CapolavoriStrade perdute di David Lynch

Strade perdute di David Lynch

Distopico, noir, confusionario ma perfetto: questo è Strade Perdute di David Lynch.

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Torna nelle sale a distanza di 26 anni, una pellicola nata per essere vista al cinema. Uno schermo televisivo infatti, per non parlare di un apparecchio mobile, non dà minimamente il giusto merito ad un’opera che, un po’ come tutte quelle di Lynch, è più che altro un’esperienza e pertanto va necessariamente vissuta nel luogo giusto.

Strade perdute

Strade perdute: trama e spiegazione

Come per quasi tutti gli altri film di David Lynch parlare della trama di Strade Perdute è superfluo: più che analizzato nella narrazione degli eventi è un film che va vissuto.

Certo è però che un pensiero razionale per spiegare il mistero della doppia personalità nasca spontaneo: numerose le ipotesi nate negli anni, la più probabile è che il film non segua l’ordine cronologico degli eventi, e che questi non siano (ovviamente) tutti realmente accaduti così come narrati.

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Ciò che di vero viene raccontato è delimitato alle pareti del carcere: il resto è flashback, intenzione, sogno, illusione, inconscio, ma di certo non è che una proiezione.

Il demiurgo di questa distorsione mentale è Fred (Bill Pullman): reale è l’assassinio della moglie Renée (Patricia Arquette)- presentato sotto forma di ricordo rifiutato-, tutto il racconto nasce nel momento in cui Fred, sulla sedia elettrica, sta per morire.

Ad avvalorare questa tesi i lampi di luce blu sparsi nel film.

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Pete (Balthazar Getty) non è altro che ciò che Fred avrebbe voluto essere.

L’uomo misterioso (Robert Blake) è l’inconscio di Fred, forse la sua coscienza, forse il suo Super-Io o il suo Es, volendo dare al film una lettura freudiana.

strade perdute

Genere e personaggi

Il film inoltre, che si sviluppa come un neo-noir, è diviso in due parti: il cambiamento, sottolineato anche dalla musica in maniera estremamente brusca, avviene nel momento in cui cambia il personaggio principale.

Spesso il lungometraggio di Lynch ha trovato degna metafora nel nastro di Möbius: un percorso che ha un inizio ed una fine che però non coincidono, un percorso che dura all’infinito, sempre uguale ma sempre diverso.

I personaggi interpretati da Patricia Arquette sono due, Renée ed Alice, alla fine del film l’uomo misterioso sostiene che esista solo Renée e che non ci sia alcuna Alice.

La frase chiave per comprendere o meglio vivere al meglio il film è certamente quella pronunciata dal protagonista in merito alle videocamere “Non mi piacciono le telecamere, a me piace ricordare le cose come le ricordo io, non necessariamente come sono accadute”.

strade perdute

I’m deranged: la colonna sonora di Strade Perdute

Strade perdute inizia sulle note di I’m deranged di David Bowie, letteralmente il titolo significa “sono pazzo”, lo sguardo è puntato su una strada illuminata dai fanali dell’auto di notte, strada percorsa a velocità, in maniera instabile e quasi disturbante, così specularmente si chiude il film.

Altro elemento che torna trasfigurandosi dall’inizio alla fine della pellicola è la frase “Dick Laurent è morto”, che si scopre essere stata pronunciata da Fred stesso.

Dick Laurent molto probabilmente non esiste, tanto che alla festa lo stesso Fred afferma che non sia morto nessuno: è l’ennesima trasfigurazione mentale del musicista.

Non è un caso che Fred sia un musicista, in particolare di jazz: emblematica una delle prime scene, che lo vedono intento in un cerebrale assolo di sax, caratterizzato da una luce fredda discontinua ed ossessiva.

La scena è preludio dell’esordio di Mulholland Drive, le cui similitudini con Strade Perdute sono decisamente molte.

L’importanza dei testi

Per quanto riguarda la musica, come in precedenza e successivamente, Angelo Badalamenti fu il curatore. Risulta doveroso porre l’accento anche sulla sequenza dove a fare da sottofondo è Insensatez di Jobim, anche se nel film la versione è solo strumentale il testo dice “Ah, insensatez que você fez, coração mais sem cuidado..”, letteralmente “Ah, che follia hai fatto, cuore senza più sensibilità”.

Il testo parla chiaramente di Fred, eppure la canzone inizia nel momento in cui Pete- che ha appena sostituito il protagonista- torna a casa e si rilassa beatamente in giardino.

È probabilmente l’inconscio di Fred post-omicidio, dispiaciuto sì ma non esattamente pentito: è l’unico momento in cui Pete è assorto nei (non) suoi pensieri, per tutto il resto del tempo reciterà perfettamente la sua parte.

Nel film inoltre viene detto sia a Fred che a Pete quanto l’orecchio sia importante per i loro mestieri, in realtà molto diversi: questo avviene per il fatto che la musica è la linfa vitale di Fred, che quindi proietta questo suo bisogno anche nell’invenzione del suo alter-ego Pete.

La musica parte integrante dell’estetica filmica

Altra sequenza memorabile, non per un motivo narrativo ma puramente estetico, è quella in cui lo spettatore può ascoltare This magic moment nell’interpretazione di Lou Reed: Pete vede Alice, che sembra sbarcare direttamente dagli anni ’50, a rallentatore scuote la sua fluente bionda chioma, il suo sguardo incrocia quello di Pete e in teoria sarebbe amore a prima vista, peccato che Alice non esista (e Pete nemmeno), ma questo lo scopriremo solo dopo.

Interessante il fatto che si senta subito dopo l’assolo di sax tenore, trasmesso da una radio nell’officina, che infastidisce Pete smisuratamente: è forse uno dei primi momenti in cui si dispiega meglio l’intreccio dell’opera.

L’arrivo di Alice, comprensivo di This magic moment, potrebbe però essere una proiezione di un ricordo distorto di Fred, un po’ come I put a spell on you cantata da Marilyn Manson sembra perfetta nella visione omicida del protagonista, anche se la scena dove si sente il brano non parla di questo.

A sostegno di questo diventa chiave una delle ultime scene del film, ambientata nel deserto: Alice dopo un momento erotico dice a Pete “tu non mi avrai mai” ed egli ritorna ad essere Fred.

strade perdute

Capiamo che i motivi dell’uccisione stanno nel crollo del rapporto tra i due coniugi, Fred si sente inadeguato, molto probabilmente la moglie lo ha anche tradito ed esprime il suo disagio con la furia omicida, o almeno è così che la sua mente folle spiega il tutto.

Egli sogna/immagina di uccidere il fantomatico Dick Laurent prima di essere lui stesso ucciso dalla sedia elettrica, prova ne è il suo contorcersi alla guida durante l’inseguimento della polizia.

Fred è morto, il nastro è tornato ad un punto indefinito ma precedente: I’m deranged.

Il film nella produzione lynchiana

In Strade perdute grande importanza hanno le ambientazioni: siamo già nella Los Angeles di Mulholland Drive, ne riconosciamo soprattutto le strade.

Il deserto invece ci riporta a Cuore selvaggio, film che alterna punti di vicinanza estrema con la più assoluta differenza: il deserto permane come luogo dove si palesa la verità, elemento che nel film del 1990 era spesso accompagnato dalla meravigliosa Im Abendrot di Richard Strauss, qui sostituita da musica di tutt’altro genere, proprio perché simbolo di altre sensazioni.

Il legame evidente è anche con Velluto blu, in particolare per l’importanza dell’orecchio (anche visiva visti i numerosissimi dettagli proprio su questa parte del corpo), dello spiare, anche se non più l’anta di un armadio a fare da filtro ma una telecamera, e il fortissimo contrasto luce/buio.

Quest’ultimo assume una forte valenza anche in Mulholland Drive, con cui è possibile notare un legame anche nel colore, spiccano infatti rosso e blu.

La prima parte del film riprende molto i primi minuti di Velluto blu, il giardino americano dal prato curato, la staccionata bianca, il giornale appena consegnato davanti ad un sereno portico: è un mondo finto, sotto o sopra (pensando alle riprese in vhs dall’alto) vi è uno strato nascosto spaventoso, ripugnante.

Il legame con l’arte e con altri film

A far crollare l’illusione sono principalmente due elementi: il primo è il surrealismo impersonato dalla moglie, che cammina solo su tacchi vertiginosi con un atteggiamento da femme fatale teatrale e costruito, il secondo sta nell’architettura.

David Lynch ha dichiarato di amare particolarmente l’architettura derivata dalla Bauhaus, linee dritte e razionali dunque: nel film le inquadrature e la stessa ambientazione assumono questi rigidi tratti, che esprimono dapprima una certa freddezza, per arrivare poi all’asetticità dell’omicidio.

Un certo disagio deriva inoltre dalle registrazioni in VHS spesso mostrate nel film: con Strade perdute Lynch dà il via ad un filone neo-noir che basa sulla tecnologia l’orrore. La base di spionaggio è senza dubbio hitchcockiana, ma l’elemento aggiunto dal regista americano nel 1997 è estremamente moderno e rivoluzionario, basta pensare a film come Niente da nascondere di Michael Haneke o la saga di Saw.

Strade perdute è forse uno dei film più sottovalutati di David Lynch ma ad oggi appare perfetto nel suo genere, privo di difetti sotto ogni punto di vista, incredibilmente bello da vedere grazie allo sguardo unico del regista e caratterizzato da una trama intelligente e magistralmente costruita.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Strade perdute è forse uno dei film più sottovalutati di David Lynch ma ad oggi appare perfetto nel suo genere, privo di difetti sotto ogni punto di vista, incredibilmente bello da vedere grazie allo sguardo unico del regista e caratterizzato da una trama intelligente e magistralmente costruita.
Redazione
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