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Cottontail: l’opera prima di Patrick Dickinson

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Cottontail: rincorrere un coniglio insieme ai propri genitori, magari senza prenderlo, magari tutto il giorno, magari sperando che non si faccia acchiappare mai, così che quel momento di piccola disarmante felicità possa prolungarsi più di quanto si riesca ad immaginare.

Una famiglia è fatta di questo, piccoli stralci di grazia che legano al tempo e nel tempo, corpi e spiriti oltre la parola, oltre i destini ed i ragionamenti.

Premio Miglior Opera Prima alla 18a Festa del Cinema di Roma

Il regista Patrick Dickinson presenta il suo film d’esordio, Cottontail, in concorso nella sezione progressive della scorsa Festa del Cinema di Roma e vince il premio alla miglior opera prima.

Il suo lavoro ci porta in punta di piedi con gentilezza, amore e pochi dettagli essenziali e strazianti in un dramma familiare, fatto di distanze, affetti interdetti, cura reciproca non dichiarata e malattia, riuscendo in modo non retorico a disegnare le dinamiche non lineari di sentimenti e caratteri conflittuali, introversi, non sempre capaci di tradurre efficacemente i propri impulsi verso gli altri.

Cottontail

Cottontail – Trama

Kenzaburo (Lily Franky) all’indomani della morte prematura della moglie Akiko (Tae Kimura), affetta da grave e precoce demenza senile, scopre che la donna in una lettera preparata tempo prima aveva espresso il desiderio che le sue ceneri fossero sparse tra le acque di un suggestivo lago inglese dove si era recata in gioventù.

Akiko vorrebbe che l’operazione venisse condotta da tutta la famiglia, che non ha potuto prendere parte a questa esperienza insieme, finchè lei era autonoma. La donna infatti ha sempre messo al primo posto il benessere del suo nucleo familiare, composto da lei, il marito e il figlio Toshio (Ryo Nishikido), con la moglie e la nipotina.

Inizia questo viaggio di perfezionamento di una morte e di una famiglia, nella campagna inglese verdissima, a tratti ostile, a tratti sbalorditiva, tra distacchi e ricongiungimenti, alla ricerca di una crepa di luce tra i silenzi di dolore e di un posto sicuro dove riporre questo lutto.

Cottontail

Cottontail – Recensione

Al tentativo complesso di ricostruire un difficile equilibrio dopo la sofferenza dovuta ad una grave perdita, capita contribuiscano sempre degli inciampi. In Cottontail questi sono rappresentati dagli ostacoli che la trasferta inglese comporta per Kenzaburo ed i suoi, i momenti in cui l’anziano si sente un peso per il figlio, e prende iniziative poco sicure, oppure le ore in cui si perde tra le miglia alberate dei boschi, solo con i suoi sensi di colpa e la piccola borsa con i resti della moglie.

Ricostruzione di un equilibrio perduto a causa di un lutto

Inciampi sono anche i singoli particolari di una situazione che sbloccano ricordi dalla vita passata accanto ad un amore grande ed ammalato, un amore che sapeva trovare le parole giuste per comunicare con tutti, dal marito al figlio, legando agevolmente indoli diverse, con il medesimo affetto.

Kenzaburo chiuso nel suo mondo di scrittore mai completamente riuscito, insegnante di inglese per necessità, Toshio preso dalla  famiglia e dai contratti nuovi tramite cui far carriera nel suo esigente lavoro.

Cottontail

Ora che il collante di tutti è svanito, come diventa possibile mantenere i contatti in modo che non si deteriorino? Dove andrà quell’anziano padre che ha visto spegnersi la moglie tra le mani, senza riuscire ad evitarle l’estremo dolore, come pure le aveva promesso, quell’uomo che rimaneva assorto a guardare gli spazi, troppo spesso con una birra in mano e che ora pare così lontano ed inavvicinabile?

La casa di Toshio è piccola: dove potrebbe essere ospitato Kenzaburo? Lo vorrà con sé quel giovane uomo che è ora suo figlio?

La perdita del collante familiare, lo sforzo per recuperarlo

Tante sono le sfumature che Cottontail delinea in questa dolceamara elaborazione di lutto importante, definitiva: non spiega e non racconta,bensì tratteggia in modo impressionistico il proprio habitat, regalando il ritratto di una famiglia intimamente unita, protettiva verso se stessa, schiantata dallo spegnimento della sua luce principale, la madre, la moglie, la donna, la nutrice dell’amore.

Cottontail

Come la memoria di sé e del proprio corpo regredisce fino a sparire, così il disorientamento generale e le distanze personali si accavallano, aumentano fino a perdersi di vista generando momenti di solitudine dolorosa.

Cottontail lascia affiorare questa sofferenza, le porta in giro e gli restituisce un luogo in cui restare senza fare più così tanto male.

Disorientamento psicofisico e memoria che riaffiora

Il film riduce la parola ai minimi termini, insiste sui primi piani e sulle vedute panoramiche, che dovrebbero evocare una pace cui è difficile arrivare, mescola musicalità differenti intrecciando lingue opposte, giapponese ed inglese, attraversa spazi, ambienti, culture, differenti con il tatto del rispetto e l’odore del ricordo.

Cottontail – Cast

Semplici ed efficaci le interpretazioni degli attori, che basculano tra il lasciarsi andare alle emozioni più profonde ispirate naturalmente dalle circostanze e il trattenere dentro sé un’emotività altrimenti dirompente, inarginabile.

Lily Franky si distingue per il suo sguardo isolato ed isolante, perso in un altrove di dolore apatico e di nostalgia toccante.

Cottontail è opera leggera con peso specifico grave, ontologicamente onesta, lontana dall’artefazione e dallo stratagemma, che brilla di compostezza e decoro, come si addice a certe tematiche su cui spesso sembra di avere già detto tutti, tutto, ma, in fondo, nel profondo, non è mai veramente così.

Cottontail – Trailer

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Kenzaburo da poco rimasto vedovo deve spargere le ceneri della moglie, morta di precoce demenza senile, in un lago inglese che non conosce, come la donna voleva. Il figlio e la famiglia di lui lo accompagnano. Viaggio difficile, struggente e delicato per la ricomposizione di un lutto e di una famiglia; ritratto in sordina tra silenzi, distacchi, nature differenti e linguaggi stranieri, di un dolore familiare comune e personale. Toccante, semplice, ottimamente recitato.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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