Ritratti d'autoreDavid Cronenberg: il corpo non mente

David Cronenberg: il corpo non mente

Ridurre David Cronenberg al body horror è probabilmente il modo più semplice per descrivere il cinema del regista canadese. Ed è anche quello più limitante. Nei suoi film la carne si apre, si ammala, desidera e si fonde con la tecnologia. Eppure la mutazione non è quasi mai il punto di arrivo. È un linguaggio.

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Nel corso di oltre cinquant’anni di carriera, Cronenberg ha trasformato il corpo nel luogo in cui emerge ciò che i suoi personaggi non riescono più a contenere. Desiderio, paura, malattia, violenza e identità finiscono così per assumere una forma fisica.

Da Videodrome a Crash, fino ad A History of Violence, cambia il modo in cui questa ossessione viene rappresentata. Non cambia, invece, la sua centralità. La mente può costruire identità, reprimere desideri e nascondere il passato. Il corpo, prima o poi, rivela tutto.

David Cronenberg

David Cronenberg: la nuova carne di Videodrome

n Videodrome questa idea assume una delle sue forme più radicali. Max Renn, interpretato da James Woods, entra in contatto con un’immagine che smette progressivamente di essere soltanto tale. Lo schermo pulsa, respira e diventa materia. Nel frattempo, anche il corpo di Max comincia a trasformarsi.

La tecnologia non invade semplicemente l’essere umano dall’esterno. Diventa parte della sua anatomia.

È uno dei passaggi fondamentali nel cinema di David Cronenberg. Le trasformazioni fisiche non sembrano elementi estranei ai personaggi. Al contrario, rendono visibile qualcosa che era già presente dentro di loro.

In Videodrome scompare così il confine tra immagine e spettatore. Guardare significa essere modificati da ciò che si guarda.

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A distanza di oltre quarant’anni, questa intuizione conserva una forza impressionante. Cronenberg immaginava un rapporto con le immagini nel quale il mezzo avrebbe finito per trasformare anche chi lo utilizzava.

La mosca e la perdita del proprio corpo

Tre anni dopo, La mosca porta il discorso verso qualcosa di più intimo. Seth Brundle, interpretato da Jeff Goldblum, non diventa semplicemente un mostro. Assiste alla progressiva perdita del proprio corpo.

All’inizio la trasformazione sembra persino un miglioramento. Seth diventa più forte, energico e sicuro. Soltanto dopo comprende che quella nuova vitalità rappresenta l’inizio della sua distruzione.

È qui che La mosca supera il semplice body horror.

Cronenberg mostra il deterioramento fisico con una brutalità estrema. Dietro quella carne che cambia rimane però qualcosa di profondamente umano. C’è la paura della malattia, dell’invecchiamento e della perdita di controllo.

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Il corpo che permette a Seth di esistere diventa improvvisamente qualcosa che non riconosce più. La trasformazione fisica coincide quindi con una progressiva perdita dell’identità.

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David Cronenberg: desiderio e trasformazione in Crash

Con Crash il corpo non subisce soltanto la trasformazione. Comincia a desiderarla.

I personaggi interpretati da James Spader, Holly Hunter ed Elias Koteas costruiscono la propria sessualità attorno agli incidenti automobilistici. Cicatrici, ferite, metallo e carne entrano nello stesso immaginario erotico.

È facile fermarsi alla provocazione. Tuttavia, dietro le immagini più estreme emerge una domanda più interessante: cosa succede quando il corpo naturale non basta più?

In Crash tecnologia e carne non sono più due elementi contrapposti. L’automobile modifica il corpo e il corpo attribuisce a quella modificazione un nuovo significato.

La mutazione, quindi, non coincide necessariamente con una degenerazione. Può diventare desiderio. Può persino rappresentare la ricerca di una nuova possibilità di esistenza.

Viggo Mortensen: il corpo di Cronenberg

Poi qualcosa cambia. Le mutazioni più evidenti quasi scompaiono, ma il corpo rimane.

Se esiste un attore capace di rappresentare questa trasformazione nel cinema di David Cronenberg, è Viggo Mortensen. La loro collaborazione comincia con A History of Violence nel 2005. Proseguirà con La promessa dell’assassino, A Dangerous Method e Crimes of the Future.

In A History of Violence, Mortensen interpreta Tom Stall, un uomo apparentemente ordinario che ha costruito una nuova identità. Quando il passato ritorna, però, è il suo corpo a tradirlo.

Tom può cambiare nome, famiglia e vita. Continua però a sapere perfettamente come uccidere.

La violenza diventa memoria fisica. Il corpo conserva ciò che l’identità costruita dal personaggio cerca disperatamente di cancellare.

Cronenberg sembra aver abbandonato il body horror. In realtà, ha semplicemente smesso di aver bisogno della mutazione per raccontarlo.

David Cronenberg

David Cronenberg e La promessa dell’assassino

Due anni dopo, La promessa dell’assassino rende questa intuizione ancora più evidente. Nikolai Luzhin è costruito attraverso identità sovrapposte, silenzi e menzogne. Questa volta, però, il corpo di Viggo Mortensen diventa letteralmente un documento.

I tatuaggi raccontano appartenenza, gerarchie e passato. Non sono semplici elementi estetici. La ricerca condotta dall’attore sulla simbologia criminale russa contribuì anche allo sviluppo di questo elemento del film.

Poi arriva la sauna.

Mortensen combatte completamente nudo contro due uomini armati. Non rimangono vestiti, protezioni o elementi dietro cui Nikolai possa nascondersi. Rimane soltanto un corpo esposto alla violenza.

È forse una delle immagini che sintetizzano meglio il rapporto tra David Cronenberg e il suo attore. Non serve deformare la carne. Basta mostrarne la vulnerabilità.

Crimes of the Future: il corpo diventa arte

Quando Cronenberg e Mortensen tornano a lavorare insieme in Crimes of the Future, nel 2022, la carne torna esplicitamente al centro dell’immagine.

Saul Tenser vive in un mondo nel quale il corpo umano sta sviluppando nuovi organi. Insieme a Caprice, interpretata da Léa Seydoux, trasforma la loro rimozione chirurgica in performance pubbliche.

Dopo decenni di cinema, però, la mutazione sembra assumere un significato differente.

Il corpo non cambia necessariamente perché qualcosa è andato storto. Cambia perché sta cercando di adattarsi.

È una distinzione fondamentale. Quello che consideriamo mostruoso potrebbe essere semplicemente qualcosa che non siamo ancora capaci di comprendere.

In questo senso, il ritorno di Mortensen sembra quasi chiudere un cerchio. Prima il suo corpo nascondeva un’identità. Poi la raccontava attraverso tatuaggi, gesti e violenza.

Adesso è diventato esso stesso l’opera.

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David Cronenberg: il corpo non mente

Il cinema di David Cronenberg osserva il corpo umano da più di cinquant’anni senza considerarlo una forma stabile.

Lo ha contaminato con la tecnologia. Lo ha fatto deteriorare, desiderare, combattere e trasformarsi. Soprattutto, lo ha utilizzato per rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto.

Per questo il body horror non basta a definirlo.

In Cronenberg la carne non è soltanto il luogo dell’orrore. È memoria, sessualità, identità e possibilità di evoluzione. Persino quando le mutazioni scompaiono, il corpo continua a essere al centro dell’inquadratura.

Possiamo cambiare nome come Tom Stall. Possiamo costruire un’identità come Nikolai. Possiamo credere di controllare la tecnologia come Max Renn o il nostro organismo come Seth Brundle.

Prima o poi, però, qualcosa emerge.

Una cicatrice. Un gesto. Una malattia. Un desiderio. Una mutazione.

Ed è in quel momento che Cronenberg sembra ricordarci una delle idee più semplici e inquietanti del suo cinema.

La mente può mentire.

Il corpo no.

Stefano Scozzari
Stefano Scozzari
Vivo il cinema sia sul set che attraverso la scrittura. Mi interessano le storie, gli autori e ciò che si nasconde dietro un’immagine. Amo i film che continuano a lavorarti dentro anche dopo i titoli di coda. È da lì che nasce la mia voglia di scrivere di cinema e di comprenderlo sempre un po’ di più.

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