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Die Theorie Von Allem, la recensione

Il film di Timm Kröger, presentato in concorso al Festival di Venezia, è un omaggio ai grandi maestri del cinema che non convince però fino in fondo

Die Theorie Von Allem è il secondo lungometraggio del regista tedesco Timm Kröger, che dopo una carriera da Direttore della Fotografia ha esordito alla regia nel 2014 con The Council of Birds. In concorso all’80esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Die Theorie Von Allem sembrava poter essere una delle sorprese del festival, avendo preso elementi ormai abbastanza inflazionati come i viaggi nel tempo e la teoria del multiverso, ma avendoli utilizzati con una combinazione nuova e inedita.

Il regista tedesco sarà riuscito a centrare il segno?

Die Theorie Von Allem

La trama

La trama di Die Theorie Von Allem parte con premesse piuttosto semplici: dopo un’intro ambientata all’incirca negli anni ’70 in cui il protagonista Johannes Leinert (Jan Bülow) presenta il suo libro e di conseguenza la sua teoria sul multiverso in un programma TV, la storia si sposta nel 1962, tra le Alpi svizzere. Il giovane Johannes, andato via dalla sua casa in Germania per diventare un dottore in fisica, approda in un hotel tra le cime innevate col suo mentore, il dottor Julius Strathen (Hanns Zischler) per partecipare a un importante convegno. Qua un luminare iraniano dovrebbe svelare la sua nuova teoria sulla fisica quantistica che promette di rivoluzionare tutto il settore scientifico, ma il professore in questione non sembra trovarsi.

Johannes intanto viene ammaliato dalla bella Karin (Olivia Ross), una pianista jazz che allieta gli ospiti del convegno durante le loro cene all’hotel. La ragazza sembra conoscere Johannes e ben presto sparisce anch’essa lasciando dietro di sé un alone di mistero che spinge il protagonista a una pericolosa indagine.

Tra morti sospette, ambigui ispettori di polizia, ed eventi sempre più bizzarri, la storia di Die Theorie Von Allem si fa via via sempre più complessa, specialmente quando entrano in gioco tutti gli elementi che si rifanno alla meccanica quantistica e ai viaggi nel tempo. In questo senso, data anche la nazionalità della produzione, non si può non pensare a Dark, gioiellino seriale di Netflix che propone idee simili a quelle del film di Kröger, ma in maniera più precisa e chiara.

La sceneggiatura presenta infatti alcune incertezze, specialmente da metà film in poi: la storia corre sempre più veloce verso un finale poco chiaro, ma lo spettatore fatica a tenere il ritmo di una narrazione confusa e intricata. Un peccato vista l’ottima premessa iniziale.

Die Theorie Von Allem, un omaggio a un cinema che non esiste più

L’amore del regista Timm Kröger per il cinema è chiaro sin da subito, e si possono cogliere molti riferimenti ai grandi maestri del cinema.

Sicuramente la dinamica della donna misteriosa e ambigua dalla duplice faccia non può che rimandare a uno dei capolavori di Alfred Hitchcock, ovvero quel Vertigo (La donna che visse due volte nella traduzione italiana) che proponeva questo gioco di doppi ripreso in parte da Die Theorie Von Allem.

Ma troviamo anche omaggi al cinema italiano, a quello nord europeo, specialmente pensando ad alcune sezioni oniriche che rimandano ai film di Dreyer e Bergman, fino ad arrivare a opere più recenti come quelle di David Lynch. Il parallelismo col maestro americano è infatti più che azzeccato, sia per le figure femminili affascinanti e ambigue, sia per la costruzione di ambientazioni e situazioni che strizzano l’occhio a opere come Mulholland Drive.

Potremmo trovare anche molte altre ispirazioni a cui Kröger ha palesemente attinto per dipingere un noir che ha il suo fascino oscuro, ma che sa anche alternare momenti distensivi abbastanza divertenti. Peccato però, che rispetto ai grandissimi film citati poc’anzi, Die Theorie Von Allem pecchi dal punto di vista della sceneggiatura e per questo può solo provare ad avvicinarsi alla loro aura di grandezza.

Die Theorie Von Allem

La regia di Kröger

Sicuramente la cosa più interessante di tutta l’opera è la maestria con la quale Timm Kröger riesce a dirigere il tutto. A partire dall’ottima gestione degli attori che risultano sempre credibili e pluridimensionali, mai appiattiti su loro stessi, cosa non scontata in un genere di film che spesso viaggia su binari abbastanza stereotipati.

Jan Bülow e Olivia Ross sono certamente una spanna sopra tutti, divertenti, ma anche capaci di regalare picchi drammatici importanti. Ma anche i due professori Hanns Zischler e Gottfried Breitfuss, e i due poliziotti David Bennent e Philippe Graber riescono a guadagnarsi una menzione per l’ottima interpretazione offerta, completando così un cast ottimamente assortito e altrettanto efficacemente diretto.

Ma oltre alla questione attori, è la scelta delle inquadrature e la bellissima fotografia in bianco e nero (probabilmente la più “coerente” di quelle viste negli ultimi mesi cinematografici) a rendere Kröger un regista da tener d’occhio.

La macchina da presa si muove sinuosa attraverso le stanze dell’hotel o le caverne adiacenti, mentre i campi lunghi tra le montagne svizzere sono dei veri e propri quadri. Se Kröger riuscisse in futuro a lavorare efficacemente su una sceneggiatura meno confusionaria e più pulita, visti anche i soli 37 anni d’età, potremmo certamente trovarci davanti a dei film dall’alto valore artistico.

Conclusioni

Die Theorie Von Allem è un’idea forte, in cui si assaporano sprazzi di genialità (come quelli espressi dal suo protagonista), ma che non decolla mai come dovrebbe, rimanendo ancorata a terra da problemi di sceneggiatura che non fanno che confondere lo spettatore.

Parliamo infatti di una storia che parte col botto, ma che fatica a ingranare specialmente quando poi si trova a dover pagare il conto allo spettatore: la scarsa chiarezza di alcune dinamiche, un finale tanto poetico quanto incomprensibile e una parte centrale troppo lunga e “melmosa” non permettono al film di esprimere tutto il suo potenziale. Un film che allo stesso tempo gode però di un’ottima regia, di interpretazioni di livello e di una splendida fotografia in B/N.

Sicuramente parliamo di un’opera divisiva, di quelle che ami o odi, ma che oggettivamente presenta dei limiti.

L’auspicio è però quello che Kröger possa riprovarci in futuro, in quanto è evidente come goda di una visione molto interessante che se ben incanalata potrebbe veramente regalare delle piccole perle cinematografiche.

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazione
Emozioni

SOMMARIO

Die Theorie Von Allem è una sorta di esperimento, un film che ricalca alcune tematiche rese attuali dai film e dalle serie di grande distribuzione, ma con una patina da film d'autore che ricorda grandi opere del passato. Un esperimento però che non convince fino in fondo a causa di una sceneggiatura intricata che non si districa mai del tutto, finendo per confondere lo spettatore più che ammaliarlo.
Laura Maddalozzo
Laura Maddalozzo
Datemi uno schermo e dei popcorn e sono la persona più felice del mondo. Il mio habitat cinematografico? Un’apocalisse zombie o ovunque ci sia un’atmosfera horror

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