La casa di Jack, il controverso film di Lars von Trier

La casa di Jack è una pellicola del 2018 diretta dall’autore danese Lars von Trier e prodotta dalla Zentropa. L’opera in questione, presentata in anteprima alla 71ª edizione del Festival di Cannes, fece grande scalpore al momento della sua uscita a causa dell’ingente violenza mostrata sullo schermo. Questo fattore non aiutò sicuramente il film a sbancare al botteghino, l’incasso superò 2 milioni di dollari a fronte di un budget di quasi 9 milioni di euro, ma fu comunque elogiato da gran parte della critica mondiale. Il protagonista del film è interpretato dall’attore Matt Dillon, e nel cast figurano altri nomi di rilievo come Uma Thurman e Bruno Ganz.

Per chiunque voglia recuperare questo film, esso è disponibile sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video.

La casa di Jack trama

1970, Jack è un facoltoso ed affascinante architetto, che però nella vita avrebbe voluto svolgere la professione dell’ingegnere. Jack è un uomo molto peculiare, vive negli Stati Uniti d’America, il suo sogno è quello di costruire una propria casa, ama l’arte, la musica classica, ed è ossessionato dalla pulizia, e soprattutto soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che lo porta a commettere nell’arco di dodici anni più di sessanta efferati omicidi.

Il protagonista, in una lunga conversazione con un misterioso uomo, racconterà alcuni dei delitti commessi, definiti come “incidenti”, spiegandone i metodi e le motivazioni che lo hanno spinto a questa condotta, scavando non solo nel proprio animo, ma ponendosi come metafora della malvagità, del peccato e della perversione umana.

La casa di Jack recensione

Scritto e diretto da Lars von Trier, La casa di Jack è stato uno dei film più controversi e discussi degli ultimi anni, una pellicola che ha spaccato in due il pubblico, basti pensare che durante la proiezione del film al Festival di Cannes molti spettatori hanno abbandonato la sala dopo pochi minuti, mentre altri hanno acclamato il film con una standing ovation. Le motivazioni di questo fenomeno sono molteplici, e sono soprattutto da ricercare non tanto in quello che l’opera vuole raccontare, ma nel come questo viene messo in scena. Il film è infatti caratterizzato da diverse scene in cui il protagonista commette dei brutali omicidi, che vengono rappresentati in tutta la loro crudeltà, non solo per quello mostrato ma anche per la descrizione che Jack fa degli omicidi e su come questi siano stati architettati.

Bisogna però premettere che è riduttivo classificare il film come “eccessivo” e “brutalmente violento”, in quanto il regista ha voluto scavare su fenomeni e sentimenti umani complessi utilizzando la violenza e crudeltà come mezzo, e non come fine. Ogni “incidente” mostrato, racconta qualcosa sulla personalità del protagonista, una personalità certamente malata, ma affascinante per la sua razionalità e precisione, non a caso il killer verrà definito dai media con l’appellativo di “Mr. Sophistication”.

Il tutto viene messo in scena dal regista in maniera eccellente, la regia ed il montaggio prendono per mano lo spettatore e lo accompagnano nel complesso labirinto della mente umana, mostrandone inferi e paradisi. L’opera è caratterizzata da un costante dialogo tra le arti, vengono menzionati e citati capolavori letterari come l’Eneide di Virgilio, La Divina Commedia di Dante, per passare alla pittura di Eugène Delacroix, all’arte povera italiana ed alla musica classica di Bach.

Anche la sceneggiatura, scritta anch’essa da Lars von Trier, regala degli spunti di riflessione, in quanto si concentra su aspetti di tipo filosofico molto complessi, come l’idea del Super-io di Freaud, il valore terapeutico dell’arte di Schopenhauer e l’indifferenza pirronica. Il finale del film, dove scopriamo la vera identità dell’uomo con il quale Jack dialogava durante tutto il film e lo vediamo accompagnare quest’ultimo nel mondo degli inferi, è davvero sorprendente, un omaggio alla Divina Commedia di Dante ed all’influenza che quest’opera ha avuto nel corso dei secoli.

Il protagonista, oltre ad essere magistralmente scritto, è esaltato da un Matt Dillon stratosferico, che qui regala una delle sue migliori performance. Nelle movenze, nelle espressioni facciali e nei toni vocali incarna due anime ed emozioni differenti, quali la pazzia e la razionalità. Anche Uma Thurman, Bruno Ganz ed il resto del cast si mostrano in ottima forma, e tengono alto il livello di recitazione. Davvero ben integrate le musiche all’interno del film, molto varie e diverse per genere e stile. Sono infatti presenti brani di musica classica, e tracce di artisti di correnti differenti come Ray Charles e David Bowie.

Nulla da dire anche sugli altri aspetti tecnici del film, in particolar modo sorprendenti la fotografia, fredda e gelida come l’animo di Jack, e gli effetti visivi, che nonostante siano presenti in massiccia quantità solo nel finale, risultano credibili e ben realizzati.

La casa di Jack è un lungometraggio davvero notevole, un opera complessa non di facile decifrazione, ma che come i più complessi ed astrusi rompicapo, all’apparenza privi di senso, a prima vista una perdita di tempo, una volta risolti rivelano tutta la loro bellezza ed intricatezza sopraffina.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

La casa di Jack è un film che va oltre la semplice violenza, un opera che non va messa esclusivamente all'interno della categoria "cinema degli eccessi", ma che regala molti spunti di riflessione e che richiede una visione attenta ed approfondita.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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