative costruite fino a quel momento. La presentazione della creatura finale, infatti, funziona a livello concettuale e narrativo, ma convince decisamente meno sul piano visivo: il ricorso quasi esclusivo alla CGI finisce infatti per ridurre l’impatto del mostro, lontano dal fascino disturbante delle creature viste nei capitoli precedenti.

L’orrore prende forma grazie alla regia

A compensare queste debolezze interviene però un comparto tecnico di ottimo livello. La regia di Sébastien Vaniček è senza dubbio uno dei punti di forza del film. Il regista dimostra grande padronanza della macchina da presa. Egli alterna efficaci piani sequenza in soggettiva che richiamano sporadicamente lo stile di Sam Raimi, a primi piani intensi, dettagli delle sequenze più cruente. Carrellate e movimenti di macchina sono sempre funzionali alla tensione narrativa. Il regista dimostra inoltre di saper bilanciare efficacemente l’orrore con una componente ironica e grottesca. L’ironia, infatti, è inserita sempre nei momenti giusti e mai fuori contesto ed è delegata esclusivamente al personaggio di Polly (Maude Davey), prosuocera della protagonista. In aggiunta, il film si concede anche un riuscito momento di autoironia, prendendo benevolmente in giro uno dei meccanismi ricorrenti della saga, regalando un momento leggero senza compromettere la tensione.

Discreto anche il montaggio, che imprime il giusto ritmo alla narrazione attraverso transizioni ben orchestrate ed a una gestione dinamica delle scene d’azione. Più convenzionale, invece, la fotografia, che adotta una palette cromatica tipicamente horror, dominata da toni freddi e grigiastri. Le immagini acquistano però maggiore personalità nelle sequenze dominate dal rosso intenso delle fiamme, capaci di creare contrasti visivi particolarmente suggestivi.

La Casa - Il rogo del male

Conclusioni

In definitiva, La Casa – Il rogo del male è un horror che parte da premesse tematiche tutt’altro che banali e costruisce una prima metà ricca di spunti interessanti, salvo poi sacrificare parte delle proprie ambizioni per trasformarsi in uno spettacolo di puro intrattenimento splatter. Una sceneggiatura poco rigorosa e un finale meno efficace del previsto ne limitano il valore complessivo, ma la solidità della regia, l’ottimo comparto tecnico e la spettacolarità delle sequenze gore rendono comunque il film un capitolo godibile della saga, soprattutto per gli appassionati del genere.

Il trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La Casa - Il rogo del male, pur penalizzato da una sceneggiatura poco rigorosa,, convince grazie a una regia solida, all'ottimo comparto tecnico e alle efficaci sequenze gore, risultando un capitolo godibile per gli amanti dell'horror.
Luca Massaro
Luca Massaro
Tutto è iniziato con la poetica di Cuarón. Poi con la complicità di mamma sono arrivati i thriller che non ti fanno dormire e gli horror che ti restano sotto pelle. Se un film sa mettermi ansia con un'inquadratura, allora merita di essere raccontato.

CONDIVIDI POST:

IN TENDENZA ORA

RACCOMANDATI

La Casa - Il rogo del male, pur penalizzato da una sceneggiatura poco rigorosa,, convince grazie a una regia solida, all'ottimo comparto tecnico e alle efficaci sequenze gore, risultando un capitolo godibile per gli amanti dell'horror.La Casa - Il rogo del male: una regia che arde, una sceneggiatura che si spegne