Recensioni FilmCaddo Lake - I viaggi nel tempo nelle paludi della Florida

Caddo Lake – I viaggi nel tempo nelle paludi della Florida

Caddo Lake è un film del 2024 diretto da Celine Held e Logan George, prodotto da M. Night Shyamalan, di cui si percepisce certa estetica sospesa, il gusto di genere per il plot twist, la familiarità dei volti protagonisti prescelti e la confidenza con cui il paranormale entra a sconvolgere e disvelare i nodi delle storie.

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Caddo Lake – Trama

A Caddo Lake, un enclave di lago e palude in quel della Florida, succedono cose strane. Paris (Dylan O’Brien) lavora come operaio tra fango, tubi da dragare e futura diga da metter su nella zona, ma fatica a dimenticare l’incidente in cui morì la madre che guidava la loro auto. Il padre lo segue, la ex-ragazza si riavvicina a lui, ma il suo demone lo costringe ad inseguire quel dramma: forse la madre soffriva di qualche patologia particolare, forse Caddo Lake c’entra col malore fatale.

Ellie (Eliza Scanlen) non riesce a trovare un equilibrio con la madre verso cui prova rancore per aver dimenticato suo padre, disperso anni prima, ed essersi ricostruita una nuova famiglia, con un altro uomo da cui ha avuto la piccola Anna (Caroline Falk), sua sorellastra: un nuovo nucleo rispetto alla quale la ragazza si sente estranea. Una sera, a seguito dell’ ennesima discussione, Ellie lascia la casa della madre; la vorrebbe seguire a ruota, come sempre, la piccola Anna, che, nonostante i dissidi con la madre, è molto legata alla sorellastra, la cerca sempre e ha confidenza con lei, ma viene fermata, tra le lacrime, dal padre. La mattina seguente la piccola Anna è scomparsa.

Nell’angoscia generale iniziano le ricerche che si muovono attorno alle torbide acque ipnotiche delle paludi di Caddo Lake. Tra acque basse, apparizioni di lupi, premonizioni e soprattutto viaggi nel tempo a rivelare inaspettate linee familiari, i due protagonisti Paris ed Ellie, ognuno nella sua dimensione, otterranno ciò di cui hanno bisogno, mettendo un punto alle rispettive mancanze, seppellendo definitivamente i propri demoni.

Caddo Lake – Recensione

Caddo Lake è un un mistery-thriller, un film d’ambiente, che gioca sulla sensazione fisica del luogo in cui è girato e sulla sua suggestione di luci e ombre, che contribuisce a rarefare l’atmosfera, cristallizzandola, come il fango che ristagna nella palude.

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Ispirazioni e citazioni, più rimandi all’estetica del produttore Shyamalan

Naviga tra le orme di un Mystic River e di un Twin Peaks stringatissimo, per citare capisaldi che evidentemente lo hanno ispirato, o, come è stato fatto notare, richiama la ben più complessa serie Dark, eppure Caddo Lake si lancia in un’operazione sci-fi di elaborazione di un lutto da una parte e di digestione di un’età adulta dall’altra.

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Paris ha un destino segnato, una ferita da colmare cui sente di appartenere in modo più disperato del normale. Non può abbandonare quelle paludi oscure e paurose, perché il suo riscatto è là, tra melma, udito che scompare, mani che tremano all’improvviso, maree non sotto controllo e viaggi temporali, che lo chiamano ad una missione.

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Ellie deve vincere il suo disincanto, la rassegnazione a non essere voluta, a non avere chiaro dove sia stato l’amore per lei, e viaggerà tra i fusti viscidi del lago per attraversare le scene di quando, pur non potendo lei capire, la verità sulle sue più grandi domande prendeva forma.

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Non si conosce la verità perchè è sempre contenuta da dimensioni temporali differenti

Nessuno conosce la verità nella sua pienezza, la verità dei fatti, soprattutto dei fatti tragici: i sensi si fiaccano, la percezione specifica vacilla, la mente tende a confondersi, scappa dalla realtà, la rimuove, la dimentica, la supera. Ma una parte del cervello resta collegata, così come una parte di tempo contiene le risposte che non si sono potute avere o dare. Barattare la propria vita per quelle risposte può concedere la pace ed un senso del proprio stare al mondo che determinati drammi mettono a dura prova.

Qui entra in gioco l’elemento sovrannaturale, che guida senza guidare, ostacola e scombina le carte, per efficientare, però, il viaggio dei due protagonisti. Doppia linea temporale, doppi viaggi nel tempo, quasi nessuna regola a definirli, compaiono e appaiono perché ne si ha bisogno, un limite per i nasi più abituati alla fantascienza, un dettaglio gestibile per il pubblico più comune, Caddo Lake mantiene una narrazione tesa ed enigmatica, che può scoraggiare in determinati punti, ma è sempre meno drammatica del previsto, verosimile tenerla sotto controllo.

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L’elemento sovrannaturale e i viaggi temporali

Al di là di questa fascinazione il film però resta un esercizio di genere, a costruire un intrigante, non sempre a fuoco, escamotage, che ha l’unico obiettivo di spegnere le fiamme oscure che agitano gli animi di Paris e Ellie. Il pubblico sobbalza per dei ritorni di anime da una generazione all’altra che poco rendono giustizia alla premessa iniziale reale per cui sparisce una figlia e non si trova rimedio ne spiegazione.

Quella figlia è uno strumento, una funzione né più né meno, non c’è da aspettarsi consolazione, scioglimento o una lapide sui cui piangerla, è una parentesi grazie a cui Paris ed Ellie hanno trovato la via per riprendere in mano le proprie vite, pagando il conto al passato e garantendo a sé e ad altri il futuro.

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Il finale collassa sul risultato dimenticando la realtà della premessa

Il finale perciò cade come un’ascia risolutiva, concentrandosi affrettatamente sul risultato ottenuto e non sull’origine di quel risultato: la piccola Anna è una sorta di vittima sacrificale di una maturazione dolorosa, ma necessaria, che altrimenti, per la finitezza del terrestre, non avrebbe saputo come vedere la luce.

Dunque una sceneggiatura ad uso e consumo di una tesi, non sempre ferrata, che tiene il nervo, ma si scioglie in modo poco concreto e più cerebrale. La fotografia incanta con passaggi da albe a tramonti a notti di tempi variabili, incognite croniche e spiazzanti: Caddo Lake è una cornice pericolosa e magnetica propria di qualunque limbo extra-terrestre.

Caddo Lake – Cast

La recitazione è ben tenuta e dimostra un calibro studiato tra dolore esposto e ferita interiore, in un bilanciamento sorvegliato tra quanto fare vedere e quanto tenere per sé. Non si grida all’ufo, alla morte, alle streghe, ma si interiorizza una situazione geografica che sembra naturalmente rispondere ad un colore e ad una pressione opaca interna ai protagonisti.

Paris con il volto ferito e oscurato di O’ Brian, si fa guardare, mantiene ottima presenza scenica e sembra, meritoriamente, non scordare mail il peso da cui proviene. Ellie ha il viso semplice e pulito della Scanlen, spesso ripresa in espressione interdetta di ascolto, quasi fosse ancora non grande a sufficienza per farsi bastare l’enormità sostenuta dal suo viaggio.

Caddo Lake è un tentativo che meritava o più riflessione in sede di scrittura, o poi carattere eversivo per avere una sufficienza soddisfatta nella sua complessità. Ciò nulla toglie al suo fondamentale pregio: mantenere intatto un fascino tecnico ed ambientale inscalfibile, che da solo costruisce oltre il cinquanta per cento dell’appeal dell’opera.

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Si lotta tra acque basse, sabbie insidiose, visuali non chiare, alberi piangenti e melme non identificabili, non per ritrovare chi si ama, ma per seppellirlo in modo giusto. Anche se il senso di questo viaggio di tormento lo si metabolizza solo una volta terminato, come tutte le più importanti cose. 

Caddo Lake – Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Caddo Lake è un groviglio di paludi: ci vive Paris che non riesce a perdonarsi l'incidente stradale in cui morì sua madre; ed Ellie, che pensa al padre scomparso e non accetta la nuova famiglia della madre. Le cose cambiano quando Anna, la sorellastra legatissima ad Ellie sparisce. I tentativi di ricerca porteranno Paris ed Ellie ad entrare in altre dimensioni temporali che quel luogo evoca misteriosamente scoprendo segreti familiari che mai sarebbero stati altrimenti raggiunti. Tra thriller e mistery, una storia poco storia e molto escamotage per praticare un po' di fantascienza spicciola. Viaggi nel tempo per elaborare lutti e digerire difficili età adulte.
Pyndaro
Pyndaro
Cosa so fare: osservare, immaginare, collegare, girare l’angolo  Cosa non so fare: smettere di scrivere  Cosa mangio: interpunzioni e tutta l’arte in genere  Cosa amo: i quadri che non cerchiano, e viceversa.  Cosa penso: il cinema gioca con le immagini; io con le parole. Dovevamo incontrarci prima o poi.

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