venerdì, 23 Aprile, 2021
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Golden Globe 2021 le previsioni sui vincitori del globo d’oro

In questo articolo, la redazione di MovieMag si è unita per andare ad analizzare i possibili vincitori di nove categorie dei Golden Globe.

I Golden Globe 2021 si avvicinano: nelle nomination ci sono state diverse sorprese, sia nelle presenze, ma ancor di più nelle assenze. Charlie Kaufman escluso da ogni categoria sta già facendo scalpitare i cinefili del web super appassionati dell’originale Netflix. Il colosso streaming è però comunque favorito nelle nomination con più di 20 candidature: Mank e Il Processo ai Chicago 7 dominano incontrastati rispettivamente con sei e cinque. Netflix si fa spazio anche nell’animazione con Over The Moon, ma nella categoria i favoriti sono il Pixar Soul e l’indipendente Wolfwalkers. Interessanti le nomination alla miglior regia dove troviamo ben tre donne: Regina King, Emerald Fennell e la Leone d’Oro Chloé Zhao.

Golden Globe 2021

Miglior film d’animazione

I candidati sono I Croods 2 – Una Nuova Era, Onward – Oltre La Magia, Over The Moon, Soul e Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi. Sono sicuramente gli ultimi due i frontrunners della cinquina: da un lato uno studio d’animazione che ha fatto scuola, dall’altro un’opera irlandese fresca e indipendente. Per chi scrive la scelta personale coincide con quella che probabilmente andrà a vincere. Pete Docter, infatti, ci ha abituati (troppo) bene e la sua ultima fatica ha convinto gran parte della critica, specialmente quella oltreoceano. Magari i critici potrebbero ribaltare la situazione scegliendo di premiare un nuovo candidato: Tomm Moore e il suo Wolfwalkers. Sì perché i precedenti The Secret of Kells e La Canzone del Mare non erano stati neppure nominati: la sorpresa di un titolo così unico, poetico e dal design decisamente particolare potrebbe convincere i giurati a lanciare l’autore irlandese e bypassare il grande cineasta della Pixar. In ogni caso, Soul (al link trovate la nostra recensione) è un film efficace che va dritto al punto senza scadere in banalità, forse per qualche critico potrebbe cadere nella ripetitività per la poetica di Docter che in questo lungometraggio viene quasi esasperata, per cui non è da escludere l’incognita Wolfwalkers, sicuramente gli altri tre difficilmente andranno a premio.

Wolfwalkers – Il Popolo dei Lupi
Soul
Soul

Miglior sceneggiatura

Gli sceneggiatori candidati per la Miglior sceneggiatura ai Golden Globe sono Emerald Fennell per Una Donna Promettente, il compianto Jack Fincher per Mank del figlio David, Aaron Sorkin per Il Processo ai Chicago 7, Florian Zeller e Christopher Hampton per The Father, infine Chloé Zhao per il suo Leone d’Oro Nomadland. Difficile valutare la miglior sceneggiatura per noi italiani che, ancora, non abbiamo avuto modo di vedere Nomadland, specie se, come in questa categoria, ci sono tre film non ancora distribuiti. Mank (qui trovate la nostra recensione) ha un copione molto complesso e profondo per cui non stupirebbe se vincesse. Oltre ad essere un’interessante biopic, la grandezza dello script sta nel contesto socio-culturale della Hollywood classica che manda chiari ed evidenti riferimenti non solo allo star system odierno, ma anche e soprattutto alla situazione politica contemporanea. Le vicissitudini tra repubblicani e democratici non sono cambiate e le frecciate all’ex Presidente Donald Trump sono encomiabili. Ma Chloé Zhao ha la strada spianata essendo Nomadland un’opera che sta convincendo tutta la critica internazionale. Da non sottovalutare anche Aaron Sorkin oltre a Jack Fincher, ma il successo mirabolante di Nomadland ci fa pensare che possa fare incetta di Golden Globes tra cui anche quello per la miglior sceneggiatura.

Mank
Mank
Nomadland
Nomadlan

Miglior attore in un film drammatico

Quest’anno, per la categoria Miglior attore in un film drammatico ai Golden Globe, abbiamo una lotta piuttosto agguerrita tra Riz Ahmed per Sound of Metal, Chadwick Boseman per Ma Rainey’s Black Bottom, Anthony Hopkins per The Father, Gary Oldman per Mank e Tahar Rahim per The Mauritian. Tra i cinque partecipanti sono tre i veri protagonisti. Boseman, Hopkins e Oldman sono dei colossi del cinema e le loro interpretazioni nei rispettivi lavori sono tutte molto valide. Tuttavia, nonostante le validità degli ultimi due, l’interprete di Ma Rainey’s Black Bottom (al link trovate la nostra recensione) è, a mio parere, il più meritevole di vincere il globo dorato. Levee è un personaggio memorabile, di grande impatto e ben caratterizzato. Lui e la formidabile Viola Davis (anche lei nominata nella sezione femminile) riescono da soli a reggere tutta la pellicola, a differenza degli altri concorrenti che possono contare su un cast più vasto. Credo che l’ultimo ruolo della sua carriera, prima della sua scomparsa, sia anche quello più bello. È riuscito a renderlo immortale con la sua bravura. C’è, però, la possibilità che sia il Mank cinematografico a portarsi a casa il premio. Lo sceneggiatore di Quarto potere è un avversario più che temibile. Un uomo cinico, satirico, pungente e accattivante. Ha riportato alla vita una figura storica hollywoodiana dimenticata. Scritto in maniera impeccabile e recitato ancora meglio da un artista incredibilmente versatile. Dracula, Stransfield, il commissario Gordon, Sirius Black e Sid Vicious sono solo alcune delle trasformazioni che ha subito. Attenderemo con molto interesse il risultato. Va ricordato che il padre interpretato dal dottor Lecter è stato osannato dalla critica.

Golden Globe
Gary Oldman in Mank
Golden Globe
Chadwick Boseman in Ma Rainey’s Black Bottom

Miglior attrice in un film drammatico

Le candidate per questa categoria sono Viola Davis per Ma Rainey’s Black Bottom, Andra Day per The United States VS. Billie Holiday, Vanessa Kirby per Pieces of a Woman, Frances McDormand per Nomadland e Carey Mulligan per Una Donna Promettente. Questa è una scelta molto difficile. La mia preferenza cade su Viola Davis, inutile negarlo. I motivi sono tanti, ma è molto probabile che la vincitrice sia un’altra. La madre del blues è una donna forte, costretta a lottare non solo con il maschilismo, ma anche col razzismo. È una figura autoritaria e indimenticabile, talmente talentuosa e meritevole da portare il nome della pellicola, Ma Rainey’s Black Bottom, appunto. Lei, insieme al suo trombettista Levee, riesce a creare un’ora e mezza di magia, mostrando uno spezzone d’epoca. I suoi monologhi sono stupendi e coinvolgenti, molto difficili da dimenticare. C’è da dire, però, che questo è uno dei due film biografici su una cantante in gara (l’altro è The United States Vs. Billie Holiday), quindi potrebbe risultare poco originale. L’attrice che ha molte più possibilità è la premio Oscar Frances McDormand, una nomade per scelta che decide di vivere le sue giornate il più lontano possibile dalle convenzioni odierne. Nomadland racconta alla perfezione la sua storia, facendoci vedere la vita di una persona fuori epoca, ma ai giorni nostri . Una menzione speciale va senza dubbio a Vanessa Kirby per Pieces of a Woman, ottima interpretazione, ma la sua Martha, pur essendo eccellente, ha secondo me qualcosa che manca rispetto alle altre in gara.

Golden Globe
Viola Davis in Ma Rainey’s Black Bottom
Golden Globe
Oscar Frances McDormand in Nomadland

Miglior film drammatico

Nella categoria Miglior film drammatico i candidati dei Golden Globe sono: The Father, Mank, Nomadland (al link la nostra recensione), Una Donna Promettente e Il Processo ai Chicago 7 (al link la nostra recensione). Tra questi grandi titoli ritengo che il più meritevole sia l’ultima fatica di David Fincher, che racconta la biografia di Herman J.Mankiewicz, uno sceneggiatore della Hollywood degli anni ‘40, alle prese con la scrittura di Quarto Potere, considerato da molti critici la pellicola più importante di tutti i tempi.
La scelta di questa realizzazione è dovuta al fatto che si tratta di una vera e propria lettera d’amore per la settima arte, che rivendica tutti coloro che hanno recitato sempre il ruolo delle comparse non solo nell’ambiente hollywoodiano, ma anche nella vita stessa. Invece la magia del cinema restituisce a loro un po’ di dignità. È probabile che Nomadland di Chloé Zhao sarà il vincitore di quest’edizione: una storia on the road che mette al centro della narrazione una serie di persone che vivono ai margini della società e in stretto contatto con il Nulla. Una donna affronterà un viaggio emozionante e senza meta in cui esplorerà realtà sconosciute nel bel mezzo di paesaggi immensi e desolati e capirà finalmente ciò che le sta attorno.

Mank 1
Nomadland 1

Miglior regista

Nella categoria Miglior Regista i candidati dei Golden Globe sono Emerald Fennell per Una Donna Promettente, David Fincher per Mank, Regina King per Quella Notte a Miami (al link la nostra recensione) Aaron Sorkin per Il Processo ai Chicago 7 e Chloé Zhao per Nomadland. Il prestigioso riconoscimento se lo merita senza ombra di dubbio il signor Fincher perché il suo tocco registico omaggia tutte le innovazioni tecnologiche di quel periodo hollywoodiano (le dissolvenze in nero, il piano sequenza, le profondità di campo, le ombre nitide e le bruciature della pellicola), utilizzate soprattutto da Orson Welles nella sua opera prima Quarto Potere (1941) che ha cambiato per sempre gli stilemi della narrazione cinematografica ed è diventato fonte d’ispirazione per le generazioni future. Mank è fuori dalle convenzioni contemporanee e immerge lo spettatore in un’atmosfera americana ricca di eventi storici e politici. Il vero vincitore invece potrebbe essere la regista cinese. È una vera personalità artistica capace di scavalcare i confini nazionali e raccontare una storia con al centro dell’inquadratura la figura femminile di Frances McDormand, la quale intraprenderà una nuova avventura con il suo furgone ed instaurerà nuovi rapporti con i nomadi e la gente di strada dopo aver perso il lavoro e il marito. In primo piano c’è la riflessione su noi stessi e sulla rivalutazione del posto a cui vogliamo appartenere.

Chloe Zhao
Chloé Zhao sul set di “Nomadland”
David Fincher
David Ficnher e gary Oldman sul set di “Mank”

Miglior film musical o commedia

I candidati per questa categoria dei Golden Globe sono: Borat – Seguito di film cinema, Hamilton, Music, Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani e The Prom. Una lista  eterogenea che vede progetti molto ma molto diversi tra loro. Il nome potenzialmente più influente e, secondo me, decisivo per il Globe in questa categoria è Hamilton, nonostante non sia propriamente una pellicola. La realizzazione, infatti, è la registrazione integrale, effettuata da Thomas Kail, dell’omonimo musical di Broadway, ripreso dal vivo nel 2015 con gli attori originali. Al di là di questo fatto, il prodotto della sfavillante fucina teatrale di New York è un’opera clamorosa: musiche intense, un cast strepitoso, un concept e una scrittura da manuale. Se si considera poi l’esperimento di trasposizione in sé, dal palcoscenico fino alle nostre case, non c’è che rimanere stupiti come tutti i telespettatori che lo hanno visto, contribuendo a farlo diventare il film più trasmesso in streaming nel 2020 (lo trovate su Disney Plus). Passando invece al mio campione, non ho dubbi nel portare avanti Palm Springs, diretto da Max Barbakow e scritto da Andy Siara. Una commedia fantascientifica eccellente, dall’incipit semplice e sincero, ma dei risvolti tutt’altro che banali. Riscrivere le avventure romantiche, rivoluzionandole con il concetto di loop temporale, non è assolutamente da tutti e il lungometraggio lo fa egregiamente, con la sua irresistibile ed accesa carica pop – pulp, i suoi indimenticabili protagonisti, una sceneggiatura nichilista e scanzonata, ma dai toni profondi e filosofici. Da vedere più di una volta perché potreste diventarne dipendenti.

Palm Springs
Hamilton

Miglior attore in un film musical o commedia

Si fronteggiano qui, nella sopracitata categoria dei Golden Globe: Sacha Baron Cohen per Borat – Seguito di film cinema, James Corden per The Prom, Lin-Manuel Miranda per Hamilton, Dev Patel per La vita straordinaria di David Copperfield e Andy Samberg per Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani. Una lista di spessore con tanti nomi molto papabili per la vittoria anche se, agli occhi dei giurati, non può assolutamente passare inosservata l’incredibile prova attoriale di Cohen che, non solo ha riportato un suo personaggio storico in grande spolvero, ma si è reso protagonista di imprese entusiasmanti negli USA senza mai togliersi dai panni del suo alter ego kazako. Se a questo si aggiunge la sua comicità greve, cinica, ma dall’imponente peso riflessivo e critico, abbiamo tutti gli elementi per vederlo trionfare. A margine, nonostante Hamilton non sia di fatto un film vero e proprio (ne parlavamo anche nel paragrafo precedente), Lin-Manuel Miranda, nell’incarnare il padre fondatore degli Stati Uniti Alexander Hamilton, ha conquistato prepotentemente il mio cuore e, di fatto, il mio personale voto per questa categoria. Con i musical, d’altronde, si gioca un po’ facile: si parla di talenti a tutto tondo, capaci non solo di recitare di fronte ad un pubblico in carne ed ossa, ma anche in grado di cantare e ballare. Miranda, nell’opera in questione, sfonda il piccolo schermo di Disney Plus e si proietta nelle case di tutti, portando Broadway a casa nostra.

Golden Globe
Sacha Baron Cohen
Golden Globe
Lin-Manuel Miranda

Miglior attrice in un film musical o commedia

In questa categoria dei Golden Globe gareggiano: Maria Bakalova per Borat – Seguito di film cinema, Kate Hudson per Music, Michelle Pfeiffer per French Exit, Rosamund Pike per I Care a Lot e Anya Taylor-Joy per Emma. Un premio non semplicissimo da assegnare sia per quanto concerne il nome più probabile che verrà selezionato che la mia personale preferenza. Nonostante sia un quintetto di tutto rispetto (e si soffre tantissimo la mancanza di Meryl Streep, che era tra i più papabili nomi concorrendo di fatto in due film, The Prom e Let Them All Talk), la scelta più plausibile della giuria credo che si indirizzerà verso Anya Taylor-Joy che ha colpito i telespettatori l’anno scorso per la sua magnifica interpretazione ne La Regina degli Scacchi. Il 2020 è senza dubbio l’anno della giovane diva che, grazie ad una magistrale performance in Emma (osannata a più riprese), con tutta probabilità potrebbe tranquillamente ottenere la statuetta. La mia selezione personale ricade, invece, su Maria Bakalova, che ha interpretato Tutar Sagdiyev, la figlia di Borat nel lungometraggio omonimo, sequel del titolo scandalo del 2006. Al di là delle qualità artistiche notevoli, la sua abilità mimetica nel fronteggiare persone inconsapevoli (e quindi non attori), in un contesto da mockumentary sono assolutamente da elogiare. Conosciamo già la mostruosa genialità di Cohen, mentre la Bakalova è stata una vera sorpresa.

Golden Globe
Anya Taylor-Joy in “Emma”
Golden Globe
Maria Bakalova in “Borat -Seguito di film cinema”


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