God Friended Me, parlare di religione con ironia e semplicità

God Friended Me è una serie statunitense molto particolare, che parte dal presupposto addirittura di un Dio che contatterebbe un giovane tramite facebook. È stata trasmessa sull’emittente CBS: la prima stagione è andata in onda dal 2018 al 2019 mentre a seconda che è stata anche l’ultima stagione si è conclusa negli USA nel 2020.

Malgrado si tratti di una serie che parte con ottimi presupposti, ha comunque diversi difetti che si vedono soprattutto nel finale. È una serie ironica, che per molti è stata considerata bigotta, ma in realtà nasconde diversi aspetti interessanti. Solo che, come sempre, l’idea può non corrispondere alla realizzazione.

God Friended Me

God Friended Me vuol dire sentirsi uniti con il mondo

God Friended Me è una serie tv di due stagioni che però in pochi episodi regala diverse emozioni. Ha una trama che la fa sembrare una serie piuttosto leggera. Racconta di Miles, un ateo convinto nonostante sia figlio di un reverendo, che ha un podcast in cui parla proprio di questo. All’improvviso viene aggiunto su Facebook da un account che sembra essere il profilo di Dio, naturalmente senza mai dubitare sul fatto che sia uno scherzo.

Con il passare del tempo, l’account di Dio inizia a suggerirgli persone da incontrare, che Miles insieme ad altri amici conosciuti anche grazie all’account conosce ed aiuta. Inizia a diventare la sua vera missione quella di aiutare il prossimo cosa che fa con l’account di Dio (probabilmente gestito da un algoritmo).

Nella serie, che molti hanno accusato di bigottismo giudicando però solo dal pilot, in realtà si riflette su molti aspetti, ma soprattutto sulla religione. Miles mostra come attraverso quell’account non abbia ritrovato la fede in Dio, bensì la fede in se stesso, nel mondo, in ciò che gli esseri umani possono fare. Il cammino di Miles lo conduce a quello che l’autore latino Lucrezio avrebbe chiamato Pietas, non alla Religio. Miles spiega come non serva la religione per sentirsi in equilibrio con il mondo ed essere, banalmente, delle brave persone.

God Friended Me

Abbiamo bisogno della religione per vivere?

Sembra fuori luogo trattare di un autore latino dentro la recensione di una serie, ma God Friended Me suggerisce spesso richiami filosofici particolari. Lucrezio parla della religione come di uno strumento rovinoso che serva a compensare l’horror, ovvero il timore degli uomini, che si sentono fragili e quindi cercano una spiegazione di tipo logico per spiegarsi i continui cambiamenti della terra. La religione è un prodotto degli uomini e non ha nulla di positivo. Lucrezio si scaglia in particolare contro certi rituali, facendo notare come non serva a nulla chinarsi all’altare o sacrificare agli dei animali, ciò non ci rende persone migliori, se al nostro interno non c’è Pietas.

Per Lucrezio Pietas è diverso da Religio, ovvero con Pietas intende non il sentimento religioso come alcuni, ma il fatto di contemplare tutto con la giusta Ratio, con la giusta mente, in pace. Religio è invece il culto, un aspetto assolutamente diverso. Per Lucrezio il punto è sentirsi in armonia con il mondo, avere una mente “pacificata”, quella Ratio che non ha nulla a che vedere col timore degli dei.

Miles è un fautore di filosofie come questa, ma senza farla diventare la noiosa predica di un intellettuale che magari ne sa di più, senza voler dire a un telespettatore medio che cosa pensare e cosa deve credere. Si muove nel terreno scivoloso dell’incertezza come tutti gli esseri umani. E poi scivola lentamente nell’abisso della confusione, finché non diventa, paradossalmente, per lui la cosa più importante non più capire chi sia l’account di Dio, chi ci sia dietro, ma lo scopo che questa figura gli ha dato.

God Friended Me

God Friended Me è un inno alla solidarietà umana

Come detto, ogni puntata si concentra sull’aiutare le persone in un modo diverso. Per questo, si toccano diverse tematiche: la genitorialità è la principale, che abbraccia il rapporto fra Miles e il padre, ma anche i vari personaggi che si incontrano. Con una rete molto intricata varie figure si ripresentano come in un karma in cui siamo tutti collegati. Chi decide chi incontrerà chi? Dio forse? Sembra contare davvero poco alla fine della storia.

Il punto che God Friended Me vuole affermare con potente a volte retorica è che ciò che conta è aiutare gli altri, essere delle brave persone in nome di esserlo, non in nome di un qualche dio. Il punto più “difettoso” di questo sta però nella conclusione della storia. Per tutta la serie si cerca di avvolgere nel mistero la figura dell’account di Dio. È un algoritmo? È una persona vera? La follia di qualche scienziato?

Questo giallo gestito inizialmente bene si conclude con un maldestro tentativo di affascinare il pubblico con un finale aperto che però lascia solo l’amaro in bocca. Non degna di nota la storia d’amore centrale che coinvolge Miles, perché più che le vicende personali qui contano ben altre cose. Menzione d’onore per il doppiaggio italiano che vede Maurizio Merluzzo dare ancora più verve a un protagonista che in realtà è scialbo.

Per concludere, God Friended Me non è sicuramente una serie bigotta come si legge in giro, ma una persona lo scopre forse troppo tardi, e soprattutto arrivando al finale può inevitabilmente rimanere delusa.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Silvia Argento
Silvia Argento
Laureata triennale in Lettere Moderne e due magistrali in Filologia Moderna e Editoria e scrittura cum laude. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice, autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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