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Brooklyn Nine-Nine – la recensione

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Brooklyn Nine-Nine è stata una delle serie recenti più apprezzate dal pubblico. La sitcom si compone di otto stagioni, le prime cinque prodotte da Fox e le restanti tre da NBC. Nel cast della serie troviamo: Andy Samberg, Andre Braugher, Melissa Fumero, Terry Crews, Joe Lo Truglio, Stephanie Beatriz. Ha fatto parte della serie per quasi sei stagioni anche Chelsea Peretti, oltre a Joel McKinnon Miller e Dirk Blocker. Brooklyn Nine-Nine nasce dalle penne di Dan Goor e Michael Schur, creatore di The Good Place e sceneggiatore di alcuni episodi di The Office. La serie è attualmente disponibile in Italia su Netflix.

Brooklyn Nine-Nine

Brooklyn Nine-Nine: la trama

Brooklyn Nine-Nine segue le avventure di un gruppo di poliziotti dell’omonimo distretto di New York. Al centro della storia c’è Jake Peralta (Samberg) talentuoso ma immaturo detective. Le abitudini del giovane poliziotto cambieranno quando a dirigere il distretto arriverà il capitano Raymond Holt (Braugher). Fanno parte del Novantanovesimo anche il Sergente Terry Jeffords (Crews) imponente nella sua fisicità e diventato molto apprensivo da quando è diventato padre. Charles Boyle (Lo Truglio) è il migliore amico di Jake, detective sfortunato ma molto leale e tenace. Rosa Diaz (Beatriz) è – o appare – come la più dura del distretto, dai modi risoluti e facile all’ira. Amy Santiago (Fumero) è una detective ligia al regolamento ma coinvolta da Jake in una scommessa sul numero degli arresti in un anno. Ma in Brooklyn Nine-Nine c’è anche spazio per Gina Linetti (Peretti) eccentrica segretaria del distretto.

Nel corso della serie seguiamo le avventure, spesso assurde, del gruppo che compone il distretto. La storyline principale vede l’evolversi del rapporto tra i personaggi di Brooklyn Nine-Nine e le loro vicissitudini. Nelle stagioni succede per esempio che Holt e Peralta sono costretti a entrare a far parte del programma di protezione testimoni per aver sgominato una gang mafiosa, sempre con risvolti molto comici. Le puntate sono spesso autoconclusive e i cicli narrativi piuttosto brevi. Ci sono solo alcuni personaggi secondari che riappaiono in Brooklyn Nine-Nine, come Il Bandito delle Pontiac (Craig Robinson) e la vicecapo Wuntch (Kyra Sedgwick).

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Brooklyn Nine-Nine

Brooklyn Nine-Nine: l’arte di saper far ridere

La produzione di serie e sitcom nel corso del tempo si è fatta fluviale. È difficile tenere a mente la quantità di nuove realizzazioni negli ultimi anni. A questa quantità sempre maggiore, tuttavia, non si lega sempre (anzi) la qualità. Brooklyn Nine-Nine tra le serie recenti (l’ultima stagione è del 2021) è una di quelle che si distingue proprio in questo. In un certo senso la sitcom è già entrata nell’immaginario collettivo. Merito ascrivibile tanto alla qualità della scrittura quanto alle interpretazioni dei personaggi. Le “cold open” sono diventate un marchio di fabbrica. Queste scene che precedono i titoli di testa, infatti, meriterebbero quasi un discorso a parte per la bellezza.  

Brooklyn Nine-Nine nella costruzione delle puntate si affida molto alle capacità degli interpreti. I creatori e gli attori hanno spesso raccontato della libertà di improvvisazione sul set, di modo da rendere le scene comiche ma comunque credibili. La libertà degli interpreti è stata quindi centrale nella riuscita della serie, come la grande intesa sviluppatasi tra di loro. Nella propria coralità il cast è riuscito a sviluppare un alchimia perfetta, in grado di esaltare le caratteristiche di ognuno. Un capitolo a parte è rappresentato dai dialoghi tra Jake e il Capitano, così diametralmente opposti nei caratteri da funzionare alla perfezione assieme.

Si può dire tutto se si sa come dirlo

Tra gli aspetti più importanti di Brooklyn Nine-Nine c’è la capacità di analizzare la società, anche nelle sue storture. Un’analisi che avviene, ovviamente, all’insegna della comicità, mai volgare, mai eccessiva. Questa serie dimostra che si può parlare di tutto e scherzare su tutto se si trova la chiave giusta per farlo. Nel corso delle stagioni emergono temi importanti: il razzismo, le molestie, la violenza della Polizia. Tutti temi che vengono trattati con estrema sensibilità, senza rinunciare all’ironia. La capacità di cambiare registro è un altro grande merito, soprattutto degli interpreti. Per capire di cosa si parla: c’è un episodio, il sedicesimo della quarta stagione, che affronta con delicatezza ma senza sconti il tema del razzismo. La realtà non può non irrompere nella serie e Brooklyn Nine-Nine la lascia entrare.

L’ultima stagione parte con un addio importante al distretto, motivato con un episodio reale di violenza poliziesca avvenuta negli USA. È difficile trovare una serie che sappia destreggiarsi tra questi argomenti senza eccessi retorici, Brooklyn Nine-Nine lo fa. In questo suo equilibrio tra il reale e l’assurdo e nella comicità che veicola argomenti, la serie sembra possedere una sua specificità, quasi irripetibile. Né i creatori né gli attori hanno fatto mistero di non aver potuto ignorare gli impulsi che venivano dal mondo fuori. Senza eccedere in formule patetiche e documentaristiche, si può raccontare tutto anche in una serie comica. La serie riesce a sfruttare a pieno il talento di tutti, non solo di Samberg (bravissimo in Palm Springs) o del compianto Andre Braugher. Come ogni sitcom di successo che si rispetti, l’ultimo episodio è alla commozione, di chi recita ma anche di chi guarda.

Brooklyn Nine-Nine

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Brooklyn Nine-Nine è destinata a diventare un caposaldo della comicità. Una serie che è già entrata nell'immaginario collettivo, per restarci.

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