Obi-Wan Kenobi, recensione dell’attesissimo finale di serie su Disney+

Obi-Wan Kenobi, serie dedicata ad uno dei personaggi più amati dell'universo di Star Wars, è giunta al termine. Tirando le somme, vediamo se ha soddisfatto le aspettative del pubblico.

Obi-Wan Kenobi, finisce l’epopea del Maestro Jedi

Eccoci giunti alla fine. Obi-Wan Kenobi, la serie spin-off sul Maestro Jedi disponibile su Disney+, si è conclusa. Ora quello che resta da fare è tirare le fila di questa ulteriore espansione dell’universo di Star Wars. L’analisi più nel dettaglio degli ultimi tre episodi nella seconda parte della recensione, mentre il giudizio finale di tutta la serie -divisa in sei parti, ricordiamolo- può benissimo essere espresso senza girarci troppo intorno. Obi-Wan Kenobi non è ciò che ci aspettavamo, anzi. Sin dall’inizio ha sofferto di precario equilibrio tra sceneggiatura e regia e negli ultimi episodi le cose non sono andate meglio. Altalenante è l’aggettivo giusto per descriverla nel complesso, poiché alterna momenti ed interi episodi che -con qualche riserva- soddisfano lo spettatore, ad altri totalmente privi di pàthos e di ritmo necessari a trainarci verso la fine. In generale, ciò che è mancato più di ogni altra cosa in questa serie dedicata ad uno dei personaggi più amati dell’universo creato da George Lucas è l’epicità. Ewan McGregor, invece, si conferma quel grande attore che è ed è sempre stato, mai così intenso nell’interpretare il Maestro Jedi e lo dimostra in ogni scena e in ogni primo piano.

Obi-Wan Kenobi, la trama degli ultimi tre episodi

Nessuno spoiler, ovviamente, ma riprendiamo il discorso dove l’avevamo lasciato. Nel quarto episodio la piccola Leia viene rapita e imprigionata da Reva, la Terza Sorella, mentre Obi-Wan insieme a Tala organizza un piano per liberarla. Un episodio decisamente poco emozionante, il quinto e il sesto invece smuovono un po’ le acque. Il quinto può considerarsi preparatorio per il gran finale. Inoltre, è proprio qui che scopriamo il passato di Reva, chi è davvero e cosa l’ha spinta ad unirsi all’Impero. Lo scontro tra Obi-Wan e Darth Vader si fa sempre più vicino e proprio a questo epico momento è dedicato l’ultimo episodio.

obi-wan kenobi

Una serie intelligente che non si è applicata…

Le potenzialità erano alte e gli ingredienti per la ricetta perfetta o quantomeno che rendesse giustizia al personaggio e al contesto che si era scelto di narrare c’erano tutti. Inoltre, il ritorno di Ewan McGregor sembrava essere un elemento su cui puntare tutto…e forse si è puntato un po’ troppo sull’effetto nostalgia che la loro presenza avrebbe sicuramente portato. L’attore scozzese ha vestito perfettamente i panni del Maestro Jedi che aveva già interpretato nella nuova trilogia di inizio anni 2000. La sua performance acquisisce ulteriore valore se ci si ferma a pensare che l’Obi-Wan interpretato qui è ben diverso da quello precedente. Eppure, McGregor non si smentisce e conferma -nel caso ce ne fosse ancora bisogno- il suo talento. I problemi della serie infatti non sono strettamente collegati a lui, ma riguardano la sceneggiatura e la regia nel loro complesso.

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Regia non all’altezza…

Anche un neofita della saga di Star Wars sa che una delle caratteristiche presenti in tutti i film è l’epicità, la solennità che la storia trasmette. Chiaro che non tutti gli episodi raggiungono lo stesso livello, ma in un modo o nell’altro hanno sempre coltivato questa “tradizione”, chiamiamola così. Sappiamo tutti che una volta cominciata Obi-Wan Kenobi non aspettiamo altro che lo scontro finale (non definitivo, perché non ci sarà mai) con Darth Vader, il suo allievo passato al Lato Oscuro. Quel momento in cui la serie dovrebbe toccare finalmente l’apice. Invece, c’è da rimanere parecchio delusi, perché non vi è neanche l’ombra della grandiosità del combattimento tra i due alla fine de La vendetta dei Sith. A onor del vero, nessun combattimento né scena d’azione clou ha la capacità e forza di provocare brividi sinceri. Questo, in parte, è dovuto anche alla regia decisamente non all’altezza, perché a livello coreografico nulla da dire. Deborah Chow, regista di tutti e sei gli episodi, nonostante la carriera lunga e variegata, sembra quasi non avere nessuna idea di come si utilizza una macchina da presa. Ciò comporta un po’ di confusione nella resa dei duelli tra spade laser e poca fluidità tra i due combattenti.

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…e la sceneggiatura, di certo, non aiuta

Il discorso è da intendersi nel complesso naturalmente, perché vi sono dei bei momenti alla quale assistere. Pochi però per permettere alla serie di stabilizzarsi e soddisfare un minimo non solo i fan accaniti, ma anche i semplici spettatori. La scrittura risulta approssimativa, sembra non credere mai abbastanza a quello che racconta. Dal dietro le quinte della serie sappiamo che la sceneggiatura è stata rimaneggiata più e più volte e questo passaggio di mani si sente anche attraverso varie ingenuità. I personaggi secondari soffrono della mancanza di uno spazio personale entro cui crescere e una profondità che all’inizio non vedevamo l’ora di vedere. Esempio lampante è Reva, un personaggio avvolto nel mistero e poi abbandonato a sè stesso. Tutti, in realtà, sembrano quasi delle comparse e allora viene da chiedersi perché inserirli senza dargli un reale motivo della loro presenza? Obi-Wan Kenobi non è la serie di Star Wars che il personaggio di Ewan McGregor meritava e neanche noi. E’ una grande e furba operazione nostalgia altrimenti detta uno specchietto per le allodole.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Obi-Wan Kenobi, la serie dedicata ad uno dei personaggi più amati della saga di Star Wars, è giunta al termine. Non era ciò che ci aspettavamo, ha deluso parecchio le aspettative di chi credeva sarebbe stata una serie degna che rendesse giustizia al personaggio di Ewan McGregor. Tra regia e sceneggiatura, tanti elementi non funzionano e scricchiolando questi due un po' tutta la struttura è destinata a crollare.
Tiziana Panettieri
Tiziana Panettieri
E’ un amore di lunga data quello tra me e il cinema, cominciato con cult come Halloween, IT e L’Esorcista e alimentato negli anni con il meglio dell’horror e del cinema di genere. Ammetto, però, d’aver subìto il fascino del cinema asiatico, mediorientale e sudamericano. Sono onnivora, non mi precludo nulla senza aver prima provato.

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