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King of Killers, la recensione di un mediocre film d’azione

Il nuovo prodotto originale Prime Video è un’accozzaglia di cose già viste e scelte di sceneggiatura discutibili

Uscito il 22 settembre su Prime Video, King of Killers è un film action che prova a ispirarsi alle grandi opere appartenenti a questo genere, sia del passato sia del presente. Il regista Kevin Grevioux nasce come attore e ha partecipato a moltissime produzioni (Men in Black II, Underworld, Underworld: Rise of the Lycans), ma con King of Killers ha debuttato anche alla regia tentando di cavalcare l’onda propositiva portata da John Wick, vera e propria pietra miliare del cinema d’azione contemporaneo.

King of Killers

King of Killers, la trama

Marcus Garan (Alain Moussi) è un sicario su commissione che accetta i contratti che gli procura il suo amico Robert (Stephen Dorff). L’uomo vive con la moglie Karla (Amy Groening) e la figlia piccola, e tutto sommato è soddisfatto della sua vita, pur dovendo nascondere alla sua famiglia la verità sul suo lavoro. Dopo un terribile trauma però, Marcus viene assunto per un misterioso incarico: arrivato a Tokyo l’uomo capirà ben presto che si tratta di qualcosa più grande di lui, un gioco mortale dal quale non sembra avere scampo. È infatti stato ingaggiato, insieme ad altri pericolosi sicari da tutto il mondo, per eliminare l’eccentrico Jorgos Drakos (Frank Grillo) ovvero colui che è considerato il killer migliore del mondo.

La storia di King of Killers non è niente di speciale, e, anzi, ricorda per l’appunto altri prodotti simili che abbiamo potuto apprezzare negli ultimi anni. Ad esempio ci sono echi del già citato John Wick per la presenza di sicari diversi e dalle caratteristiche “uniche”, ma possiamo ritrovare anche qualcosa del recente Bullet Train per l’ambientazione e per un impianto narrativo e registico che ricorda molto il mondo del fumetto piuttosto che quello puramente cinematografico.

Parlando invece della scrittura di King of Killers, si possono notare non poche criticità, a partire dai personaggi che seguono degli stereotipi triti e ritriti (il protagonista buono e integerrimo, la donna forte e doppiogiochista, la testa calda ecc…) e dei colpi di scena che risultano veramente tanto telefonati.

Alcune soluzioni adottate dalla sceneggiatura fanno sì che si arrivi addirittura ai limiti del comico, e questo non può che essere un grave malus per un film che comunque non punta troppo sulla scrittura, ma per il quale si richiederebbe una minima cura in certi dettagli.

King of Killers

Una regia ballerina

Il regista Kevin Grevioux (che interpreta anche uno dei sicari, il gigantesco Chord) cerca di spettacolarizzare la sua storia con combattimenti tra i personaggi che puntano su un utilizzo smodato di sangue, movimenti veloci della macchina, un montaggio frenetico e coreografie ritmate.

A dire la verità, proprio quest’ultima componente è forse la più riuscita: seppur non riescano ad avvicinarsi alle coreografie di combattimento dei grandi esponenti del genere, quello che si vede in King of Killers quando si scontrano due personaggi è comunque accettabile e divertente da vedere.

Peccato però che i pregi si fermino qua, dovendo constatare un montaggio veramente fastidioso, effetti speciali di basso livello, e un’ambientazione spoglia e anonima. In particolare, il film di Grevioux sembra mancare proprio e soprattutto di personalità, come se volesse provare a essere qualcosa di riconoscibile, ma fallisse miseramente nel tentativo. I già citati John Wick e Bullett Train avevano dalla sua proprio questo, un’estetica subito riconducibile al brand, dei personaggi folli, ma comunque ben scritti e delle ambientazioni ben precise (il Continental nel film di Chad Stahelski, e ovviamente il treno nella pellicola con Brad Pitt), mentre King of Killers pecca assolutamente sotto tutti questi punti di vista.

L’impressione è anche quella di un budget abbastanza esiguo rispetto all’ambizione di Grevioux che forse ha un po’ tarpato le ali a un progetto che rimane schiacciato sotto il peso dei suoi difetti.

King of Killers, si salva solo Grillo

Passando a valutare le prove attoriali, la musica, purtroppo, non cambia. Alain Moussi ha una fisicità già vista, e in qualche modo ricorda molto i famosi interpreti dei B-Movie action degli anni ’90. Il suo passato da stuntman poi, fa sì che l’attore sia in grado di risultare abbastanza credibile durante le scene di combattimento, donando qualcosa in più alle coreografie. Ma se si passa a valutare la sua prova attoriale in senso stretto, la sua inespressività lo rende veramente anonimo agli occhi dello spettatore.

Stesso destino per tutti gli altri sicari: Shannon Kook, Marie Avgeropoulos, Ryan Tarran, Georges St-Pierre, lo stesso Grevioux, nessuno spicca per la propria interpretazione, risultando una marmaglia indistinta di personaggi tutti uguali. Questo però è forse da ricondurre anche a una caratterizzazione pessima dei vari personaggi, che non riesce a valorizzare il lavoro degli attori coinvolti.

Unica nota positiva, o comunque accettabile, è quella rappresentata dai due attori più esperti all’interno del cast: Stephen Dorff appare per pochissime scene, ma è sempre credibile, mentre Frank Grillo regala forse l’interpretazione migliore del cast. Stiamo comunque parlando di un attore ormai conosciuto al grande pubblico, che ha recitato in alcuni capitoli dedicati agli Avengers, nella serie già cult Billions, nel prison drama Prison Break. Detto questo, Grillo finisce per essere sempre imbrigliato sempre nel solito personaggio, il villain carismatico e folle, quando probabilmente potrebbe essere utilizzato anche per altri ruoli diversi.

King of Killers

Conclusioni

King of Killers è un prodotto insufficiente, schiavo di troppi difetti per poter ottenere una valutazione positiva. Forse il budget, forse l’inesperienza alla regia di Grevioux, forse un cast non proprio centranto, forse tutte queste componenti messe assieme: il film non decolla mai e, anzi, fa scemare l’interesse già dopo pochi minuti di visione.

Certo, il personaggio interpretato da Frank Grillo e alcuni combattimenti alzano il giudizio complessivo, ma non crediamo che questo possa valere la visione di un film che ripropone cliché e situazioni già viste e riviste.

Il finale del film lascia aperte le porte a un possibile quanto improbabile sequel, come se l’idea del regista e della produzione fosse quella di creare una sorta di saga, ma ad essere sinceri non si vedono motivi per il quale dovrebbe esserci in futuro un King of Killers 2.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazione
Emozioni

SOMMARIO

King of Killers è un film pieno di difetti e di cose già viste, senza mordente e con dei personaggi piuttosto piatti. Un’opera che prova a ricalcare il successo di produzioni simili, ma che, forse complice un budget ridotto, non riesce neanche ad avvicinarsi ad altri esponenti di livello dello stesso genere. Un film la cui visione è quindi sconsigliata a meno che non si abbia già visto tutto ciò che ad oggi il cinema d’azione abbia da offrire.
Redazione
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