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Festival di Cannes: cinque titoli imperdibili

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Il Festival di Cannes si avvicina: sono ogni giorno numerose le ultime notizie che anticipano quanto avverrà a partire dal prossimo 16 maggio.

Dal film di apertura, che potrebbe forse essere Asteroid City di Wes Anderson (la cui presentazione a Cannes è però ancora incerta) o la nuova pellicola firmata Pedro Almodovar o ancora Killers of the flower moon di Martin Scorsese, passando per Indiana Jones e il Quadrante del Destino, fino ad arrivare ai pronostici della possibile selezione nella sua totalità.

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L’attesa per Cannes cresce a dismisura quotidianamente, il Festival infatti è considerato uno dei più importanti nel panorama non solo europeo ma mondiale.

Insieme alla Mostra del Cinema di Venezia e alla Berlinale è senza dubbio l’evento che più appassiona i cinefili e che negli anni ha sempre dato spazio a film di straordinaria qualità.

Anche se a Cannes sono stati presentati numerosi film che hanno fatto la storia del cinema europeo e non solo, è interessante elencare “i fantastici cinque”: cinque pellicole che hanno rivoluzionato la settima arte e che in qualche modo contribuiscono a rendere il Festival di Cannes un evento sempre interessante e di qualità.

Pulp fiction di Quentin Tarantino

1994, Tarantino trionfa a Cannes con il suo più grande capolavoro vincendo la Palma d’oro.

La critica rimane spiazzata, qualcuno non approva, si  urla dalla platea che a vincere avrebbe dovuto essere Tre colori- film rosso di KieslowskiTarantino risponde con una risata ed un dito medio.

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Parlare di Pulp fiction oggi è diverso, non è solo un cult ma un vero e proprio spartiacque, un film che ha cambiato il modo non solo di fare cinema ma anche di guardare film.

È un’opera perfetta, di cui si è tanto discusso e di cui ancora molto si può dire: questo perché è un’opera d’arte allo stato puro.

Indimenticabile ogni suo aspetto, dalle perfette interpretazioni alla splendida colonna sonora, dalla portata cult di personaggi, situazioni, dialoghi fino alla impeccabile maestria registica di Quentin Tarantino.

La dolce vita di Federico Fellini

1960, a trionfare è Federico Fellini, forse il regista italiano più apprezzato all’estero, sia da vivo che da morto.

La dolce vita trionfa su tutti gli altri film presentati, ma soprattutto su L’avventura di Michelangelo Antonioni (che vinse il premio della critica): due modi diversi- oggi in un certo senso complementari- di fare cinema.

A Cannes rapì la magia felliniana, complice forse una Roma non fotografata ma affrescata, ed ancora la rappresentazione di un mondo, quello dei divi cinematografici e dei giornalisti, che tanto attirava i fruitori dei primi anni ’60.

È doveroso dire che La dolce vita piace oggi come allora: film visivamente stupendo, caratterizzato da una trama a blocchi indipendenti dalle sfumature variegate ed intrecciate.

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La dolce vita è sogno e realtà, non manca l’onirico ma al contempo viene messa a nudo la triste condizione umana, la fragilità dell’uomo del ‘900: nel suo barocchismo rimane un film essenziale, puro, drammaticamente vero.

Inoltre La dolce vita è un ricordo di quello che l’Italia e forse tutta l’Europa fu negli anni ’60: esempio di un’autenticità che stava quasi per perdersi, ma che riusciva ancora a mantenere un forte fascino in grado di creare un paradigma rimasto nella storia, quello della “dolce vita” appunto.

Cuore Selvaggio di David Lynch

1990, David Lynch, reduce (per quanto riguarda il cinema) da Velluto Blu, porta sullo schermo un’opera magnifica, un road movie che strizza l’occhio al Mago di Oz, con atmosfere surreali e personaggi complessi ma estremamente statici nelle loro decisamente singolari caratteristiche.

Il cast lavora in una perfetta simbiosi, memorabili tutte le interpretazioni (Nicolas Cage, Laura Dern, William Dafoe, Isabella Rosselini, Harry Dean Stanton, etc.): Lynch narra, forse nel modo più semplice (per quanto il termine possa essere paradossale applicato alla filmografia del regista) possibile il sentimento più chiacchierato di sempre, l’amore.

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Il film più “romantico” di Lynch è Cuore Selvaggio, molto più di Una storia vera, ma è anche un po’ pulp: la giacca di pelle di serpente e gli amanti, che scappano nelle desolate autostrade americane ascoltando ora Elvis ora Richard Straus,  sono proiettati nel futuro.

Mia e Vincent (Uma Thurman John Travolta in Pulp Fiction)  in macchina sono loro eredi, così come Mickey Mallory Knox di Natural born killers- Assassini nati.

Probabilmente senza Cuore Selvaggio non avremmo visto nascere molti film, forse neppure Strade perdute.

A Cannes Lynch vinse anche nel 2001, grazie a Mulholland Drive, altro capolavoro del Maestro che gli valse il Premio per la miglior regia.

Taxi Driver di Martin Scorsese

1976, la collaborazione tra Martin Scorsese Robert De Niro raggiunge i massimi livelli con un capolavoro senza tempo, che meritatamente trionfa al Festival di Cannes.

La storia del tassista Travis, la solitudine e la ribellione contro un mondo violento diventano un esempio nel cinema: infinite volte è stato citato questo film da altri registi, basta pensare a L’odio- La haine di Kassovitz o al più recente Joker, con protagonista Joaquin Phoenix

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Ma Taxi Driver non è solo questo, è anche un film incredibilmente bello, per il suo realismo, l’occhio di Scorsese infatti fotografa la New York anni ’70 che di notte risuona dei motivi jazz di Bernand Herrmann (fu la sua ultima colonna sonora).

Taxi Driver è lo sguardo di Robert De Niro che si riflette sullo specchietto retrovisore, mentre la pioggia scorre lenta sul parabrezza e New York è tinta di mille colori, “soffici” e “sinceri” come solo la pellicola sa renderli.

Underground di Emir Kusturica

1995, dopo Pulp Fiction a trionfare a Cannes è un film serbo, di Emir Kusturica, autore già celebre grazie a Il tempo dei gitani (premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1989).

Underground di Kusturica è un viaggio nella storia, una metafora sull’oppressione, sulla guerra, ma anche sulla famiglia, sulla società, sul matrimonio.

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Onirico, rumoroso, ma anche reale e complesso: Underground emoziona e fa pensare, riesce a commuovere pur non essendo mai melenso.

Splendida la colonna sonora, perfette le interpretazioni e geniale la citazione a L’Atalante di Jean Vigo, pura dichiarazione d’amore al cinema stesso.

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Festival di Cannes- altri film da non perdere

Come detto in precedenza citare tutti i bei film presentati a Cannes significherebbe stilare una lista sterminata di titoli, ma se volessimo aggiungerne altri, per essere il più corretti possibile, non potrebbero certo mancare Dancer in the dark di Lars von Trier, In the mood for love di Wong Kar- wai, Paris, Texas e Il cielo sopra Berlino (quest’ultimo Palma d’Oro 1987) di Wim Wenderse degne di nota sono anche The Square Triangle of sadness di Ruben Östlund, presidente di giuria al prossimo Festival di Cannes.

Non resta che aspettare e, nel frattempo, riguardare.

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