In questo articolo ci chiedevamo come sarebbero stati i David di Donatello quest’anno, a fronte di una rosa di nomination che testimoniava un momento di salute e varietà per il cinema italiano. Qualche giorno fa si è tenuta la premiazione e finalmente possiamo tirare le somme di quella che è la situazione attuale del premio assegnato ogni anno dall’Accademia del Cinema Italiano. Si è trattata di una cerimonia più sobria rispetto a quella degli Oscar e che senz’altro ha regalato meno sorprese sul fronte dei premi, nonostante non siano mancate delle vincite inaspettate.
Come era prevedibile ad aggiudicarsi il premio al Miglior film è stato È stata la mano di Dio, così come la Miglior regia è andata a Paolo Sorrentino. Era un risultato prevedibile, nonostante fino all’ultimo la porta fosse aperta ad una sorpresa e ad una possibile vittoria di Ennio di Giuseppe Tornatore, che già si era portato a casa la statuetta per il Miglior documentario, pur avendo come sfidanti Marx può aspettare di Marco Bellocchio e anche Atlantide di Yuri Ancarani.

Un’altra conferma è arrivata per quanto riguarda il numero di statuette assegnate. Così come È stata la mano di Dio e Freaks Out erano i due film con il maggior numero di nomination, allo stesso modo sono i due film che hanno ottenuto più vittorie. Al primo posto per numero di David vinti è Freaks Out, che oltre ai premi tecnici si è aggiudicato anche il premio al Miglior produttore.
La vera sorpresa però è stata l’assegnazione del David alla Miglior attrice protagonista a Swami Rotolo, protagonista di A Chiara di Jonas Carpignano. A concorrere in tale categoria c’era anche Miriam Leone, per il ruolo di Eva Kant in Diabolik, data da molti come favorita per la vittoria. Swami Rotolo, di diciassette anni, è la più giovane attrice a vincere un David di Donatello. Con questa vittoria l’Accademia, oltre a premiare l’ottima interpretazione della protagonista, si riappropria del cinema di impegno sociale, ma allo stesso tempo si rivela in grado di supportare il nuovo cinema italiano. Jonas Carpignano, che già aveva vinto il David al Miglior regista con A Ciambra è uno dei nuovi autori con la poetica più personale e interessante.
In generale, infatti, quest’anno i David hanno visto una valorizzazione del cinema più innovativo, guardando meno alla tradizione e più alla contemporaneità. Un esempio di questo è il premio al Miglior esordio, andato a Piccolo corpo di Laura Samani. In competizione c’era anche Il cattivo poeta, film sugli ultimi anni di D’Annunzio, interpretato da Sergio Castellitto, senz’altro un buon film, ma sicuramente più vicino alla tradizione rispetto al film di Samani.

Delude però che America latina non abbia vinto nulla, nonostante fosse candidato in tre categorie in cui avrebbe meritato assolutamente una vittoria. La fotografia di Paolo Carnera non ha fatto breccia nell’Accademia: dispiace, perché questo direttore della fotografia avrebbe meritato di vincere la sua prima statuetta. Al momento Carnera è al lavoro su Io capitano di Matteo Garrone e chissà che, vista la cura che ha Garrone per l’immagine, non sarà quella la volta in cui Carnera stringerà tra le mani il David.
Ma soprattutto dispiace per Elio Germano, straordinario nel ruolo del protagonista. Al suo posto ha vinto Silvio Orlando per Ariaferma, premio ugualmente meritato, dal momento che Orlando ha offerto un’interpretazione convincente e si è calato totalmente in un personaggio molto diverso dal suo solito, una figura misteriosa, oscura e per certi versi inquietante.

L’impressione è quella di un’edizione dei David di Donatello in cui nessun film ha prevalso sull’altro. Il vecchio e il nuovo hanno condiviso le vittorie, rivelando quello che è il volto di oggi del cinema italiano.
Un ultimo dato interessante è la vittoria del Premio del pubblico da parte dei Me Contro Te, coppia di youtuber italiani che si è ritrovata a vincere questo premio perché il loro film Il mistero della scuola incantata ha staccato più biglietti nell’ultimo anno. È un dato che meriterebbe di essere analizzato, per capirne le ragioni e le implicazioni; al di là della qualità del film, quel che è interessante è vedere un’Accademia del Cinema Italiano che si dimostra realmente al passo coi tempi, accettando sul proprio palco una coppia proveniente non dal cinema ma dal web. La rinascita del cinema italiano, di cui si parla ormai da alcuni anni, può darsi anche e soprattutto cominciando a pensare a un cinema che non sia più relegato solo alla sala, ma possa arrivare a dialogare con altri media e in particolare con il web.
